NBA 2019/2020: la presentazione del roster dei Milwaukee Bucks

Giannis Antetokounmpo, Milwaukee Bucks 2018-2019 - Foto profilo FB Milwaukee Bucks

I Milwaukee Bucks non erano registrati dai radar NBA da quando Kareem Abdul-Jabbar e Oscar Robertson erano compagni di squadra: perlomeno, non lo erano fino alla stagione 2018/2019, nella quale hanno fatto tutto eccetto vincere l’anello. Sono state infatti raggiunte le 60 vittorie in regular season, con annesso primo seed ottenuto a Est. Giannis Antetokounmpo ha ricevuto l’onore di diventare MVP grazie a una dominante stagione nella quale ha messo insieme 27.7 ppg, 12.5 rpg e 5.9 apg, mettendosi sulle spalle la squadra quasi ogni nottata. I Bucks hanno invertito la tendenza per quanto riguarda il tiro dall’arco, passando dall’essere un team in 25esima posizione per triple tentate a uno addirittura in seconda. La seconda posizione rappresenta anche le triple convertite: un balzo enorme, considerando che fino a due anni erano 27esimi. Il meccanismo è stato innescato da Brook Lopez: un centro che si trasforma da attaccante di post-up a una minaccia costante dal perimetro. Difensivamente tutto è andato bene finché il greco ha imposto il ritmo, mentre Khris Middleton è fiorito definitivamente diventando un solido numero 2, oltre che un All-Star.

LA PRESENTAZIONE DI TUTTE LE ALTRE SQUADRE

RECORD 2018/2019: 60-22, eliminati 4-2 alle finali di Conference dei playoffs dai Toronto Raptors.

ARRIVI: Robin Lopez (free agency), Wesley Matthews (free agency), Kyle Korver (free agency), Dragan Bender (free agency).

PARTENZE: Malcolm Brogdon, Tony Snell, Nikola Mirotic.

PROBABILE QUINTETTO 2019/2020: Bledsoe, Matthews, Middleton, Antetokounmpo, B. Lopez. 

PANCHINA 2019/2020: Hill, Connaughton, Brown, DiVincenzo, Korver, Mason III, Ilyasova, Wilson, R. Lopez.

E’ stata una prima stagione trionfale coi Bucks per Mike Budenholzer: attuando la sua filosofia poggiata sul binomio triple-difesa è riuscito a vincere il suo secondo Coach of the Year. E’ stata inoltre la stagione inaugurale al Fiserv Forum, il quale in breve tempo è diventato la principale attrazione della città. Milwaukee ha subito fatto il vuoto sotto di sé vincendo sette partite di fila, continuando sul 19-2 per poi assumere definitivamente il timone della Eastern Conference. Il momento magico si è esteso alla postseason con 10 partite vinte su 11: tutto è terminato col collasso contro i Toronto Raptors che, seppur sotto 2-0, sono riusciti a trovare lo slancio per vincerne quattro di fila. Sappiamo tutti poi com’è andata a finire.

Il boost decisivo di cui hanno beneficiato i Bucks durante l’offseason non è stato generato dai Bucks stessi: nel Wisconsin tutti erano curiosi testimoni degli eventi di Toronto dove Kawhi Leonard ha fatto un favore a tutti abbandonando l’Eastern Conference. Per la seconda estate di fila un “boss” ha deciso di volare a Ovest, rendendo il cammino di Milwaukee leggermente meno complicato, se non addirittura semplice. Probabilmente i Bucks non hanno inviato come è stato detto una limousine a Leonard al Pearson Airport di Toronto, ma diciamo che non hanno decisamente pianto la sua partenza: l’ex Spurs è stato il principale carnefice e, vista anche una Golden State falcidiata dagli infortuni, si può dire sia costato un titolo agli uomini di Budenholzer. L’unico team al momento che si pone tra Milwaukee e giugno sono i Philadelphia 76ers.

Date soprattutto le restrizioni dovute al cap i Bucks non potevano migliorarsi ulteriormente durante l’offseason. Hanno firmato delle estensioni di contratto per mantenere lo status quo e hanno aggiunto alcuni pezzi che dovrebbero calzare con la rotazione: era l’unica cosa di cui avevano bisogno. Middleton era un unrestricted free agent, ma la chance di spalleggiare Giannis era troppo ghiotta per poter di colpo cedere il passo: quinquennale da 178 milioni di dollari, il necessario per mantenere il tiratore a Milwaukee. Il classe ’91 ha trovato il suo angolo di paradiso: può ottenere open looks grazie ai raddoppi su Antetokounmpo, può giocarsela per l’anello e, anche se tutto dovesse andare a picco, l’anno prossimo percepirebbe ugualmente 35 milioni di dollari a stagione.

L’obiettivo successivo era mantenere Malcolm Brogdon, il che si è rivelato ben più complicato: durante la stagione Eric Bledsoe ha ottenuto l’estensione, mandando cattivi segnali allo stesso Brogdon. L’idea dei Bucks era probabilmente di non mantenere due playmaker titolari, seppure fossero di qualità: Brogdon ha trovato fortuna e soldi tramite una sign and trade con gli Indiana Pacers, grazie alla quale percepirà 85 milioni in quattro anni. E’ comunque rimasto Brook Lopez al prezzo di una quadriennale da 52 milioni di dollari: il centro è stato un affare clamoroso la scorsa stagione dove, nonostante i “soli” 3.4 milioni di dollari guadagnati, è riuscito a raggiungere i suoi career high in triple segnate (37% con 6.3 tentativi a partita) e in stoppate (2.2 bpg). Il roster ha dovuto poi accogliere Robin Lopez, il fratello di Brook, con il quale andrà a formare uno spensierato frontcourt: i due non giocano insieme dai giorni di Stanford University, ormai risalenti a più di una decade fa. Robin può ancora generare rimbalzi, è un decente rim protector ed è il 15esimo della scorsa stagione se si parla di screen assists.

Come assicurazione nel tiro da tre i Bucks hanno aggiunto al carrello degli affari anche Wesley Matthews: un tiratore che marcia col 38.2% dall’arco in carriera. Una soluzione che mantiene il campo allargato e che, mangiando tanti minuti, potrebbe essere una migliore opzione di Kyle Korver, il quale deve fare i conti con l’età nonostante sia uno dei migliori tiratori di tutti i tempi. L’ex Jazz si è riunito con Budenholzer, il quale l’ha resto All-Star nel 2015. Matthews e Korver andranno a rimpiazzare Tony Snell: una delusione da quando è arrivato da Chicago, anche dopo l’estensione ricevuta. Nikola Mirotic ha deciso invece di salutare l’NBA per tornare dall’altra parte dell’oceano.

I Bucks hanno sostanzialmente salvato il core centrale del roster per almeno i prossimi tre/quattro anni: in breve tempo arriverà anche la dovuta (e meritata) estensione di Giannis. Milwaukee andrà alla conferenza dell’Est e non troverà né James né Leonard: saranno presenti solo i Sixers e i Nets, i quali tuttavia dovranno rinunciare per un anno le ambizioni al titolo causa Durant. Gli uomini di Budenholzer hanno ora la finestra per agire: sono ansiosi di iniziare a pieno equipaggiamento la nuova stagione.