NBA 2019/2020: la presentazione del roster dei Portland Trail Blazers

Damian Lillard, Portland Trail Blazers 2018-2019 - Foto Profilo FB Portland Trail Blazers

Il passo in avanti atteso da tanto tempo di Damian Lillard non è stato necessario per il raggiungimento delle Finals, ma il numero 0 e C.J. McCollum hanno finalmente fatto esperienza di un qualcosa che non si prova tutti i giorni: la sensazione di essere giunti alle Western Conference Finals. In quel senso è stata una stagione di successo quella dei Blazers, i quali non giungevano alle finali di Conference dal lontano (e maledetto) 2000. Parlando di Dame è inutile parlare del suo terrificante cammino ai playoffs, soprattutto durante il primo round contro la sua nemesi Russell Westbrook. Ciononostante un prematuro infortunio alla costola l’ha costretto a girare con qualche marcia in meno contro i Golden State Warriors. Anche l’altro membro del duo è stato all’altezza del compito, giganteggiando con 37 punti all’interno della gara 7 di semifinale contro i Denver Nuggets. Lillard e McCollum grazie alla scorsa stagione hanno sfatato due dubbi: quello inerente a uno dei migliori backcourt della Lega e quello nelle bocche di coloro che credono non si possano superare due turni di playoffs solo grazie a ottimi esterni.

LA PRESENTAZIONE DI TUTTE LE ALTRE SQUADRE

RECORD 2018/2019: 53-29, eliminati 4-0 alle finali di Conference dei playoffs dai Golden State Warriors.

ARRIVI: Kent Bazemore (trade), Mario Hezonja (free agency), Anthony Tolliver (free agency), Pau Gasol (free agency), Hassan Whiteside (trade), Nassir Little (Draft).

PARTENZE: Seth Curry, Evan Turner, Al-Farouq Aminu, Maurice Harkless, Jake Lyman, Meyers Leonard, Enes Kanter.

PROBABILE QUINTETTO 2019/2020: Lillard, McCollum, Hood, Collins, Whiteside.

PANCHINA 2019/2020: Simons, Bazemore, Trent Jr., Hezonja, Tolliver, Little, Labissiere, Gasol.

Purtroppo gli uomini di Terry Stotts sono arrivati al massimo delle loro chance, le quali potevano essere più quotate se Jusuf Nurkic non avesse chiuso anzitempo la sua stagione a causa di uno spaventoso infortunio alla gamba poco prima dei playoffs: il bosniaco stava marciando solidamente (15.6 ppg e 10.4 rpg), dando equilibrio al frontcourt. I Blazers hanno ricevuto segnali incoraggianti da Enes Kanter e Rodney Hood: ciò è stato abbastanza per mantenere la stagione viva quasi fino al termine della primavera. Alla fine Portland è stata spazzata via dai Warriors privi di Kevin Durant, i quali hanno dimostrato per l’ennesima volta come la “Rip City” abbia sì dei beniamini capaci di 50 vittorie in regular season, ma incapaci senza un pezzo del puzzle di giocarsela con i veri pesi massimi.

I Blazers non hanno attuato quest’estate un cambiamento di massa, muovendo tuttavia una barca di soldi: hanno abbandonato errori salariali per accollarsi errori salariali. Il front-office ha profumatamente ricompensato i due giocatori che hanno letteralmente “carriato” la franchigia, e non solo durante la scorsa annata: Lillard e McCollum. Il numero 0 è ormai diventato un’icona nel Pacific Northwest al pari di Bill Walton, Maurice Lucas, Clyde Drexler e altri. Questi giocatori che l’hanno preceduto non solo hanno avuto risonanza sul parquet, ma hanno avuto impatto anche sulla comunità di Portland: Lillard sembra fatto della stessa pasta. I Blazers gli hanno concesso l’estensione supermax di una vita: 196 milioni di dollari fino alla stagione 2024/2025. Diventerà il primo giocatore della storia della Lega a percepire 50 milioni di dollari in un singolo anno: percepiti nel terzo anno e combinati con gli introiti degli anni seguenti si raggiungono addirittura 258 milioni di dollari totali. Il contratto lo rende tuttavia, a 29 anni, tutt’altro che “untradeable”, ma non ci dovrebbe essere problema: da tanto tempo ha giurato fedeltà alla franchigia, affermando che i desideri di unirsi a un superteam sono pari a zero. Questa mentalità ha scaldato il cuore della comunità e ovviamente della franchigia. Il numero 3, 28enne, si è guadagnato un’estensione triennale di 100 milioni di dollari: firmare il complementare di Damian ha avuto perfettamente senso. Il duo rimarrà unito plausibilmente ancora per tanto tempo, dato che al momento il contratto di McCollum è di cinque anni a 158 milioni di dollari.

L’altro compito era quello di determinare il supporting cast. Nell’estate 2016 i Blazers hanno attuato spese folli per Evan Turner, Maurice Harkless e Meyers Leonard: tutti sono stati deludenti e Turner, in particolare, è regredito. Portland ha deciso di tagliare il cordone ombelicale con gli appena citati per prendere nuovi rischi: sono due i giocatori arrivati che sono reduci da una stagione (o carriera) deludente. Una trade a quattro ha permesso a Portland di rilasciare Leonard e Harkless e di aggiungere Hassan Whiteside, centro ormai ai ferri corti coi Miami Heat. Anche per il big man l’estate 2016 è stata fruttuosa, dato che è arrivato un contratto da quasi 25 milioni di dollari per stagione che, col passare del tempo, è divenuto abbastanza imbarazzante. Proprio nel momento in cui l’inchiostro si è asciugato sull’affare il gioco era già cambiato: i centri ingombranti di 210cm erano già sulla via del tramonto per poter favorire il floor spacing. Whiteside, il cui gioco non si è adattato all’era moderna, si è spesso trovato nel corso della sua carriera seduto in panchina durante i quarti quarti, marcendo letteralmente. E’ un solido rimbalzista (11.4 rpg nell’arco della sua carriera) e porta un discreto tocco attorno al ferro; la sfida per i Blazers sarà sostanzialmente farlo convivere con Nurkic. Entrambi i centri, che guadagneranno 40 milioni di dollari combinati la prossima stagione, danno il loro meglio nel pitturato.

 

Kent Bazemore ha firmato un anno a 19 milioni di dollari per gli Atlanta Hawks e, sulla falsa riga di Whiteside, è uscito dal sentiero ed è affondando all’interno dell’ordine gerarchico. Nel corso dell’ultima stagione la guardia era probabilmente il quarto violino (dopo Trae Young, John Collins e Taurean Prince), soprattutto a causa delle sue capacità di tiro (40.2 % dal campo su 10.3 tentativi a partita) abbastanza inconsistenti per uno swingman che è spesso lasciato libero dalle difese. E’ stato sostanzialmente uno scambio alla pari con Turner: i Blazers hanno creduto che l’abilità atletica di Bazemore potesse essere un fattore col campo aperto. Rodney Hood è stato rifirmato per due anni a 16 milioni di dollari: ottima cifra per un giocatore che porta range di tiro e ha performato splendidamente ai playoffs; è poi arrivato Mario Hezonja, pick numero 5 al Draft 2015, al minimo salariale. Entrambi andranno a sostituire nella rotazione Al-Farouq Aminu e Moe Harkless.

I Blazers rimangono sostanzialmente gli stessi nonostante qualche faccia nuova sia comparsa all’interno del supporting cast: il quel senso il backcourt dovrà nuovamente dimostrare di essere il vero motore della squadra. Un motore che, tuttavia, viene a costare molto più di prima.