Dal Monumental alla Bombonera: Argentina-Perù è di nuovo decisiva

Leo Messi - Foto Nazionale Calcio CC BY 2.0

Il destino ci riprova: ancora una volta Argentina-Perù diventa crocevia fondamentale per l’approdo ai Mondiali dell’Albiceleste. La Bombonera di Buenos Aires è pronta a trasformarsi in un inferno per aiutare la selezione di Sampaoli a trovare tre punti pesantissimi per mettere al sicuro il quarto posto e non essere costretta allo spareggio (dove arriverebbero comunque con ampi favori del pronostico). Una partita tesissima tra due squadre appaiate in classifica, ma con i peruviani che vantano una migliore differenza reti: inutile aggiungere come ai padroni di casa serva un solo risultato per poter essere artefici del proprio cammino a 180’ dalla fine delle qualificazioni sudamericane a Russia 2018.

Un cammino che Messi e soci stavano per smarrire otto anni fa – era sempre ottobre – quando, stavolta nella tana del River Plate, la Nazionale all’epoca allenata da Diego Armando Maradona sfiorò il baratro con entrambi i piedi prima che “El Barba”, cioè Dio, decise di rivolgere il proprio sguardo verso il Monumental. L’Argentina si giocava tutto in una notte: il quarto posto momentaneo o un’incredibile esclusione dai mondiali in Sudafrica a distanza di 40 anni dall’ultimo precedente nella rassegna messicana. Atmosfera caldissima sugli spalti ed elettricità in campo, a far da contraltare ci pensava la bufera e la pioggia che si era scagliata su Buenos Aires in una notte che – ancora nessuno lo sapeva – rischiava di assumere i connotati del dramma sportivo.

Non lo sapeva di certo Gonzalo Higuain, che al 3’ del secondo tempo aveva portato i suoi in vantaggio. Un gol fondamentale, un risultato che andava difeso e se possibile messo al sicuro. Macchè, con un Leo Messi spettatore non pagante del match e una scarsa applicazione tattica, la Seleccìon soffre per tutto il secondo tempo e al 90’ arriva la beffa più atroce: il peruviano Rengifo, appena entrato per gli assalti finali, inzucca di testa un pallone spiovente e fa 1-1. Cala un irreale silenzio al Monumental, anche perchè il direttore di gara boliviano concede la miseria di due minuti di recupero. Quando sembra tutto finito, e l’Albiceleste “liquidata” nel modo più truce, l’ultimo pallone della partita vaga da una parte all’altra dell’area come una scheggia impazzita, prima di finire, tra mille deviazioni, sui piedi di Martin Palermo, che lo deposita in reta da un metro al 92’. E l’apoteosi: Palermo, bandiera del Boca, segna un gol clamorosamente importante nello stadio dei rivali del River, e il pubblico si scatena in un’ovazione per lui. Diego Armando Maradona è incontenibile, corre verso gli spalti lanciandosi a peso morto su una pozzanghera; dalla tragedia alla commedia in due minuti, il calcio è anche questo.

Il calcio è anche ciclico, e così nella notte italiana tra giovedì e venerdì Argentina e Perù incrociano di nuovo il proprio cammino in un altro dentro fuori, stavolta con entrambe in piena corsa, appaiate a quel quarto posto che vuol dire staccare il biglietto per i Mondiali. Per il Perù sarebbe un sogno: solo quattro finora le partecipazioni alla Coppa del Mondo, miglior risultato – i quarti – nel 1970, ultima edizione nella quale l’Argentina non ha preso parte, guarda caso. Per la Seleccìon la qualificazione è un obbligo categorico e l’AFA sta facendo di tutto per spingere i ragazzi di Sampaoli, visto che si parla di biglietti omaggio alla frangia più calda del tifo del Boca per garantire massimo supporto.

Secondo la federazione peruviana, però, pare che l’AFA stia facendo davvero di tutto: i giocatori della Blanquirroja, infatti, porteranno da casa l’acqua da bere durante la partita, non accettando di servirsi delle forniture che la squadra di casa è in genere tenuta a garantire. Si temono tentativi, peraltro già capitati in passato, di intossicazione. Comunque vada, sarà uno spettacolo incredibile: chi deve vincere per forza contro chi sogna di vincere (e sa che un pareggio non sarebbe neanche male). Argentina-Perù, come otto anni fa, promette emozioni forti.