Dal Casale all’Atletico Madrid, la favola di Messias per sognare l’impresa. Milan, puoi farlo

In fondo, la maglia era simile a quella di anni fa. Nera, come la notte di Madrid, ma senza quella stella che ricorda il Casale e che l’Adidas ha ritenuto corretto non inserire nel kit. Junior Messias, ex calciatore di Casale, Chieri, Gozzano e Crotone, è l’eroe del Milan al Wanda Metropolitano, l’uomo che prende il treno, l’ultimo per sperare nella qualificazione agli ottavi di finale di Champions League. Rossoneri a quattro punti, come i Colchoneros di Simeone che nel finale hanno l’occasione per la beffa, ma non basta. All’87’ Kessie si inventa un traversone perfetto dalla sinistra, e Messias, che non segnava di testa da un dimenticato Crotone-Trapani del dicembre del 2019, firma l’1-0. Esempio eloquente di una favola a cui il Milan si è aggrappata per continuare a credere in un’impresa che è già riuscita all’Atalanta: qualificarsi dopo aver perso le prime tre. Ma ora c’è il Liverpool, a San Siro, con un carico di emozioni che trasformerà San Siro in una bolgia.

A Madrid è durissima e Pioli preferisce Giroud a Ibrahimovic, che va a caccia del gol per scalzare Totti dal record di marcatore più anziano della coppa più importante. Una piccolissima motivazione in un oceano di sogni. Il francese è spento, si fa ammonire nel primo tempo e crea pochi pericoli: sostituzione scontata. L’ingresso di Ibra offre vantaggi più in termini di personalità che tecnici. A partire dai fischi di paura del pubblico di casa, sembra già esserci un’altra aria. Dopo 6′ dalla sostituzione c’è l’occasione fino a quel momento più nitida: gran giocata di Messias, scarico per Bakayoko che a botta sicura spara su Savic. Ma è l’antipasto di una gioia più grande, ed è il riscaldamento dell’eroe della serata, arrivato in Italia per vendere elettrodomestici e oggi eroe di Champions. Un cross di Kessie, un colpo di testa, un vantaggio meritatissimo e che porta la firma del protagonista inatteso. L’ultimo brivido per Cunha che da due passi devia fuori dalla porta di Tatarusanu. Ora il Liverpool, per continuare a sognare. Magari con Messias in campo: “È stata una giocata istintiva, mi sono buttato dentro ed ero sereno. È la cosa più importante che mi sia mai successa in carriera. L’umiltà deve sempre esserci e devo continuare con l’equilibrio giusto. Dedico questo successo alla mia famiglia e agli amici in Brasile, oltre che a chi ha avuto fiducia in me nel portarmi al Milan”, ha detto. Comunque vada a finire, una storia bellissima.

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Romano, nato in una calda estate del 1995 mentre la capitale iniziava a scoprire Francesco Totti e Alessandro Nesta. Cresciuto tra la terra e i sassi dei campetti della periferia romana e appassionato di scrittura. Ma tra il pallone e la penna ho scelto un compromesso: scrivere di calcio