Dopo Messi, c’è Lewandowski. L’Arabia Saudita vuole far male ad un altro mito

Robert Lewandowski Robert Lewandowski, Polonia - Foto LiveMedia/Joris Verwijst/DPPI

Anche i cognomi impronunciabili dell’Arabia Saudita iniziano a restare impressi nella memoria. Il Mondiale di Al-Dossari e compagni anonimo già non può esserlo, dopo l’impresa contro l’Argentina. Ma i contorni di Qatar 2022 dei vicini sauditi rischiano di avvicinarsi più a quelli mitici di Usa 1994 che a quelli spenti di Russia, Germania e Corea. Il test verità per capire se quella contro l’Inghilterra è stata una vittoria frutto del caso o la prestazione solida di una nazionale che può affacciarsi nel gruppo delle big vedrà protagonista la Polonia di un Robert Lewandowski mai così in crisi d’identità. L’attaccante del Barcellona in carriera ha segnato oltre 550 gol in tre campionati diversi, firmando almeno quaranta gol stagionali da otto stagioni consecutive. Eppure al Mondiale, il miglior marcatore della storia della Polonia – con un margine di 28 reti da Lubanski – proprio non riesce a segnare. Anche nel 2014, quando la Polonia non si qualificò, lui si fermò a 3 gol in 9 partite di qualificazione. E il tabù rischia di diventare un problema, perché di fatto Lewa con la crisi del gol proprio non ci è abituato. Zero gol in Russia, un rigore sbagliato all’esordio in Qatar. Come reagirà alla pressione non è dato saperlo, perché di fatto il polacco ha abituato il pubblico troppo bene. Cinquanta gol nella scorsa stagione, quarantotto nel 2020-21, addirittura cinquantacinque (suo massimo in carriera) nel 19-20.

Questione di compagni, forse, anche se di reti con la Polonia ne ha siglate 76. Tra queste molte sono anche pesanti e contro avversarie di livello. Nel rendimento recente la rete però manca da quattro gare. Il Ct Czesław Michniewicz spera che la svolta arrivi presto, anche perché contro l’Arabia Saudita bisognerà fare i conti con l’entusiasmo di chi ha battuto Messi e compagni. Dopo la Pulce, la difesa di Herve Renard sogna di ingabbiare anche Lewa. Stavolta, però, rischia di essere paradossalmente più difficile. La stazza di Lewandowski offre alla Polonia una soluzione di gioco alternativa rispetto a quelle dell’Argentina che in attacco non andava oltre l’1.74 di Lautaro. Può essere una chiave in una partita in cui conterà la testa del campione che vede per la prima volta lo spettro della crisi.

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Romano, nato in una calda estate del 1995 mentre la capitale iniziava a scoprire Francesco Totti e Alessandro Nesta. Cresciuto tra la terra e i sassi dei campetti della periferia romana e appassionato di scrittura. Ma tra il pallone e la penna ho scelto un compromesso: scrivere di calcio