Sull’Atalanta Agnelli non ha ragione: il calcio non è calcolo

C’è differenza tra le celebri parole di Claudio Lotito su Carpi e Frosinone di quasi cinque anni fa e quelle di oggi di Andrea Agnelli sulla convenienza legata alla presenza dell’Atalanta in Champions League? Sicuramente (una era una conversazione privata, l’altra una dichiarazione pubblica) ma entrambe sono legate da uno stesso principio: la crescita dell’industria calcio ha la priorità sulla favola sportiva. Tuttavia le posizioni sul futuro del calcio europeo dei due presidenti sono radicalmente diverse e alla base delle dichiarazioni del patron della Juventus c’è il sogno della Superlega:Ho grande rispetto per quello che sta facendo l’Atalanta, ma senza storia internazionale e con una grande prestazione sportiva ha avuto accesso diretto alla massima competizione europea per club – ha spiegato Agnelli tornando alla carica – È giusto o no? Poi penso alla Roma, che ha contribuito negli ultimi anni a mantenere il ranking dell’Italia, ha avuto una brutta stagione ed è fuori, con quello che ne consegue a livello economico. Bisogna anche proteggere gli investimenti e i costi“.

Forse c’è un non detto importante in una parte delle dichiarazioni di Agnelli a Londra: “Si può discutere sul fatto che solo perché sei in un grande paese devi avere accesso automatico alle competizioni“. Qui sembra quasi esserci un riferimento più che alla Roma all’Ajax, costretto a giocare due turni preliminari nonostante la semifinale dell’anno prima a differenza dell’Atalanta, qualificata direttamente in Champions League per merito di un Ranking Uefa per federazioni collezionato da altre squadre italiane. Basta per dare ragione ad Agnelli? No, il calcio non può essere ridotto ad un calcolo dei risultati storici raggiunti da una squadra e soprattutto il peso di un investimento sbagliato non può essere sorretto dall’eredità della tradizione di un club. Insomma, la passione che nutre questo sport non può fare a meno della sana competizione. Alla fine la regola è sempre la stessa: che vinca il migliore, non il più potente. 

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Romano, nato in una calda estate del 1995 mentre la capitale iniziava a scoprire Francesco Totti e Alessandro Nesta. Cresciuto tra la terra e i sassi dei campetti della periferia romana e appassionato di scrittura. Ma tra il pallone e la penna ho scelto un compromesso: scrivere di calcio