La Roma di Pellegrini nel segno di Krieziu, la ‘Freccia di Tirana’. La finale nella casa di un eroe del ’42

Tammy Abraham, Lorenzo Pellegrini, Nicolò Zaniolo, Roma - Foto Antonio Fraioli Tammy Abraham, Lorenzo Pellegrini, Nicolò Zaniolo - Foto Antonio Fraioli

C’era una volta in casa Roma un esterno albanese più veloce di Spinazzola e tecnico quanto Zalewski. Si chiamava Naim Krieziu, vinse il primo Scudetto giallorosso, il primo del centro-sud, pianse quando fu ceduto al Napoli, tornò a Roma per baciare la coppa del tricolore smarrita per quasi trent’anni tra i tanti traslochi della società giallorossa. Si chiamava Naim Krieziu, ma i tifosi lo conoscevano come la ‘Freccia di Tirana’. E’ morto poco dopo aver visto coi suoi occhi la Roma festeggiare 80 anni di storia e oggi sarebbe stato il primo tifoso nella sua città. E’ solo uno dei tanti collegamenti tra la Roma e la sede della finale di Conference League contro il Feyenoord. Basta sbarcare per accorgersene. Una gigantografia di Josè Mourinho svetta sull’edificio del Politecnico di Tirana, accogliendo i giallorossi nella ‘Little Rome’. L’altro di collegamento l’ha ricordato Mourinho con una dose di umiltà: “Gli albanesi non tiferanno per noi grazie a me. Semplicemente abbiamo un calciatore albanese, Marash Kumbulla, che il prossimo anno sarà con noi al 100%”.

A Tirana c’è l’appuntamento con la storia. Ai giallorossi un titolo manca da 14 anni, il portoghese invece può diventare il primo tecnico a vincere i tre trofei europei in attività, dopo Champions League ed Europa League, che Mourinho vinse nel 2017 contro un’altra olandese, l’Ajax, con un gol di Mkhitaryan. L’armeno è il dubbio della vigilia: “Si è allenato oggi per la prima volta con il gruppo, è stato un allenamento senza significato per la finale perché era aperto alla stampa. Mi fido della sua esperienza, sa interpretare molto bene il suo corpo, è a disposizione per giocare”. Tradotto: può giocare dall’inizio. Zaniolo dovrebbe fargli posto. Sul fronte offensivo spazio ad Abraham che insegue il titolo di capocannoniere. A supporto Lorenzo Pellegrini, che può diventare il primo romano giallorosso ad alzare una coppa europea. La Coppa delle Fiere del 1961 fu consegnata dal presidente della Fifa, Stanley Rous nelle mani di Giacomo Losi, che romano lo è solo diventato essendo nativo di Soncino. Il capitano giallorosso può toccare quel traguardo che è mancato a Di Bartolomei, Giannini, Totti e De Rossi: “Spero di vivere uno dei giorni più belli della mia vita. Ma legare questa cosa solamente a me perché sono il capitano e perché sono romano è sbagliato. Una squadra non la fa un giocatore solo. E’ la partita più importante della mia vita, è la prima finale”. Chissà se gli racconteranno la storia degli eroi del 1942. Anche per loro era la prima volta. Pelle spera di viverne una tutta sua, in una Tirana un po’ più giallorossa nel segno di Naim Krieziu.

L’autore: /

Romano, nato in una calda estate del 1995 mentre la capitale iniziava a scoprire Francesco Totti e Alessandro Nesta. Cresciuto tra la terra e i sassi dei campetti della periferia romana e appassionato di scrittura. Ma tra il pallone e la penna ho scelto un compromesso: scrivere di calcio