Leicester, Var e Fair Play Finanziario. Cosa ci resta del decennio 2010-19

Andrea Agnelli e Claudio Marchisio Andrea Agnelli e Claudio Marchisio - Foto Antonio Fraioli

Probabilmente in futuro saranno ricordati come i dieci anni di una delle crisi più profonde del calcio italiano. Nato sugli scampoli emotivi dello storico triplete dell’Inter, il decennio in procinto di chiudersi ha illuso l’Italia di poter continuare ad avere un ruolo centrale nel panorama mondiale prima di regalarci non poco tempo dopo un segnale inequivocabile di crisi in Sudafrica. Ma quella dolorosa eliminazione ai gironi scandita dal martellante suono delle vuvuzela fu interpretata in termini di appagamento di una generazione che aveva già dato tutto in Germania quattro anni prima. Non c’è stata la capacità di analizzare una crisi mascherata dall’apparente crescita di Giuseppe Rossi, Mario Balotelli, Claudio Marchisio, tutti talenti incapaci di rispettare, per diversi motivi, le aspettative che il calcio italiano aveva su di loro. La sorprendente cavalcata agli Europei del 2012 ha contribuito a far sottovalutare il problema sempre più evidente per i club man mano che il ruolo delle squadre italiane in Europa si marginalizzava (nonostante l’avvento delle proprietà straniere), con l’eccezione della Juventus schiacciasassi in Italia sconfitta due volte in finale di Champions. Poi il disastro in Brasile nel 2014, la parentesi con exploit d’orgoglio e di organizzazione più che tecnico con Conte nel 2016 fino ad arrivare all’apocalisse del novembre 2017 a San Siro contro la Svezia. L’eliminazione dal Mondiale di Russia del 13 novembre fu l’esplosione di una bolla come nella peggiore crisi economica, la presa di coscienza definitiva di quanto fatto e non fatto negli anni passati. Un decennio che più che gioie ha regalato lacrime, non solo per le sconfitte. E’ stato il decennio dei giri di campo per salutare gli eroi di un’epoca passata, tutti diversi nel modo di lasciare, da Totti a Del Piero passando per Zanetti e De Rossi oltre ad Hamsik senza dimenticare chi ha rappresentato qualcosa in più del semplice giocatore per migliaia di tifosi anche in provincia: Di Natale, Daniele Conti, Pellissier, Bellini, Marco Rossi.

Ma per un’Italia fuori dal Mondiale per la seconda volta nella sua storia, c’è un’altra Italia che dal 2010 ha insegnato calcio in panchina fuori dai confini del Bel Paese. Sono dieci i trofei conquistati da Ancelotti nell’ultimo decennio fuori dai confini nazionali prima di tornare in patria e venire esonerato dal Napoli di De Laurentiis. Ancora più sorprendente è la storia di Roberto Di Matteo il cui unico picco in carriera è una Champions League vinta alla guida del Chelsea dopo l’esonero di Villas Boas. Ma il decennio che sta per chiudersi verrà ricordato per il miracolo Leicester di Claudio Ranieri capace di prendersi la più grande rivincita su tutti i suoi detrattori con un successo storico ma anche tecnico ed economico con più di mezza rosa rivalutata e capace di fare la fortuna delle casse del club del patron Srivaddhanaprabha, scomparso troppo presto a pochi anni da quell’impresa.

Un miracolo Leicester che rappresentò il perfetto sponsor del Fair Play Finanziario, misura introdotta dalla Uefa nel 2009, nel momento di maggiore delegittimazione di quel provvedimento che nella mente di Platini doveva contribuire a ridurre le disparità finanziarie delle società e quindi aumentare il grado di competitività di un campionato. Missione compiuta? Solo in parte visto che anche le casse delle foxes finirono sotto il radar della Uefa senza conseguenze. Conseguenze che invece sono toccate al Milan, squalificato per violazione delle norme del fiscal compact del pallone con l’esclusione dalle coppe europee nella stagione 2019/2020. Ma quello del Fair Play Finanziario, con termini come ‘Settlement Agreement’ e ‘Voluntary Agreement’ che hanno presto fatto il loro ingresso nell’opinione pubblica sportiva, non è stata l’unica trasformazione dello sport più popolare. La Goal Line technology e la Video Assistant Referee sono state le novità del secolo ma il Var non è riuscito nello scopo di eliminare le polemiche per una gestione arbitrale. Il motivo è semplice: un errore dell’arbitro scatena polemiche, un errore dell’arbitro in regime di tecnologia in campo scatena polemiche al quadrato. Ma sui gol fantasma e sul fuorigioco non c’è più spazio a dubbi grazie alle decisioni oggettive della tecnologia. Come non ci sarà più spazio per le polemiche legate a quel gol di Muntari negato o alle incertezze sulla rete della Roma al Friuli contro l’Udinese concessa senza che nessuna inquadratura abbia mai sciolto i dubbi. Quel gol fu di Davide Astori, volto meraviglioso di un decennio che ci lascia col dolore della perdita mai passato. Un bacio al cielo, sempre.

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Romano, nato in una calda estate del 1995 mentre la capitale iniziava a scoprire Francesco Totti e Alessandro Nesta. Cresciuto tra la terra e i sassi dei campetti della periferia romana e appassionato di scrittura. Ma tra il pallone e la penna ho scelto un compromesso: scrivere di calcio