Sebastiano Rossi, “l’ascensore umano” del Milan degli Invincibili

Sebastiano Rossi dopo il record del 1994

Ventidue anni, 8057 giorni nel segno di Sebastiano Rossi. Un regno lunghissimo di 929’ minuti di imbattibilità, un record che da questo storico 20 marzo non gli apparterrà più, abdicando in favore di Gianluigi Buffon (a questo link trovare l’articolo sul portiere della Juventus). Estremo difensore in quella che probabilmente resta la miglior retroguardia mai vista nel nostro campionato nella stagione 1993-94, telecomandata da Baresi, affiancato da Maldini, Costacurta, Tassotti (ma anche Galli e un giovane Panucci), “l’ascensore umano” è forse stato troppo spesso relegato frettolosamente e banalmente ad una semplice figura comprimaria in quella stratosferica difesa.

Ma chi era in realtà “Seba” Rossi? Arrivato al Milan nel 1990 e divenuto titolare l’anno dopo con la cessione di Pezzagli, il cesenate blinda la sua porta con grandissima personalità: 197 cm di autorità da far valere in area di rigore, in presa alta e con quel ginocchio sempre sollevato quasi a voler far capire agli attaccanti chi comanda. Seba è un duro, un carattere forte che sicuramente lo ha aiutato nel raggiungere alti probabilmente impensabili, ma anche bassi da non tramandare ai posteri.

Tra i suoi alti, ovviamente quell’annata 1993-94, in cui il Milan degli imbattibili vince sotto la guida di Capello il suo terzo scudetto consecutivo e la Champions League. Nella storia ci entra anche e soprattutto Rossi: dopo la rete subita a San Siro da Villa in un Milan-Cagliari, il numero 1 del Diavolo fa calare la saracinesca per 929 lunghissimi minuti. E non come assoluto spettatore non pagante: se è vero che contro Piacenza, Atalanta e Cremonese sarebbe potuto anche rimanere negli spogliatoi, non altrettanto si può dire delle sfide con Genoa, Lazio e Roma in cui Rossi salva il suo primato con una serie di interventi decisivi. Partita dopo partita il record del suo idolo Zoff prende sempre più consistenza. Sebastiano affermerà di aver speso molto a livello mentale nella settimana precedente al Milan-Foggia che lo avrebbe consegnato alla storia. Finché nel 27 febbraio 1994, San Siro esplode in un fragoroso applauso, Rossi può alzare le braccia al cielo e tirare un sospiro di sollievo. È fatta, e il gol di Kolyvanov poco dopo rende meno amaro il primato interrotto dopo quasi tre mesi di attenzione certosina. Proprio lui, quel Kolyvanov che nel girone di andata aveva stoppato l’imbattibilità di Rossi a 691 minuti, a qualche giro d’orologio dal record di Reginato del Cagliari di 28 anni prima… “Avrei preferito andare avanti ma ancora una volta si è messo di mezzo Kolyvanov. Dedico il primato a mia mamma, alla mia fidanzata e alla curva”, le parole a caldo di Seba, conscio del posto nella storia ormai conquistato.

Ma si sa, basta qualche passo falso per far dimenticare tutto ciò che di buono c’è stato. La carriera nel Milan si chiude in sordina, sprofondando dopo il raptus su Bucchi nel 1999, che costa una lunga squalifica e la conseguente scalata nelle gerarchie di Christian Abbiati, uno dei protagonisti assoluti dello scudetto vinto da Zaccheroni. Seba perde il posto, scala addirittura come terzo portiere dopo l’arrivo di Dida e purtroppo per lui fuori dal campo, dopo il ritiro, non va meglio tra lesioni a pubblico ufficiale e denunce per violenze private.

Alti e bassi di una carriera che soprattutto in campo non ha avuto il giusto riconoscimento. Un personaggio controverso, convocato solamente due volte in nazionale da Sacchi ma mai sceso in campo, eppure importantissimo tassello in quel Milan difensivamente spaventoso. Sbarrare la porta per due volte nella stessa stagione al capocannoniere Signori, inchinandosi solamente ai rigori di Baggio e Zola (solo per citare i più noti), non può essere sminuito guardando ai valori assoluti in campo nella Serie A attuale. Ma si sa, i record sono fatti per essere battuti e l’ascensore umano può star tranquillo (eufemismo per lui…). Il primato è in buone mani: le mani di un Campione del Mondo come Gianluigi Buffon.

“Questi momenti sono belli e vanno goduti, sono contento che il mio record sia passato a lui, che sia rimasto in mani italiane. Tutti i record nascono per essere battuti, queste sono le stesse parole che mi disse Zoff quando me lo consegno’. In questo momento come Gigi non c’e’ nessuno: e’ un ragazzo che merita e ha raggiunto un obiettivo storico. Basta che adesso mi non batta anche gli altri due record che ho…”. Sebastiano Rossi, ai microfoni di Mediaset Premium, ha commentato il nuovo record di Gianluigi Buffon, superando quello suo precedente.

L’autore: /

Classe 1992, studente di Giurisprudenza e diplomato al Conservatorio con il sogno del giornalismo. Amo lo sport a 360°, anche perché il mio paesino da 17.000 abitanti ha cresciuto un calciatore di Serie A e della nazionale come Legrottaglie, una medaglia olimpica di volley come Mastrangelo, e l'ormai certezza della marcia Palmisano. E poi ci sono io, mancato numero 1 Atp, cui rimedio sproloquiando come redattore anche su Tennis World Italia