NBA 2019/2020: la presentazione del roster dei Miami Heat

La passata stagione dei Miami Heat è stata contraddistinta dalla solita mediocrità che ha accompagnato la franchigia negli ultimi due anni. Mancati i playoffs per la seconda volta negli ultimi tre anni, ripetendo gli stessi errori che hanno caratterizzato le annate precedenti e rimanendo nella tanto temuta terra di nessuno che inghiotte tutte le squadre troppo forti per tankare e troppo sprovvedute per pensare di competere seriamente. Eppure, dopo una rivitalizzante offseason deliziata dalla firma di Jimmy Butler, il sole è tornato a splendere sulle bianche spiagge del South Florida.

LA PRESENTAZIONE DI TUTTE LE ALTRE SQUADRE

RECORD 2018/2019: 39-43, fallita la qualificazione ai playoffs.

ARRIVI: Jimmy Butler (free agent), Tyler Herro (Draft), Meyers Leonard (trade).

PARTENZE: Hassan Whiteside, Josh Richardson, Dwyane Wade.

PROBABILE QUINTETTO 2019/2020: Dragic, Waiters, Butler, Olynyk, Adebayo.

PANCHINA 2019/2020: Winslow, Herro, Nunn, Jones Jr., Robinson, Johnson, Okpala, Leonard, Haslem.

In un’epoca cestistica dominata dallo “Star power” e dal team-up delle stelle NBA, Jimmy Butler ha deciso di risalire la corrente diventando il leader indiscusso di una squadra disperatamente alla ricerca di un alpha che mostri la via. Butler, celebre per la sua aggressività, intensità e cattiveria agonistica, troverà un sistema di gioco estremamente conforme al suo stile. Un gioco fatto di pallacanestro maschia e agonistica, dove ogni minuto in campo viene guadagnato con fatica. Miami non solo è riuscita a guadagnare uno scorer capace di creare dal palleggio, ma ha anche amalgamato un gruppo di tiratori e specialisti difensivi motivati a cogliere la loro occasione in una conference mai così aperta.

In quest’ottica, anche le firme di due tiratori come Meyers Leonard e Tyler Herro potrebbero rivelarsi estremamente utili alla causa. L’ex Blazer è un giocatore fatto e finito, dotato di uno skillset notevole, che trova la sua massima esaltazione nel lavoro sporco a rimbalzo e nella corretta esecuzione dei blocchi, qualità che dovrebbero garantirgli subito minuti nelle rotazioni. Per quanto riguarda Herro, le evidenti carenze muscolari potrebbero limitarlo pesantemente: il giocatore non appare in grado di affrontare o sostenere alcuna marcatura NBA, ma è senza ombra di dubbio una bocca da fuoco, soprattutto dalla lunga distanza. Nota finale per i due prospetti Kendrick Nunn e KZ Okpala, tra i più classici degli esperimenti Heat. Il primo sta dimostrando in questa prime partite di essere una combo-guard dotata di buon tiro e discreta abilità nel finire al ferro, nonostante la poca visione di gioco. Il secondo è il tipico prospetto che tanto piace a Riley: tanta difesa e poco attacco, dunque l’intenzione è quella di renderlo un 3&D quantomeno presentabile a livello NBA.

Jimmy Butler, Kelly Olynyk, Bam Adebayo: questi sono i tre giocatori che sicuramente faranno parte del quintetto base dei Miami Heat 2019/2020. Per i ruoli i di PG e SG titolare è, invece, necessaria qualche considerazione. Da una parte, è impossibile negare che Justise Winslow abbia giocato la sua miglior pallacanestro da creatore di gioco, curando l’arte del pick and roll e migliorando sensibilmente le letture a difesa schierata. Dall’altra, sembra difficile trovare un partner complementare al gioco di Winslow nel caso in cui dovesse partire titolare. Stando alle dichiarazioni di Spoelstra, Winslow potrebbe essere schierato a capo della second unit alternandosi con James Johnson nel ruolo di point forward. In ogni caso, il ritorno di Dion Waiters (su cui gli Heat puntano molto più di quanto tengano a confessare) e la garanzia slovena, rendono la consacrazione di Winslow sempre più complicata.

Un aspetto chiave della questione lo giocherà il contratto di Goran Dragic. L’accordo con lo sloveno scade nel 2020 e questo sarà un ulteriore stimolo per il classe ’86 alla caccia del suo ultimo contratto oneroso: nonostante la disponibilità data, sarà difficile vederlo partire dalla panchina. Tuttavia non è da escludere l’ipotesi che Winslow e Dragic giochino contemporaneamente, con il secondo impegnato lontano dal pallone, con meno compiti offensivi e più movimento off the ball, come ai tempi di Phoenix. Nella posizione di ala piccola, dietro Jimmy Butler, entreranno a ruota Derrick Jones Jr., che può contribuire con la sua intensità, e KZ Okpala, l’oggetto misterioso di questa rosa. I due lunghi titolari, invece, saranno Kelly Olynyk e Bam Adebayo. Nel corso della partita li sostituiranno James Johnson e Meyers Leonard. