Mondiali 2018, Griezmann è il tuo capolavoro. Modric come il Var: quasi perfetto

Antoine Griezmann - Foto profilo ufficiale instagram

Non saranno state notti magiche ma questi Mondiali di Russia 2018 qualche emozione l’hanno regalata anche agli italiani. E’ la Francia a trionfare al termine di una finale a senso unico sul piano esclusivamente del risultato. Un 4-2 che permette agli uomini di Deschamps di bissare il successo del 1998 e di stendere una Croazia sfortunata ma comunque reduce da un cammino da applausi. La Francia ha fatto quel che doveva fare, per nulla facile: tradurre sul rettangolo di gioco le differenze di natura tecnica e fisica. Antoine Griezmann è l’anti diarchia CR7-Messi: il francese incanta in finale con un lavoro incredibile sia in fase offensiva che difensiva. Ma quello che sorprende della Francia non è quanto visto ma quello che non c’è stato: Rabiot, Martial, Payet, Lenglet, Lacazette e Benzema sono gli esclusi di lusso dal Mondiale a testimonianza di una profondità di rosa e di una generazione d’oro per la Francia. La Nazionale di Deschamps si scopre letale in ogni reparto, o quasi: Lloris ha preso parte alla ‘Karius Challenge’ nel momento più delicato, quando l’incubo rimonta (Quante ne ha fatte la Croazia in questo Mondiale) sembrava non potersi fare strada a Mosca. Chi era invece convinto che la Croazia fosse limitata a Rakitic e Modric, è stato smentito da Perisic e Mandzukic. Ma il resto dell’11 titolare non è all’altezza dei quattro campioni di Dalic: Rebic? Bravo ma discontinuo. Vida? Bravo, ma spesso si distrae. Subasic? Mondiale quasi perfetto ma gli errori al momento decisivo pesano. Luka Modric conquista il Pallone d’Oro del Mondiale e sogna quello di dicembre: solo Paolo Rossi è riuscito nel bis nel 1982. Il centrocampista croato è stato il migliore dell’intera competizione ma è mancata la sua firma a Mosca, unica pecca di una competizione comunque memorabile. Basterà per il Pallone d’Oro? Non resta che scoprirlo.

Var, che successo – La grande novità del Mondiale funziona, eccome se funziona. “Sta ripulendo il calcio”, ha dichiarato entusiasta il presidente Fifa Infantino, soddisfatto di quello che ormai non è più un esperimento ma una solida certezza. La tecnologia in Russia convince, diverte (Gli addetti al Var vestiti da arbitri in studio hanno strappato più di una risata social) e soprattutto spazza via gli ultimi dubbi legati ai troppi tempi morti. L’analisi Var è veloce, rapida e impeccabile (errori quasi a zero) con grande funzione educativa. Chi simulerebbe infatti in regime di Var? Neymar, ma in Ligue 1 ancora non è arrivata. Chi colpirebbe al volto un calciatore a palla lontana sapendo di poter essere visto da più occhi? Nessuno e infatti il torneo si è distinto per essere il primo con zero cartellini rossi per falli violento. Doveva essere il Mondiale della violenza (Troppa psicosi ultras immotivata alla vigilia) e invece è stato quello della correttezza. L’unica pecca: il dubbio sul vantaggio francese con un fuorigioco sospetto di Pogba non sanzionato dalla tecnologia. In ogni caso il Var funziona, la Uefa prenda esempio. 

Tabù e maledizioni – La storia del calcio ribolle di leggende, miti, tabù e maledizioni. C’è chi li sfata e chi no. Alla seconda categoria appartiene la Germania che, come Italia e Spagna, non riesce a superare la fase a gironi da campione in carica. A fare compagnia alla Nazionale di Loew, c’è Leo Messi. Doveva essere il suo Mondiale, quello dell’esplosione internazionale con la maglia dell’Albiceleste. Ma la pressione ha giocato di nuovo un brutto scherzo al fuoriclasse argentino, eliminato dalla Francia e mai in partita nel primo turno della fase ad eliminazione diretta. Cristiano Ronaldo vince solo parzialmente un confronto che inizia ad apparire per la prima volta negli ultimi dieci fuori moda. CR7 segna tre gol contro la Spagna all’esordio ma conferma la quota zero nella fase ad eliminazione diretta in quello che plausibilmente è il suo ultimo Mondiale. Alti e bassi invece per l’Inghilterra di Southgate che sfata il tabù rigori contro la Colombia salvo poi arrendersi in semifinale contro la Croazia proprio nel momento in cui il coro ‘It’s coming home’ iniziava a farsi più convincente. E quella canzone, simbolo degli Europei 1996, continua a non portare fortuna alla Nazionale dei Tre Leoni. Il primo e ultimo successo risale al 1966 e la colonna sonora era ‘She loves you’ dei Beatles: squadra e musica di altro livello.

Il migliore undici – Ci penserà la Fifa ad ufficializzare la migliore squadra del Mondiale. La versione di Sportface.it premia Inghilterra, Belgio, Croazia, Francia: insomma le semifinaliste, regime della competizione. Non c’è Courtois, Alisson o de Gea che tenga: la sorpresa tra i pali della competizione è quel Pickford sul quale più di un dubbio era stato sollevato dopo un finale di stagione non proprio brillante. L’estremo difensore dell’Everton fa schizzare la sua valutazione e partecipa prepotentemente al valzer dei portieri mai così ampio in tutta Europa. C’è un motivo se il presidente dello Stoccarda valuta il suo gioiello più di 50 milioni: Benjamin Pavard è il terzino migliore dell’intera competizione. E pensare che nel 2016 si trasferì dal Lille per cinque milioni alla retrocessa Stoccarda. Futuro in Italia per Pavard? Difficile. Più probabile per Vrsaliko, altro terzino capace di prendersi gli applausi. L’Inter sogna il suo acquisto nell’ottica di un mercato già faraonico. E al centro della difesa? Varane e Vida sono i probabili favoriti per il riconoscimento nel migliore undici: fiuto del gol, buona tecnica e solidità difensiva sono gli ingredienti per il successo. Ma è il centrocampo il reparto che forse solleva meno dubbi: Kante e Modric sono stati i migliori nel loro ruolo nel corso di questa competizione. Così come in attacco Hazard e Mbappe si preparano ad essere gli oggetti del desiderio delle superpotenze storiche europee mentre Griezmann ha deciso di legarsi, forse a vita, all’Atletico Madrid. E poi c’è Perisic, una delle grandi sorprese della competizione: il suo gol bellissimo non è servito ai fini della vittoria finale ma è decisivo per una valutazione che inizia a toccare vette da sogno.

Cherchesov la sorpresa, Deschamps il pragmatico – La tshirt attillata di Sampaoli o il gilet di Southgate: estremi del look delle panchine che spesso ritrae bene l’atteggiamento in campo dei Ct. E a conquistare tutti gli appassionati alla fine sono stati i baffi del Ct russo Cherchesov, ex portiere dell’Unione Sovietica che tra saluti militari in campo e sorrisi con i calciatori ha saputo rendere fiero il suo popolo. E poi c’è il Mondiale parallelo delle scelte coraggiose: Loew ha escluso Leroy Sane e ha pagato, Deschamps ha fatto fuori Rabiot e Martial ma il successo è arrivato. L’ex allenatore della Juventus ha preso la guida della Nazionale nel 2012, ha superato e reagito alle delusioni del 2014 e 2016. Il suo calcio è pragmatico, equilibrato e con un pizzico di fortuna: in fondo sono gli ingredienti principali per la Coppa del Mondo. Fortuna che è mancata invece a Dalic che costruisce una Croazia solida e determinata con il record di rimonte: l’ultima, quella più importante, non si è concretizzata.

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Romano, nato in una calda estate del 1995 mentre la capitale iniziava a scoprire Francesco Totti e Alessandro Nesta. Cresciuto tra la terra e i sassi dei campetti della periferia romana e appassionato di scrittura. Ma tra il pallone e la penna ho scelto un compromesso: scrivere di calcio