NBA 2019/2020: la presentazione del roster dei San Antonio Spurs

San Antonio Spurs 2018-2019 - Foto Profilo FB San Antonio Spurs

Una streak di 10 vittorie consecutive ha cancellato ogni paura al termine della scorsa stagione: un qualcosa che era accaduto soltanto una volta durante l’era Popovich ha permesso ai San Antonio Spurs di accedere ai playoffs, mai mancati da quando il longevo tecnico si è insediato nel Texas nel lontano 1997. Una volta raggiunto l’obiettivo minimo i neroargento hanno spinto una squadra da 54 vittorie in regular season fino a gara 7: è stata la tipica stagione all’ombra dell’Alamo, specialmente per un record casalingo di 32-9 e per una comparsa ai playoffs decisamente rispettabile. Ciò che è stato atipico è quanto segue: Tim Duncan, Manu Ginobili e Tony Parker non erano nel quintetto.

LA PRESENTAZIONE DI TUTTE LE ALTRE SQUADRE

RECORD 2018/2019: 48-34, eliminati 4-3 al primo round dei playoffs dai Denver Nuggets.

ARRIVI: DeMarre Carroll (trade), Trey Lyles (free agent).

PARTENZE: Davis Bertans.

PROBABILE QUINTETTO 2019/2020: Murray, Forbes, DeRozan, Gay, Aldridge.

PANCHINA 2019/2020: Mills, White, Belinelli, Walker IV, Carroll, Lyles, Samanic, Poeltl. 

Un nuovo inizio per Pop, frastornato tuttavia dall’infortunio al ginocchio di Dejounte Murray, costretto a saltare completamente il suo secondo anno in NBA. Loonie Walker IV, rookie la scorsa stagione, ha giocato solo 17 partite a causa di infortuni e palese mancanza d’inesperienza. Il lusso è stato avere due All-Star in squadra: il già presente LaMarcus Aldridge e DeMar DeRozan, ottenuto durante la scorsa offseason all’interno della trade di Kawhi Leonard. Il prodotto di USC poteva tuttavia essere considerato un punto interrogativo: la guardia è giunta nel Texas palesemente ferita nell’animo, convinta di poter terminare la propria carriera a Toronto insieme al suo miglior amico Kyle Lowry. Andando oltre i dilemmi di cuore, il duo si è bene amalgamato: 42 punti e 15 rimbalzi di media e un continuo fuoco dal mid-range, totalmente atipico al giorno d’oggi.

Gli Spurs hanno potuto sfruttare le solide giocate del 33enne Rudy Gay (13.7 ppg e 50.4% dal campo su 10.8 tentativi a partita) e del supporting cast costituito dal nostro Marco Belinelli, Patty Mills e Davis Bertans: duro lavoro e affidabilità. Al termine della stagione una sorpresa si è rivelata in Derrick White: il classe ’94 è passato dai 9.9 ppg della regular season ai 23 ppg delle prime tre partite contro i Nuggets. Tutto ciò è stato fatto senza i nomi altisonanti che hanno ripetutamente vinto anelli: la stagione è servita a Popovich per dimostrare (come se ce ne fosse bisogno) di essere ancora capace di adattarsi alla pallacanestro e per estendere la reputazione della franchigia a quasi tre decadi.

Giusto 12 mesi fa in Texas hanno dato l’addio a Ginobili, hanno permesso a Parker di vivere la stagione del tramonto agli Hornets e hanno fatto esperienza della dolorosa separazione da Leonard proprio quando quest’ultimo sembrava aver preso il testimone lasciato da Duncan. Dopodiché la calma: per una franchigia che abbraccia la stabilità e che si basa sullo sviluppo dei giocatori l’estate 2019 è stata un ritorno alla normalità. Popovich raggiunti i 70 anni non solo non ha lasciato, ma ha raddoppiato: tre anni di estensione e titolo di coach più pagato nella Lega. Un signore che ha più potere di ogni altro suo collega attuale e forse anche passato (Red Auerbach volendo), pronto per rifinire diamanti grezzi prima che il fisico non glielo possa più permettere. Walker ha disputato una buona Summer League, dimostrando picchi stupefacenti mentre il recupero di Murray sta procedendo come programmato: il secondo fattore più importante per la stagione degli neroargento sarà assicurarsi che i due appena citati facciano progressi tali da poter formare il backcourt titolare il prima possibile.

Non si può non citare l’incidente di percorso con Marcus Morris: l’ala aveva accettato un contratto di due anni con gli Spurs prima di essere guidato da un ripensamento verso i Knicks. In Texas si sono dovuti sorbire lo smacco di essere stati snobbati per coloro che sono da tutti snobbati. Terminato lo sfottò, il front office è virato su Trey Lyles: una giovane ala grande di 208cm che ha gli strumenti per entrare solidamente in rotazione ma che deve ancora fare il salto di qualità; i laboratori di sviluppo devono trasformare il suo potenziale in miglioramento, partendo da un’ottima statura e da un decente range di tiro. Il Draft 2019 ha messo a disposizione scelte di medio livello che. per una franchigia che ha pescato Kawhi, Parker e Ginobili fuori dal mazzo della lotteria, non sono affatto da sottovalutare. Alla numero 19 è stato scelto Luka Samanic, 19enne che assomiglia molto a un’ala croata che ha vinto abbastanza in NBA: Toni Kukoc. Il giovane è lungo, atletico, sa tirare dalla distanza e creare dal palleggio: da questa parte dell’oceano ha fatto vedere queste abilità, ovviamente da confermare in terra americana. Abbiamo poi Keldon Johnson, ultima scelta del primo giro: un anno a Kentucky, darà ai neroargento 198cm pronti ad essere plasmati all’interno del programma di sviluppo.

I San Antonio Spurs non hanno trovato la superstar che cercavano per fiorire nell’intasato West, ma hanno fatto sì che i pezzi già presenti del puzzle stessero al loro posto: ciò li rende rognosi da incontrare questa stagione e ancora più rognosi fra un paio di stagioni quando, ammesso e non concesso che le contenders mantengano il loro core attuale, gli uomini di Pop potranno veramente ambire a qualcosa di importante.