NBA 2019/2020: la presentazione del roster dei Washington Wizards

Bradley Beal, Washington Wizards 2017-2018 - Foto Keith Allison CC BY-SA 2.0

I Washington Wizards hanno fondato il loro progetto sulla contrapposizione bicefala tra due grandi star del panorama NBA attuale, Bradley Beal e John Wall. Dopo un’estate travagliata e i recidivi infortuni di quest’ultimo, il capitano Beal ha deciso di affondare con la nave e puntare i piedi per traghettare i rimasugli del vascello quanto più in alto possibile.
Non è stata la mancanza di talento generalizzata a far affondare i Wizards ma quella di una direzione unitaria. Tomas Satoransky e Thomas Bryant sono due pezzi di grafite grezza trasformatisi in diamanti sotto la pressione esercitata dal loro calcare il campo con libertà. La continuità è un obiettivo da raggiungere guardando al futuro, così come lo è la comunione d’intenti.

LA PRESENTAZIONE DI TUTTE LE ALTRE SQUADRE

RECORD 2018/2019: 32-50, fallita la qualificazione ai playoffs.

ARRIVI: Rui Hachimura (Draft), CJ Miles (trade), Isaiah Thomas (free agency), Davis Bertans (trade), Mo Wagner (trade).

PARTENZE: Tomas Satoransky, Jeff Green, Bobby Portis, Trevor Ariza, Dwight Howard.

PROBABILE QUINTETTO 2019/2020: Smith, Beal, Miles, Hachimura, Bryant.

PANCHINA 2019/2020: Robinson, Bonga, Wall, McRae, Jones, Brown Jr., Schofield, Bertans, Anderson, Wagner, Mahinmi.

Il contratto di Wall non permette alla franchigia grandi rimpasti o di muoversi per nomi blasonati senza spostare John, visto lo spazio che occupa nel monte salari e la poca appetibilità attuale in un eventuale scambio. Per questo i Maghi del DC dovranno sperare che durante questo periodo transitorio qualche loro giovane futuribile si trasformi in diamante, andando forte in sede di draft. Il risultato è Rui Hachimura, scelta numero 9 del Draft 2019: 203cm x 218cm di apertura alare e 103kg di pura potenza. Il ragazzo ha talento, una struttura fisica già formata e il suo impiego potrebbe essere estremamente interessante nel basket moderno ma la sua mancanza di visione e IQ cestistico sono un limite evidenziato da molti osservatori pre-draft. Reduce da un mondiale giocato da leader, Rui sembra aver già messo il piede nella direzione giusta. Figura storica per il Giappone, si tratta del primo uomo proveniente dalla terra del sorgente mai selezionato in un Draft NBA. La sensazione che Hachimura possa essere solo e soltanto una “operazione di marketing” per riempire l’arena e allargare il mercato della franchigia è forte, ma contro questa dietrologia c’è sicuramente un ragazzo con tante qualità, garra e voglia di fare.

 

E’ stata poi la volta di Admiral Schofield, classe ’97 e scelta numero 44: destinato alla G-League per i suoi primi anni a meno di defezioni o infortuni all’interno del roster. Energy guy, presenza difensiva imponente grazie alle sue doti atletiche, Admiral cavalca con naturalezza soluzioni dal post e non disdegna il tiro fuori dalla linea. Qualche problema comportamentale da segnalare. Potremo vederlo in campo nella parte finale della RS ma militerà molto tra le fila dei Go-Go. In free agency gli Wizards hanno perseguito il loro obiettivo principale, firmare giocatori in grado di traghettarli durante quest’anno di transizione che aiutino la causa e facciano crescere i giovani prospetti. Isaiah Thomas è stata una firma obbligata in questo senso: play d’esperienza con molti punti nelle mani e in grado di gestire la pressione delle grandi piazze rispondendo presente all’occorrenza. Con l’abbandono della nave da parte di Satoransky, gli Wizards hanno sicuramente perso un pezzo importante e futuribile; la responsabilità di sostituirlo ricadrà sia su Thomas sia sul suo sostituto, Ish Smith. Le ulteriori aggiunte al roster di C.J. Miles e Davis Bertans potrebbero aiutare lo spacing della squadra a disposizione di coach Brooks.

