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Champions League, Juventus alla prova Atletico: quante insidie per Allegri

L’urna di Nyon ha messo la Juventus contro quella che forse era la peggior avversaria possibile nella prima fase ad eliminazione diretta della Champions League. Più che sotto un aspetto tecnico-tattico – secondo cui affrontare il Liverpool non sarebbe stato più semplice – la certezza è che l’Atlético Madrid è una squadra che è abituata a questo tipo di sfide e contro cui c’è bisogno di mantenere altissimo il tasso di concentrazione e lucidità fino al fischio finale, per evitare di incappare in clamorosi scivoloni. Parlando dei Colchoneros è doveroso tenere a mente che in ogni caso sarà un test duro per i bianconeri.

L’Atlético, dunque. Un anno fa di questi tempi sembrava che fosse finito il ciclo di Simeone sulla panchina degli spagnoli, dopo quella clamorosa eliminazione ai gironi per mano (anche) della Roma. Si parlava di rinnovamento a fine stagione: via il Cholo, via Griezmann, via Gabi. Alla fine però solo l’ultimo della lista ha salutato ed i biancorossi sono ripartiti in questa stagione, da vincitori dell’Europa League, ma consapevoli che bisognasse migliorare qualcosa in fase offensiva. Ed ecco quindi che i madrileni sono ancora la miglior difesa della Liga, ma hanno aggiunto ai titolari un giocatore di fantasia come Lemar e sostituito l’ex capitano con Rodri, anche lui giocatore di letture ma più moderno rispetto a Gabi. I risultati sono stati modesti: fra le sedici compagini giunte agli ottavi di Champions, quella di Simeone è la terz’ultima per tiri tentati ogni 90’ (11,8). La squadra è rimasta comunque molto verticale e questa scelta porta a delle inevitabili difficoltà contro avversari che difendono con un baricentro basso.

Occhio però a sottovalutare la capacità dei Colchoneros di fare male con poche occasioni. L’Atlético Madrid, fra campionato ed Europa, ha segnato un gol ogni 7,7 tiri tentati; la Juve invece, nello stesso frangente, ha segnato ogni 9,4 conclusioni. La qualità degli interpreti offensivi permette a Simeone anche di contare sulle loro abilità, piuttosto che su una manovra corale, per colpire gli avversari. La fase a cui l’allenatore argentino dà più attenzioni è invece sicuramente quella difensiva, caratterizzata da meccanismi ormai acquisiti da quasi tutti i titolari e contro cui servirà il volto più brillante della Signora, per trovare i gol necessari. Sarà una doppia sfida delicata e presumibilmente bloccata, però la sensazione è che i campioni d’Italia siano favoriti, forti di un tasso tecnico medio più alto rispetto a quelli degli spagnoli. Vedremo se basterà, a febbraio, in campo…