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Toronto Raptors: cosa aspettarsi da Marc Gasol?

Recente è la notizia del trasferimento di Marc Gasol in Canada, alla corte dei Toronto Raptors. L’iberico ha fatto recentemente il suo debutto al Madison Square Garden, giocando 19 minuti e mettendo a referto sette punti: troppo poco per dare un giudizio obiettivo sul suo impatto effettivo. Cercando di fare ordine, proviamo a fare delle considerazioni inerenti il suo arrivo, includendo a riguardo fattori positivi e negativi, anche (e soprattutto) in ottica della quasi imminente post-season.

LA TRADE – I Raptors hanno acquisito le prestazioni di Marc Gasol per Jonas Valanciunas (caracollante e dilaniato da un problema al pollice che lo tiene ai box dal 12 dicembre scorso), Delon Wright, CJ Miles e una scelta del secondo round del 2024. I Raptors si rinforzano sostanzialmente nell’immediato, senza rinunciare nè a Pascal Siakam nè a OG Anunoby. Una gran bella mossa, senza mezzi termini.

LE MOTIVAZIONI – Siamo onesti: l’est si è rinforzato parecchio negli ultimi mesi ed i Raptors avevano bisogno di un innesto di talento per restare al passo; in vetta Bucks e Sixers hanno acquisito rispettivamente Mirotic ed Harris, portando Toronto a compiere una mossa sia psicologica che tecnica.

GUARDANDO AI BUCKS – Non ci nascondiamo: la vera avversaria nella testa di coach Nurse e di tutti i suoi giocatori è Milwaukee, soprattutto dopo l’ultimo scontro dell’1 febbraio in cui i Bucks hanno dominato dall’inizio alla fine (con un Antetokounmpo non particolarmente eclatante, da soli 19 punti). Comunque, i cervi hanno una precisa debolezza in difesa: concedono sempre il pick and pop, preferendo collassare in aria per evitare penetrazioni. Gasol è il giocatore perfetto per punire questo tipo di scelta, tramite la sua abilità dall’arco.

Ai Bucks non resta che decidere se contestare il tiro a Gasol, lasciando l’uno contro uno a Kawhi Leonard, Kyle Lowry e Pascal Siakam, oppure continuare a proteggere il ferro, lasciando spazio ad un tiratore con il 36% dal perimetro. Affiancando Gasol ad Ibaka, i Raptors si garantiscono un quintetto in grado di allargare il campo e allo stesso tempo di proteggere il ferro per tutti i 48 minuti contro i Bucks, cosa che prima non era possibile con Valanciunas come riserva.

UNA NUOVA DIMENSIONE – Gasol garantisce anche un’alternativa interessante in termini di playmaking da posizione di post, arma che renderà la vita alle difese avversarie ancora più difficile. Toronto si è spesso affidata a giochi offensivi che vedevano Ibaka e Valanciunas posizionarsi al gomito, ma vista la scarsa pericolosità al tiro del lituano il risultato era solo quello di togliere spazio nel pitturato. In più Ibaka, non essendo un gran passatore, non riesce davvero a sfruttare la sua pericolosità al tiro. Con Gasol cambia totalmente la prospettiva: non solo parliamo di uno dei migliori passatori tra tutti i centri della Lega (forse solo inferiore a Nikola Jokic), ma è anche in grado di attirare il suo marcatore fuori dall’area lasciando spazio alle penetrazioni di Pascal Siakam, Norman Powell e OG Anunoby.

COME CAMBIANO LE ROTAZIONI – Non sappiamo se un giocatore del livello di Gasol accetterebbe mai un ruolo dalla panchina (nel debutto contro i Knicks è partito dalla panchina, molto probabilmente per una mancanza di rodaggio e di affiatamento) ma per la squadra sarebbe davvero importante poter alternare lui ad Ibaka in base all’avversario. Entrambi sono validi titolari, ma fin qui, nel bene e nel male, è stato Ibaka a reggere la baracca; e le qualità di playmaking di Gasol sarebbero comunque ulteriormente valorizzate nella second unit. I Raptors senza dubbio sapranno affidarsi alle capacità dell’assistant coach Sergio Scariolo (da molti anni allenatore della Nazionale spagnola) nel comunicare al meglio il nuovo ruolo al catalano.

IL FATTORE ESPERIENZA – Se c’è una cosa che gli ultimi cinque anni hanno insegnato ai Raptors è l’importanza dell’esperienza ai Playoffs. Gasol è un veterano con alle spalle tantissime partite in maglia Grizzlies, tra cui anche le Western Conference Finals giocate da miglior giocatore della squadra. Draymond Green ha spiegato questo concetto come meglio non si può: “there are 82-game players e 16-game players”. A occhio e croce, Gasol appartiene alla seconda categoria.