Beal ha stipulato un contratto per servire sotto la casata Wizards per altri due anni. Il giovane fuoriclasse di St. Louis ha piegato il ginocchio di fronte ad una estensione biennale da 72 milioni, con player option per il secondo anno. La prossima stagione si prospetta infuocata per Beal che ha già dimostrato di poter dominare il parquet calandosi in molteplici ruoli: nonostante i suoi soli 196cm è capace di ricoprire con profittevole malizia ben tre ruoli seppur sia molto sottodimensionato come ala piccola. Il gioco offensivo di Beal è la cristallizzazione dell’NBA moderna. Seppur pecchi in alcuni ambiti, Bradley ha predicato nel deserto che è stata la franchigia del District of Columbia nella scorsa stagione creando per la squadra. Range di tiro elevato, immaginifico nel creare opportunità per sé ed i compagni, molto forte nelle chiusure al ferro e assolutamente letale senza palla: il suo apporto alla squadra è essenziale, la firma dice che esprime fiducia nel progetto e questo potrebbe dare un grosso segnale sia alla dirigenza che all’ambiente tutto.

Uno degli “sporchi segreti” riguardo Beal e la sua annata corrente è il suo tiro da fuori. Quest’anno il numero 3 ha tirato col 35,1% da fuori area con 7.3 tentativi a partita, il dato peggiore in carriera. La sua reputazione da killer oltre la linea sembra essere in bilico perché se tirare col 35% da 3 non è assolutamente un male, questo dato dovrebbe avvicinarsi più al 40% per essere all’altezza di quanto Bradley ci ha mostrato fin’ora. Un altro aspetto da mettere in evidenza sono le difficoltà riscontrate in lunetta. Beal accede alla linea della carità 5.5 volte a partita ma converte “solo” l’80.8% dei suoi tentativi. Non stiamo parlando di dati sconvenienti ma sono aspetti del suo gioco offensivo sui quali senza dubbio dovrebbe lavorare. Molte di queste involuzioni dal punto di vista statistico secondo chi vi scrive sono dovute a situazioni di gioco non del tutto favorevoli per Beal, il quale non fa il suo lavoro così bene se gli viene chiesto di essere la chiave d’avviamento della squadra per larghi sprazzi di gara. L’assenza di Wall ha costretto Beal in questo nuovo ruolo che ha enfatizzato ancora di più una delle sue più grandi debolezze; seppur si è dimostrato decente in diverse situazioni in difesa quando concentrato molto su questa, la gestione dell’intero carico offensivo della squadra ha portato via ulteriore impegno da parte sua in questa fase in cui già non si poteva considerare un asso.

Coach Brooks ha investito John Wall della carica di assistente in via non ufficiale per tenere all’interno del progetto il pezzo centrale della franchigia e farlo rimanere sempre coinvolto nella gestione della stessa, nel suo sviluppo e miglioramento.
I compiti del nativo di Raleigh saranno di analizzare i filmati delle partite, aiutare per la creazione e la chiamata degli schemi e fare da mentore ai giovani durante gli allenamenti mettendo a disposizione ciò che ha maturato nella sua lunga e prolifica carriera. Questa decisione è senza dubbio frutto della volontà di tenere Wall con le mani in pasta anche durante il recupero, facendolo sentire parte dell’ambiente e utilizzando la sua esperienza ai fini di migliorare la squadra.

Quest’anno come il precedente i Wizards non sono destinati a giocare il basket che conta ma stanno facendo i preparativi per partecipare di nuovo alla festa. Il 2020 sarà l’ennesimo anno in cui gratteranno il fondo della classifica ma questo ripetuto dolore sarà forse solo un preludio per il piacere futuro. Con il ritorno di Wall, la conferma di Beal, la crescita del progetto e dei giovani a roster Washington potrà tornare tra le piazze che contano per il basket mondiale, incrociando le dita sul destino di Rui Hachimura e sperando di arricchire ancora la scuderia con qualche purosangue pieno di talento proveniente dalle posizioni alte del Draft.