NBA 2019/2020: la presentazione del roster dei Sacramento Kings

La scorsa stagione i Sacramento Kings hanno fatto enormi passi avanti: si potrebbe dire che siano letteralmente usciti dall’oblio, dopo ben 11 anni in cui non superavano le 35 vittorie in regular season. La stagione è terminata con un comunque negativo 39-43, valido per il nono posto nella Western Conference, a “solo” nove vittorie dai Los Angeles Clippers, giunti ottavi.

LA PRESENTAZIONE DI TUTTE LE ALTRE SQUADRE

RECORD 2018/2019: 39-43, fallita la qualificazione ai playoffs.

ARRIVI: Trevor Ariza (free agency), Cory Joseph (free agency).

PARTENZE: Willie Cauley-Stein, Frank Mason, Dave Joerger.

PROBABILE QUINTETTO 2019/2020: Fox, Hield, Barnes, Bagley, Dedmon.

PANCHINA 2019/2020: Joseph, Ferrell, Bogdanovic, Guy, Ariza, James, Bjelica, Holmes, Lydon, Giles.

Al di là del numero di vittorie, ci sono stati molti buoni motivi per considerare positiva la stagione di Sacramento, principalmente l’inaspettata esplosione di De’Aaron Fox. Alla sua seconda stagione in NBA l’ex Kentucky si è affermato come star della squadra e pilastro attorno cui costruire il roster del futuro. Altrettanto inattesa l’esplosione di Buddy Hield, mentre è stata più prevedibile quella di Marvin Bagley III, divenuti entrambi pezzi fondamentali nello scacchiere di Divac.
Anche il front office ha dimostrato un netto cambio di marcia rispetto al passato, nel tentativo di scrollarsi di dosso quella pessima abitudine alla sconfitta: l’acquisizione di Harrison Barnes a metà della scorsa stagione, per esempio, è stata solo la prima di una serie di scelte coraggiose della dirigenza, seguita poi da quelle messe in atto durante la free agency.

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Sacramento è stata una delle poche città a non aver vissuto grosse rivoluzioni estive. L’unica cessione pesante è stata quella di Willie Cauley-Stein, centro titolare della scorsa stagione, in cui ha sfiorato la doppia-doppia di media (11.9 ppg e 8.4 rpg in 27.3 minuti a partita). L’impatto offensivo dato alla squadra è stato positivo, nonostante sia emersa nel corso della stagione una forte incompatibilità di gioco con Marving Bagley. Cauley-Stein è un buon giocatore, ma poco duttile: in attacco trovava difficoltà lontano da canestro, lasciando poco spazio alle incursioni di Fox, mentre in difesa riscontrava grossi limiti a proteggere il ferro, nonostante una buona rapidità di gambe e un fisico sopra la media.

Tra i nuovi arrivi si nasconde proprio il sostituto di WCS: si tratta del sottovalutatissimo Dewayne Dedmon, giocatore diametralmente opposto al nuovo centro di Golden State. In soli 25 minuti a partita la scorsa stagione, il lungo ha segnato 10.8 ppg, conditi da 7.5 rpg, 1.1 bpg e 1.1 spg, superando il 38% da dietro l’arco su più di 3 tentativi a partita: una statline estremamente indicativa di quanto Dedmon sia un giocatore versatile, capace di allargare il campo e di far valere la sua stazza anche in difesa, e unica presenza over-30 a roster insieme a Trevor Ariza. Già, dalla free agency è arrivato anche Trevor Ariza. Su di lui c’è poco da dire: è un 3&D, materiale prezioso nella lega, capace di difendere su praticamente tutte le small forward in circolazione, oltre che un affidabile tiratore da oltre l’arco (35% in carriera). È arrivato anche e soprattutto per ricoprire un ruolo da leader in campo e nello spogliatoio, con un minutaggio che ne preservi l’integrità fisica, nonostante lo scorso anno abbia giocato 70 partite.

A far storcere il naso è l’arrivo di Cory Joseph. Non tanto per le sue capacità tecniche, che sono fuori discussione (sulla carta è un netto upgrade rispetto a Yogi Ferrell), quanto per il tipo di contratto firmato: 37 milioni distribuiti su tre anni, di cui 30 garantiti, di certo non pochi soldi. L’ex Toronto dovrà dimostrare sul campo l’investimento fatto da Divac, guidando la second unit come riserva di Fox. L’ultimo significativo innesto è quello di Richaun Holmes, il quale partirà sicuramente indietro nelle gerarchie. L’ex Suns rappresenta una specie di polizza con cui i Kings si sono voluti tutelare nel reparto lunghi, vista la propensione agli infortuni mostrata sia da Bagley sia da Harry Giles.

Il futuro della franchigia passa però attraverso un fondamentale rinnovo di contratto, ossia quello di Bogdan Bogdanovic, giunto all’ultimo anno del suo rookie contract. Convinto che da restricted free agent possa puntare a un contratto più ricco, il giocatore serbo sembra intenzionato a rifiutare il rinnovo da 51 milioni in 4 anni propostogli dai Kings. Sacramento avrebbe sì la possibilità di pareggiare le offerte delle altre squadre in estate, ma sarebbe sicuramente costretta a offrire cifre più alte del previsto al ragazzo.

