NBA 2019/2020: la presentazione del roster dei Minnesota Timberwolves

I Minnesota Timberwolves che si presentano ai nastri di partenza della stagione 2019/2020 sono una squadra completamente diversa da quella che ha terminato l’annata passata, tanto nel roster quanto nel front office. Il 2018/2019 nel Minnesota è stato, per usare un eufemismo, al di sotto delle aspettative: nel settembre 2018 Jimmy Butler richiede una trade al suo mentore Tom Thibodeau. La decisione di quest’ultimo di non accontentarlo immediatamente e di trascinare la querelle fino a stagione inoltrata distrugge sostanzialmente ogni tipo di chimica presente nello spogliatoio dei Timberwolves, azzoppando di fatto la loro stagione. A gennaio arriva Ryan Saunders: i numerosi infortuni occorsi a vari elementi chiave della rotazione (Covington su tutti), uniti alla completa inesperienza dell’HC ad interim, hanno portato la squadra a terminare con un record di 36 vittorie e 46 sconfitte, ben lontani dai playoffs e dai risultati ottenuti nella stagione precedente.

LA PRESENTAZIONE DI TUTTE LE ALTRE SQUADRE

RECORD 2018/2019: 36-46, fallita la qualificazione ai playoffs.

ARRIVI: Jarrett Culver (Draft), Jake Layman (trade), Jordan Bell (free agency), Shabazz Napier (trade).

PARTENZE: Tyus Jones, Derrick Rose, Taj Gibson, Dario Saric.

PROBABILE QUINTETTO 2019/2020: Teague, Okogie, Wiggins, Covington, Towns.

PANCHINA 2019/2020: Napier, Wallace, Culver, Nowell, Graham, Layman, Bates-Diop, Bell, Vonleh, Dieng, Reid.

Il licenziamento di Thibodeau ha costretto Glen Taylor, proprietario della franchigia dal 1994, a cercare per la terza volta in sei anni un nuovo President of the Basketball Operations: la decisione è ricaduta su Gersson Rosas, ex assistente di Daryl Morey agli Houston Rockets. Le priorità di Rosas nei primi mesi dalla sua assunzione sono state principalmente due: costruire un front office e un coaching staff capaci di proiettare i Timberwolves ai vertici della lega e migliorare il roster per renderlo più competitivo rispetto agli anni precedenti, possibilmente acquistando una stella. Nella sua visione, abbastanza influenzata da quella di Daryl Morey, l’unico modo per competere in NBA è cercando di accumulare il maggior numero di star player possibili, e ogni movimento del roster dev’essere effettuato in tal senso. Le mosse piuttosto intraprendenti compiute nei primi mesi sono decisamente sintomo di questa mentalità.

Nella costruzione del roster Rosas e i suoi si sono dimostrati, almeno nelle intenzioni, estremamente audaci e ingegnosi. Già durante il draft, hanno optato per fare trade up con i Phoenix Suns, cedendo la scelta 11 e Dario Saric in cambio della scelta 6. La volontà era probabilmente quella di scegliere la point guard Darius Garland ma, essendo già stato preso dai Cleveland Cavaliers con la 5, i Timberwolves si sono alla fine lanciati su Jarret Culver di Texas Tech, una shooting guard con buoni istinti da creatore di gioco. Nei giorni successivi è venuto a galla l’interesse nel firmare D’Angelo Russell in una difficilissima sign and trade con i Nets: per attuarla sarebbe probabilmente stato necessario scaricare il contratto di Andrew Wiggins o di almeno uno tra Gorgui Dieng e Jeff Teague assieme a una serie di contratti relativamente più economici, come quelli di Josh Okogie e Keita Bates-Diop. Nonostante la volontà di Russell di giocare con Karl-Anthony Towns, uno dei suoi migliori amici, la difficoltà di esecuzione di uno scambio simile e l’inserimento dei Golden State Warriors hanno permesso a questi ultimi di firmare l’ex Laker, lasciando sostanzialmente i Timberwolves con un pugno di mosche.

Sfumata la possibilità di arrivare a un All-Star, ci si è lanciati su una serie di firme di giocatori “minori”, giovani e con contratti brevi e facilmente inseribili in trade durante la stagione. Sono arrivati infatti i lunghi Jordan Bell e Noah Vonleh, chiamati sostanzialmente a sostituire con caratteristiche differenti giocatori come Saric e Taj Gibson, l’ala Jake Layman (unico a firmare un contratto pluriennale da 11 milioni complessivi in 3 anni) e le guardie Shabazz Napier e Treveon Graham, ironicamente arrivati nella sign and trade che ha portato D’Angelo Russell nella Baia. Assieme a queste firme è arrivata la rinuncia a rifirmare praticamente tutti i giocatori in scadenza: Gibson, Deng, Tolliver, Rose ma soprattutto Tyus Jones, backup di Jeff Teague nelle due stagioni precedenti e vero e proprio beniamino dei tifosi, sono stati lasciati andare a causa di contratti troppo onerosi (e dunque difficilmente scambiabili successivamente) e scarsa compatibilità con il progetto tattico dei Timberwolves.

