Napoli, a Mosca per la vendetta. Contro lo Spartak la prima di una lunga serie senza Osimhen

Luciano Spalletti Luciano Spalletti - Foto Antonio Fraioli

Spalletti diceva di aspettarle con impazienza e probabilmente mente, ma eccole arrivate e non c’è nulla da fare che non sia rimboccarsi prepotentemente le maniche e tirare dritto. Prime difficoltà vere stagionali per il Napoli che, come se non bastasse il punto in campionato nelle ultime due giornate che ha frenato le ambizioni di scudetto, ora deve anche fare i conti col drammatico infortunio di Osimhen, che starà fuori almeno fino a febbraio e che costringe gli azzurri a ricorrere ai piani alternativi in attacco nel momento cruciale della stagione.

Insomma, ecco le difficoltà, ecco che tocca rispondere sul campo, in un’Europa League in cui gli azzurri erano partiti in sordina rischiando di compromettere un girone non impossibile. Per fortuna, la doppia vittoria con il Legia ha sistemato le cose e fornito il momentaneo primo posto, ma questo va difeso dall’assalto delle rivali che sono tutte lì a un tiro di schioppo. Anche lo Spartak Mosca, avversario in un insolitissimo mercoledì pomeriggio a causa delle regole Uefa sulle sovrapposizioni delle partite casalinghe di squadre della stessa città (c’è Lokomotiv Mosca-Lazio nello stesso turno), può fare un brutto scherzo ai partenopei, proprio come all’andata quando i russi vinsero 2-3 al San Paolo in quella che fino a pochi giorni fa era l’unica macchia stagionale. Un ko che fece male perché arrivava dopo il pareggio inaugurale di Leicester, e dunque costringe gli azzurri a vincere oggi nel freddo moscovita per aggiudicarsi come minimo il secondo posto matematico, che però non vuol dire qualificazione diretta. Quella arriverebbe se il Leicester dovesse pareggiare ventiquattrore abbondanti dopo contro il Legia, oppure toccherebbe prendersi il primo posto nello scontro proprio con gli inglesi a inizio dicembre. In ogni caso, contro le difficoltà e la sfortuna, il Napoli ha l’imperativo categorico di vincere. Senza Osimhen, senza Anguissa e Insigne, ma con un turnover ragionato che in certi ruoli è quasi un mezzo obbligo. Così come d’obbligo sono i tre punti.