L’Inghilterra non gira ma Foden non vede il campo. Southgate ora affronta le critiche

Phil Foden Phil Foden, Inghilterra - Foto LiveMedia/Luca Rossini

Phil Foden non è né Mazzola né Rivera. Ma da domani in Inghilterra con ogni probabilità si parlerà del suo poco utilizzo con la Nazionale inglese un po’ come sessant’anni fa si parlava della staffetta in azzurro dei due fuoriclasse di Milan e Inter. Perché non entrambi, si diceva (e si dice) in Italia. Perché non il più forte, si chiedono gli inglesi. Il pareggio a reti inviolate ai Mondiali contro gli Stati Uniti permette ai Tre Leoni di difendere il primo posto (4 punti) e le chance di qualificazione, ma aprono per il Ct Gareth Southgate anche un fronte di critiche che riguardano il talento del Manchester City. Già ieri alcuni opinionisti si erano fatti sentire. Gary Neville ha detto alla vigilia che Foden “è il più grande talento inglese e deve giocare”, Ross Barkley in corso su Twitter ha tuonato: “Metti Foden e cambia la gara”. Non è stato della stessa opinione evidentemente Southgate. Oggi gli ha preferito Grealish e Rashford, che insieme hanno siglato meno gol stagionali in Premier del talento classe 2001. Ma non è una tendenza recente. Foden incanta con Guardiola, ma fatica con Southgate ed è nel complesso sfortunato in nazionale (si ricordi l’infortunio in rifinitura per la finale di Euro 2020).

Di certo l’Inghilterra non sa reagire e sfatare i tabù, anche se può bastare un pareggio col Galles all’ultima. Non ha vinto nessuna delle ultime sei partite mondiali quando è andata al riposo in parità. E soprattutto, per la terza volta, non è riuscita a battere gli Stati Uniti. Nel 1950, quando i dilettanti affollavano la nazionale statunitense, i Tre Leoni persero 1-0 a Belo Horizonte. Nel 2010 Dempsey gelò Gerrard. La terza sfida Mondiale fa fare bella figura ancora una volta al Soccer. La prima occasione è di Weston McKennie che su cross di Weah spreca un rigore in movimento sotto lo sguardo della difesa statica dei Tre Leoni. L’Inghilterra domina il possesso palla (65%) ma gli Stati Uniti hanno il doppio dei tiri e il doppio delle occasioni. La più nitida ce l’ha il più atteso: l’attaccante del Chelsea – schierato solo tre volte da titolare in stagione – fa tremare tra la traversa di Pickford con un mancino dal vertice dell’area nel finale di primo tempo. Più incoraggiante l’inizio di ripresa: Shaw sfonda sulla sinistra e scarica per Saka che calcia alto. Un minuto dopo ci prova Mount con un rasoterra che Turner devia in angolo in tuffo. Il primo cambio di Southgate è Grealish e non Foden. La partita però non si sblocca, non solo sul piano del risultato ma anche su quello del gioco. Gli Stati Uniti sono compatti e Harry Kane, si vede, non è in perfette condizioni. La classe di Foden che poteva dare la svolta però resta in panchina. A differenza delle critiche. Quelle proprio no, non si possono confinare.

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Romano, nato in una calda estate del 1995 mentre la capitale iniziava a scoprire Francesco Totti e Alessandro Nesta. Cresciuto tra la terra e i sassi dei campetti della periferia romana e appassionato di scrittura. Ma tra il pallone e la penna ho scelto un compromesso: scrivere di calcio