Al posto di Dave Joerger è subentrato Luke Walton, in uscita da Los Angeles dopo una stagione travagliata sotto l’ombra del Re. La scorsa stagione i Kings si sono classificati al terzo posto nella NBA per pace, ma 20esimi per tentativi da oltre l’arco (29.9 a partita). In questa stagione i tifosi vedranno sicuramente incrementare il numero di tiri dalla lunga distanza: durante le sessioni di allenamento aperte ai media, infatti, è emerso come il gioco da 3 punti sia fondamentale per Walton. L’allenatore e il suo staff si sono infatti fissati come obiettivo quello di raggiungere almeno il quinto posto nella NBA per tentativi di tiro da 3 a partita. Una scelta forte, che se da un lato premierà sicuramente giocatori come Buddy Hield e altri specialisti di questo fondamentale (come per esempio Trevor Ariza), dall’altro potrebbe causare qualche problema a Fox, che dovrà trasformare il suo stile di gioco, o a Bagley, non ancora totalmente abile nel prendersi il tiro da fuori.

Il backcourt di Sacramento è sicuramente tra i più interessanti della lega. Non è un segreto che De’Aaron Fox sia la guardia più veloce dell’NBA, oltre che uno dei migliori giovani playmaker della lega. La sua rapidità e la sua accelerazione, abbinate a una straordinaria visione di gioco, lo rendono un giocatore estremamente imprevedibile e difficile da marcare, nonostante abbia mostrato ancora qualche lacuna nel costruirsi il tiro contro le difese ben schierate. Per questa stagione è chiamato a fare un enorme salto di qualità, magari superando la barriera dei 20 punti a stagione, in un sistema che probabilmente lo costringerà a far girare maggiormente la palla, obbligandolo a migliorare nel decision making, eliminando quei momenti di hero ball che si sono visti la scorsa stagione.

Buddy Hield è un cecchino da 3 punti: l’ex Pelicans è diventato il primo giocatore in assoluto a segnare 600 triple nelle prime tre stagioni NBA, superando il record di 599 di Lillard. Nell’ultima regular season si è classificato al quarto posto per tiri da 3 punti realizzati, dopo James Harden, Stephen Curry e Paul George. È diventato uno dei migliori tiratori della lega e uno scorer da 20 punti di media. Il nuovo sistema di Walton, basato sull’aumento dello spazio sul perimetro e del volume di tiri da 3, non potrà che fargli fare un ulteriore salto di qualità.

Ciò che manca davvero a tutti i componenti della franchigia sono la personalità e l’esperienza di gestire i momenti più complicati e decisivi della stagione. Nonostante l’arrivo di qualche veterano a roster, la squadra troverà ancora difficoltà nei momenti difficili. Lo scorso anno le pressioni sulla squadra erano pari a zero. Non solo gli addetti ai lavori, ma gli stessi tifosi non si aspettavano nulla di più che la solita stagione all’insegna del tanking: eppure così non è stato. Tutto ciò ha giovato sulla crescita mentale dei giovani, liberi di esprimersi in un ambiente “sicuro”, e di conseguenza anche sulle prestazioni della squadra. Quest’anno, sicuramente, l’hype per la stagione dei Kings è maggiore. Tra le squadre che verosimilmente si contenderanno l’accesso ai playoff, Sacramento è però forse quella meno obbligata a vincere, e quindi più libera mentalmente, compensando in parte alla sopracitata mancanza di esperienza. Senza scomodare le due di Los Angeles o i Rockets, basta pensare alle grandi mosse sul mercato di Utah, o alle enormi aspettative su Denver.

Nella migliore delle ipotesi la stagione dei Kings vedrà la definitiva esplosione di Fox e Bagley, con il costante progresso al tiro di Buddy Hield e l’insperato sviluppo di giovani misteriosi come Giles o Guy. Una crescita che potrebbe portare al raggiungimento dell’ottavo posto e conseguente eliminazione al primo turno di playoffs. Difficile pensare che i Kings attuali possano andare oltre un primo turno vista la mancanza di esperienza nel roster, oltre all’attuale assenza di vere e proprie star.
Nella peggiore delle ipotesi, invece, ciò che ora fa sognare i tifosi di Sacramento potrebbe trasformarsi nel loro peggior incubo. Nel caso in cui non avvenga il tanto atteso salto di qualità dello young core, il rischio è quello di finire in una spirale stile Suns, da cui i Kings sembrano essersi appena tirati fuori, e tornare sotto le 35 vittorie a cui ormai i tifosi si sono abituati. La mancata partecipazione alla postseason però non dovrebbe essere comunque considerata un fallimento. Va preso atto di quanto si siano rinforzate le rivali e di quanto sia difficile ritagliarsi un posticino per i playoffs nella Western Conference.