L’Uruguay sbatte sulla Corea: due pali e poche certezze all’esordio mondiale di Alonso

Luis Suarez - Foto Ailura CC BY-SA 3.0

L’Uruguay rivoluzionato e senza certezze non va oltre lo 0-0 contro la Corea del Sud. Il Mondiale senza Tabarez e con Cavani in panchina offre solo un punto nel girone con Portogallo e Ghana. Suarez vince il ballottaggio col Matador, mentre il punto fermo è Darwin Nunez. L’attaccante del Liverpool resta a secco, ma rimane al primo posto delle gerarchie del debuttante Diego Alonso. Sul fronte opposto tutti gli occhi sono su Son Heung Min, costretto ad indossare una maschera protettiva. Ma anche la stella del Tottenham delude. L’unico a prendersi la scena – non senza qualche sbavature – è Federico Valverde, il volto principale di una nazionale talentuosa ma con poche idee.

Nel primo tempo regna l’equilibrio, ma è la squadra di Alonso quella con più chance pulite, anche se l’occasione più clamorosa ce l’ha Hwang Uijo. L’attaccante al 34′ a due passi dalla porta spara alto sul cross di Kim Moonhwan. Ma tra il 19′ e il 22′ l’Uruguay aveva avuto due palle gol con Valverde (tiro alto da buona posizione) e con Nunez (aggancio sbagliato sul cross di Pellistri). Pochi minuti dopo l’Uruguay si conferma insidiosa, ma con qualche imprecisione di troppo nell’ultimo passaggio. Stavolta, al 27′, è Olivera del Napoli a sbagliare l’assist per Nunez che si fa anticipare dal portiere coreano. Al 43′ altra chance. E stavolta è di un veterano. Contro i pronostici della vigilia, Diego Godin inizia da titolare il suo quarto mondiale e sfiora il gol con un colpo di testa sugli sviluppi di un corner che si stampa sul palo.

Per il primo episodio da moviola bisogna aspettare il secondo tempo. Il 52′ per la precisione: sull’angolo di Son, Bentancur atterra Kim ma l’arbitro fa giocare. Solo una spinta, non c’è chiaro ed evidente errore anche se l’ex Juventus ha rischiato e non poco. Al 64′ è il momento della staffetta. Fuori Suarez, dentro Cavani. Niente convivenza con i tre big dell’attacco. Alonso teme la Corea e fa bene, perché Son e compagni sanno come far male a Rochet. La stanchezza non allunga le due squadre, che restano compatte. Entrambe le selezioni sembrano avere paura a fare la prima mossa. Per la svolta sembra decisiva la giocata individuale. E il giocatore con più personalità in campo prova a prendersi la squadra sulle spalle. All’89’ Valverde dalla distanza fa partire il destro che colpisce il primo palo, quasi all’altezza dell’incrocio. La risposta è dell’altra stella. Son ci prova dalla distanza e il suo tiro sfiora il legno. Regna l’equilibrio, il pareggio nel complesso è giusto, anche se l’Uruguay ha avuto qualche chance pulita in più dei coreani. Come in Sudafrica l’Uruguay parte con un pareggio a reti inviolate. Alonso spera di chiudere al primo posto come nel 2010.

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Romano, nato in una calda estate del 1995 mentre la capitale iniziava a scoprire Francesco Totti e Alessandro Nesta. Cresciuto tra la terra e i sassi dei campetti della periferia romana e appassionato di scrittura. Ma tra il pallone e la penna ho scelto un compromesso: scrivere di calcio