È proprio il progetto tattico di Ryan Saunders e dei suoi assistenti a essere motivo di grande interesse. Dopo anni spesi a giocare con due lunghi “veri” in quintetto e con una sostanziale riluttanza ad affidarsi al tiro da 3 e a correre di più in transizione, Minnesota sembra finalmente pronta ad adottare uno stile di gioco più adatto al 2020 che al 1990. Nonostante nessuno dei nuovi arrivi sia un tiratore da 3 particolarmente efficiente: i Timberwolves nelle ultime cinque stagioni hanno sempre finito tra le peggiori cinque per numero di triple prese. Gran parte di questo cambiamento dovrà arrivare anche da coloro che sono rimasti: se Towns non ha mai avuto problemi a tirare (e bene) dall’arco, giocatori come Teague e soprattutto Wiggins saranno chiamati a variare moltissimo la loro shot selection, limitando i tiri dalla media (dei quali in particolare Wiggins tende ad abusare) favorendo invece le conclusioni da 3.

L’attacco dovrebbe passare molto di più dalle mani di Towns, con set disegnati per fargli ricevere la palla molto più che negli anni precedenti nei quali, nonostante il talento offensivo del quale è dotato, non è stato mai davvero il focal point dell’attacco. L’idea di massima sarebbe quella di utilizzare al meglio anche le sue doti da facilitatore e in particolare la sua capacità di trovare i taglianti, anche a causa dalla pochezza delle opzioni dei Timberwolves nel creare giochi per gli altri. Teague è tutto sommato un buon creatore di gioco ed è reduce dalla sua miglior stagione in carriera per assist per partita, ma nessun altro in quintetto è capace di crearsi con continuità un tiro dal palleggio o di mettere in ritmo i compagni di squadra: Wiggins non è mai migliorato nel giocare il pick and roll, a Covington si può chiedere quasi ogni cosa tranne ma non di iniziare l’azione, mentre Okogie e Culver sono probabilmente troppo giovani e immaturi per una responsabilità simile. L’unico giocatore oltre a Teague in grado di giocare da initiator è Napier, che però non ha mai avuto un ruolo superiore a quello del comprimario in nessuna squadra in cui ha giocato.

Difensivamente Towns dovrebbe essere usato in maniera simile a quella in cui lo ha impiegato Thibodeau, facendolo droppare nei P&R con l’incarico di proteggere il ferro: ciò che dovrebbe cambiare sono gli incarichi degli esterni, con una difesa che dovrebbe essere molto più switchy rispetto al passato. I Timberwolves hanno un roster pieno di giocatori in grado di cambiare su qualsiasi ruolo (eccezion fatta per le PG), e dovrebbero utilizzare questa capacità per annullare i mismatch sul perimetro e impedire le penetrazioni verso il canestro Questo aspetto sarà estremamente importante: le penetrazioni avversarie sono state una vera e propria piaga negli ultimi anni, costringendo KAT a spendere tantissimi falli e facendolo uscire prematuramente dalla partita. Secondo quanto dichiarato da Saunders stesso, la rotazione in regular season sarà a 10 uomini. Tralasciando i giocatori sicuri di avere minuti (Teague, Culver, Okogie, Wiggins, Covington, Layman e Towns), aggiungendo per mancanza di alternative Shabazz Napier e considerando Jordan Bell come wing, è chiaro come in caso di roster completamente sano uno tra Vonleh e Dieng starà seduto per 48 minuti.

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Nella migliore delle ipotesi Towns si dimostra un leader vero dentro e fuori dal campo, si mantiene su livelli accettabili difensivamente e in attacco trascina la squadra sia da scorer sia da facilitatore, entrando di diritto tra i migliori 10 giocatori NBA. Il nuovo sistema porta grandi benefici a Wiggins, che con uno spacing migliore e una squadra che corre di più riesce a limitare i tiri dal mid-range, migliorando la sua efficienza offensiva. Covington ancora una difesa a ridosso delle migliori 10 della lega, riesce a restare sano e a entrare nel First Team All-Defense. Culver si dimostra all’altezza fin dai primi mesi, Layman si rivela un comprimario eccellente, i Timberwolves vincono 45/46 partite e, complici le annate storte di Portland e San Antonio, raggiungono in maniera insperata l’ottavo posto a Ovest.
Nella peggiore delle ipotesi Covington non riesce a restare sano e Wiggins continua nella sua involuzione degli ultimi due anni, mentre Culver e Okogie si dimostrano troppo acerbi per un ruolo importante. KAT predica nel deserto in attacco, mentre in difesa i miglioramenti sono praticamente nulli, a metà stagione si fa male e i Timberwolves finiscono per vincere appena 30 partite.