IL RISCHIO – Tutti i discorsi fatti finora potrebbero risultare vuoti, se si accenna al calo quest’anno di Gasol, che desta preoccupazione. Ha in realtà iniziato questa stagione alla grande, prima di finire in un vicolo di 23 partite in cui ha collezionato solo 12 punti a partita con il 39% dal campo, il 28% da fuori e diverse pause sceniche in difesa. Con i Grizzlies ormai impegnati a fare tanking, la cessione di Gasol è apparsa naturale: potrebbe anche darsi che il catalano si sia semplicemente adeguato alla piega che i Grizzlies avevano intenzione di prendere e che hanno effettivamente preso.

La speranza è che ora la reale possibilità di raggiungere le Finals gli dia la giusta motivazione e lo spinga a dare il meglio. Nonostante questo, è inutile negare che l’apice della sua carriera sia ampiamente passato. Inoltre Gasol non è mai stato un grande rimbalzista e predilige non stare sotto canestro, ma posizionarsi in zone in cui poter sfruttare il suo tiro dalla media distanza.

L’INCOGNITA DEL CONTRATTO – Gasol ha una player option per la prossima stagione da $26 milioni. Può decidere di restare e ci aspettiamo che mantenga un certo livello di produttività, in modo che i Raptors non debbano usare una scelta al Draft per prendere un giocatore che possa sostituirlo. Tuttavia questo complica la situazione per la prossima stagione.
I Raptors si troveranno infatti vicini al tetto salariale senza neanche considerare il maxi-contratto da garantire a Kawhi Leonard o l’accordo ad otto cifre da proporre a Danny Green. E’ probabile che Ujiri riesca a convincere Gasol a rinunciare alla player option, firmando un contratto più lungo ma meno impegnativo. Ma quanto sareste disposti ad investire su un giocatore di 34 anni?

MOVIMENTI IN VISTA – I Raptors hanno solo 10 elementi a roster in questo momento. Anche se decidessero di firmare al minimo giocatori come Jordan Loyd o Chris Boucher, rimarrebbero comunque tre posti liberi. Hanno bisogno di un playmaker affidabile, un tiratore ed un lungo mobile forte a rimbalzo. Vedremo cosa offrirà il mercato, ma non illudetevi. E’ probabile si opterà per giocatori di ripiego alla Shelvin Mack.

IL MOMENTO DEI SALUTI – Valanciunas, CJ Miles e Wright sono stati tutti ottimi soldati al servizio dei Raptors e meritano di essere celebrati quando mai ritorneranno da avversari a Toronto. Valanciunas e Wright sono alla prima esperienza NBA lontani da Toronto e sono cresciuti cestisticamente in Canada, mentre Miles conquistò subito i tifosi prima di subire un calo.
Tutti e tre erano diventati parte della famiglia e onestamente rinunciare a loro è stata certamente la parte più difficile del lavoro; ma altrettanto francamente, da quando DeRozan è stato scambiato, tutto e tutti erano e sono in discussione.

NOT IN VAIN – DeRozan, Valanciunas, Wright, Miles e anche Terrence Ross non sono stati sacrificati per nulla. Avreste tutti perso la testa se vi avessimo detto che i Toronto Raptors (ovvero una franchigia che non ha ingranato una trade che una nell’ultima decade) avrebbero accolto Kawhi Leonard, Danny Green, Serge Ibaka e Marc Gasol. Ujiri aveva tentato di seguire la strada della crescita sostenibile, che però non ha portato a nulla. E per questo ha cambiato approccio. Questa squadra è qui per farci divertire e non rimarrà per molto, quindi godetevi ogni momento.

Concludiamo con qualche commento sulla sfida tra Raptors e Hawks, occorsa due giorni fa: la vittoria è stata esilarante, dato che i Raptors non ci hanno letteralmente mai provato per i primi venti minuti. Leonard non ha giocato e Ibaka ha, a stento, versato una goccia di sudore. Nonostante questo, sono riusciti a portarsi a casa una vittoria schiacciante, in trasferta e per di più contro una squadra rispettabile. Siakam ha terminato con un career-high da 33 punti, raccogliendo 14 rimbalzi: MIP o non MIP, il futuro della franchigia deve essere lui, a prescindere da chi rimane attorno. Pat McCaw ci ha impressionato con la sua voglia ed il suo sforzo difensivo, ma rimane ancora troppo timido al tiro. VanVleet ha fatto la miglior partita in carriera con 30 punti ed è per lui una grande iniezione di fiducia. La speranza è che riesca a mantenere la cosa nella giusta prospettiva e non tenti giocate oltre i propri limiti, una volta che saranno rientrati tutti gli infortunati.