Real Madrid, la quinta Supercoppa come Milan e Barcellona. E Ancelotti stacca Guardiola

Carlo Ancelotti Carlo Ancelotti - Foto LiveMedia/Oscar J Barroso/DPPI

Da Puscas a Benzema. Cambiano gli interpreti, non il risultato. Quarantadue anni dopo la finale di Coppa dei Campioni del 1960, il Real Madrid torna a battere l’Eintracht in una finale europea, stavolta non per 7-3 ma con un 2-0 che porta le firme di Alaba e Benzema. Si tratta del quinto successo per i blancos, come Milan e Barcellona. E’ il quarto per Carlo Ancelotti che stacca Guardiola e aggiorna ancora una volta il libro dei record. Senza Kostic, promesso sposo della Juventus, la squadra tedesca resiste 30’, poi cade sotto i colpi di Alaba e Benzema, senza però crollare rovinosamente come contro il Bayern in Bundesliga. L’approccio dell’Eintracht però non è da esordiente. La squadra di Glasner gioca con coraggio, prova a prendere campo e al 14′ sfiora anche il vantaggio: Kamada penetra in area in posizione regolare a tu per tu con Courtois ma il portierone dei blancos sbarra la strada al giapponese. La risposta del Real – che si presenta dal 1′ senza nuovi acquisti – non si fa attendere. Al 18’ Valverde serve Benzema in area, tocco per Vinicius e conclusione a botta sicura ma c’è Tuta sulla linea a salvare in scivolata.

Al 37’ altra occasione Real. Altra chance di uno sfortunato Vinicius, che rientra sul destro e calcia, Trapp stavolta ci arriva e nega la gioia del gol al brasiliano. Ma il vantaggio dei blancos è rimandato al corner successivo. Un calcio d’angolo perfetto per la realizzazione. Tre tocchi per l’1-0: sponda di Benzema e scarico di testa di Casemiro per Alaba che appoggia in rete. Allo scoccare dell’ora di gioco Glasner si gioca la carta Gotze. Ma l’eroe del Mondiale 2014 non è al 100% e si vede. Al 62’ la traversa nega la gioia del gol a Casemiro. Sarebbe stata la ciliegina sulla torta di una prestazione sontuosa. Raddoppio rimandato. Al 65’ Benzema sfrutta un assist di Vinicius e sigla il 2-0 con un tiro centrale che sorprende Trapp. La rivincita della finale di Coppa dei Campioni del 1960 sorride ancora una volta al Real Madrid. Stavolta non ci sono quattro gol come capitò a Di Stefano o triplette come per Puscas. Vince la squadra più forte, con il gol del futuro Pallone d’oro. Ancelotti lo ha detto: Vogliamo vincere tutti e sei i trofei a disposizione“. Meno cinque.

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Romano, nato in una calda estate del 1995 mentre la capitale iniziava a scoprire Francesco Totti e Alessandro Nesta. Cresciuto tra la terra e i sassi dei campetti della periferia romana e appassionato di scrittura. Ma tra il pallone e la penna ho scelto un compromesso: scrivere di calcio