NBA 2019/2020: la presentazione del roster dei Philadelphia 76ers

I Sixers erano pronti per compiere un onesto cammino per il titolo NBA basato sulla (relativa) salute di Joel Embiid, sul costante miglioramento di Ben Simmons e sugli arrivi a stagione in corso (Jimmy Butler e Tobias Harris). La franchigia era piena di stars e non di rado le sue partite erano trasmesse in tv nazionale. Poi il fattaccio: la sconfitta in gara 7 sul buzzer beater di Leonard. La scena di Embiid, stordito dalle lacrime, nella quale il centro camerunense torna barcollante verso lo spogliatoio, mostra chiaramente quanto gli uomini di Brown siano andati vicini all’obiettivo: dimostra quanto sia devastante arrivare a quattro rimbalzi sul ferro dalla finale di Conference e, chissà, dalle Finals.

LA PRESENTAZIONE DI TUTTE LE ALTRE SQUADRE

RECORD 2018/2019: 51-31, eliminati 4-3 alle semifinali di Conference dai Toronto Raptors.

ARRIVI: Al Horford (free agent), Josh Richardson (trade), Trey Burke (free agent), Matisse Thybulle, (draft).

PARTENZE: Jimmy Butler, JJ Redick, TJ McConnell, Boban Marjanović.

PROBABILE QUINTETTO 2019/2020: Simmons, Richardson, Harris, Horford, Embiid.

PANCHINA 2019/2020: Milton, Burke, Ennis III, Thybulle, Scott, Bolden, O’Quinn.

Le aspettative erano sicuramente alte: Elton Brand è andato all-in, rischiando la vendita di future prime scelte e di Landry Shamet per ottenere Tobias Harris, il quale è diventato unrestricted free agent quest’estate. In quel senso il rischio è fallito, ma le intenzioni di Brand erano corrette: perché non osare in una Conference dove, oltre a non esserci LeBron James, mancano decisamente squadre schiacciasassi?

Embiid è stato bestiale durante la stagione, candidandosi probabilmente come miglior big man al momento, marciando con 27.5 ppg, 13.6 rpg e 1.9 bpg (tutte statistiche top 10 nell’NBA). Simmons ha continuato ad essere un giocatore unico, nel bene e nel male: capace di punire i playmaker avversari con la sua stazza ma incapace di tirare oltre i tre metri, contando in aggiunta una percentuale del 60% ai liberi. J.J Redick è stato solido dall’arco con un 39.7%, sinonimo di efficienza se contiamo che ha sparato dal suo arco anche tante frecce a partita (addirittura 8 tentativi per gara). Il generale successo della rotazione ha nascosto il disastro rappresentato da Markelle Fultz: prima scelta assoluta due anni fa, quest’anno ha giocato soltanto 19 partite prima di essere giudicato un non-fattore e di essere rilasciato a Orlando, dove il classe ’98 cercherà un nuovo inizio.

Nel 2011 Josh Harris ha acquistato la franchigia per 287 milioni di dollari, una mossa alquanto vincente dato che al momento i Sixers valgono almeno 1.7 miliardi di dollari secondo Forbes. Per capire quanto i tempi siano cambiati, quest’estate il proprietario dei 76ers ha pagato tre giocatori più dell’ammontare di otto anni fa. Un massimo salariale è stato dato a Simmons (quinquennale da 170 milioni di dollari), hanno sborsato 109 milioni di dollari per dare un quadriennale ad Al Horford e hanno rifirmato Tobias Harris per 180 milioni spalmati su cinque anni. E’ questo il prezzo salato che hanno dovuto mettere in conto a Philadelphia per poter vincere un titolo o perlomeno giocarsela fino in fondo.

Per quanto riguarda Simmons c’erano poche alternative, nonostante non sappia tirare. Potenzialmente il prodotto di LSU è capace di dominare tutti gli altri aspetti del gioco e forse, col tempo, svilupperà un mid-range game da utilizzare all’occorrenza. Horford, 33 anni, è un caso interessante: il front office ha agito istantaneamente nel momento in cui i Sixers hanno appreso la scelta di Butler di volare a South Beach, rubando ai più grandi rivali bostoniani un pezzo grosso. Il tributo da pagare è stato alto, ma Horford è stato e sarà utile per allargare il campo e per le sue eccellenti abilità all’interno del pick and roll. Il caraibico si abbasserà al ruolo di quattro e formerà insieme a Embiid uno spaventoso tandem di interni. Il dubbio da porsi è tuttavia matematico: quanti anni decenti potrà dare Horford? Se durante la prossima stagione si vedrà il vero lungo ex Celtics il contratto potrebbe tranquillamente rispettare i termini stabiliti: in caso contrario sarà essenziale per Brand tradare il big man il prima possibile per ottenere assets.

Svelata la preferenza di Butler i Sixers sono andati di sign and trade con Miami e si sono accaparrati Josh Richardson. Il 25enne è abile e funzionale quasi quanto Butler: è stato il top scorer degli Heat la scorsa stagione (16.6 ppg) e si dimostrerà un eccellente fit all’interno della rotazione di Brown. Il portafogli è stato completamente aperto con la conferma di Harris, il quale probabilmente ha compiuto, soprattutto per se stesso, una delle più brillanti scelte nella storia NBA. Appena un anno fa ha rifiutato un’estensione da 80 milioni di dollari offerta dai Clippers, decidendo di uscire dal suo ultimo anno di contratto. Philly ha capitalizzato l’affare durante la deadline, dando al giocatore un potere di ricatto clamoroso: l’ex Clippers aveva il coltello dalla parte del manico dato che, in caso di fallimento nel re-sign, i Sixers avrebbero ceduto Shamet e molteplici scelte per nulla. Il front office è stato dunque costretto a concedergli ciò che voleva.

Ovviamente con tutti questi soldi spesi per tre pedine non si possono mantenere giocatori: la pedina sacrificata è stata J.J Redick, il quale si è accasato ai New Orleans Pelicans. Sarà quasi impossibile sostituirlo dal perimetro, zona dove i Sixers soffrono abbastanza ma nel quale sperano di trovare buoni interpreti in Harris, Richardson e Horford.
Se si vuole competere nell’NBA bisogna stare al passo dei propri vicini, in questo caso Milwaukee, Toronto e Boston: Philly l’ha fatto, il vero costo è stato il denaro.