Il bello del 2020, da Gignac a Lazaro: ecco i cinque migliori gol dell’anno (VIDEO)

L’unico rimpianto è che le emozioni dal vivo se le ricorderanno loro e pochi altri. E’ il destino degli autori dei gol più belli del 2020: magie solitarie nel silenzio di stadi svuotati dal virus. Restano le immagini televisive ma non è la stessa cosa. Manca la corsa sotto gli spalti, l’abbraccio con i tifosi, il boato dopo una magia, l’urlo primordiale che solo un gol può scatenare. Lo sa bene Valentino Lazaro che dopo quel gol con lo scorpione al Leverkusen avrebbe meritato un boato, un applauso. Si è accontentato di quello dei suoi compagni e – ancora una volta – non è la stessa cosa. Come sanno bene anche Griezmann (che tiro al volo contro l’Osasuna), Roofe che ha fatto piangere lo Standard Liegi con una magia rara. Ma anche Abiken in Albania-Kazakistan e Pulisic col Manchester City. E ovviamente Gignac, autore di una magia rara, la più bella dell’anno. Palcoscenici diversi, stesso ambiente: il silenzio. E questo è l’unico fattore che rende questi gol meno belli di quel che sono.

1) André-Pierre Gignac (Tigres-Pumas, 1 marzo 2020)

Per tanti ha fatto una carriera inferiore alle sue qualità. Dal 2015 André-Pierre Gignac gioca in Messico e segna valanghe di gol. Nel 2020 la rete più bella dell’anno l’ha probabilmente segnata lui in un match contro il Pumas: cross dalla destra, rovesciata e palla in rete. Un gesto tecnico spettacolare. Ancora di più se si pensa che in quella stessa partita ne ha fatti altri due. In Messico è un idolo e ha già vinto nove trofei in quattro anni. In Europa ne vinse solo due.

2) Kemar Roofe (Standard Liegi-Rangers, 22 ottobre 2020)

Prima domanda fondamentale: chi è Kemar Roofe? Classe 1993, inglese, origini giamaicane e colpi da spettacolo. Al 93′ del match tra Standard Liegi e Rangers nella prima giornata della fase a gironi di Europa League si è preso la scena con un gol stupendo. Roofe è a centrocampo, ha bisogno di perdere tempo, salta tre avversari e, una volta chiuso, tenta l’impossibile. Che per lui diventa subito possibile con un pizzico di fortuna. Un tiro della domenica da centrocampo che si infila sotto la traversa alle spalle del portiere. Tutto vero. Non decisivo, visto l’1-0 già maturato. Ma sicuramente indimenticabile per il buon Roofe.

3) Valentino Lazaro (Bayer Leverkusen-Borussia Moenchengladbach, 8 novembre 2020)

Immaginate di segnare il gol più bello della vostra carriera e di non poter esultare. Non solo per l’assenza di pubblico. Ma perché quel gol è la rete della speranza di una rimonta che non si avvererà. Al 94′ di Leverkusen-Moenchengladbach, Valentino Lazaro ha la pazza idea sugli sviluppi di un cross: lo scorpione. Una mossa più di necessità che di stile. Busto avanti, spostato lateralmente, l’unico modo per rendersi pericoloso era quello, il più difficile. Risultato gol: magnifico. Eppure il Moenchengladbach ha perso lo stesso. Però lo scettro del gol più bello del mese della Bundesliga all’ex Inter non glielo toglie nessuno.

4) Aybol Abiken (Albania-Kazakistan, 15 novembre 2020)

Ah, la Nations League. Quante polemiche sulle Nazionali in tempo di Covid. Eppure la giovanissima competizione Uefa per selezioni ci ha regalato qualche magia degna di nota. Come quella, inutile, di Abiken, difensore kazako, a cui è riuscita una cosa che Cassano tentò in un Roma-Milan del 2003: il gol direttamente da calcio d’avvio dal cerchio del centrocampo. Fischio dell’arbitro, tocco e tiro: palla in rete e, subito dopo, di nuovo a centrocampo.

5) Christian Pulisic (Chelsea-Manchester City, 25 giugno 2020)

Dalle sue parti lo chiamano soccer. Ma Christian Pulisic è uno di quegli americani che al football dà del ‘tu’. La rete contro il Manchester City è l’exploit di velocità e tecnica. Oltre che dell’ingenuità di Mendy che lascia scoperto un pallone a centrocampo che per uno come Pulisic è come apparecchiato per il gol. Pam. Strappo in velocità, dribbling secco e conclusione alle spalle di Ederson. Soccer o football, chiamatelo come vi pare. Pulisic ci sa fare.

L’autore: /

Romano, nato in una calda estate del 1995 mentre la capitale iniziava a scoprire Francesco Totti e Alessandro Nesta. Cresciuto tra la terra e i sassi dei campetti della periferia romana e appassionato di scrittura. Ma tra il pallone e la penna ho scelto un compromesso: scrivere di calcio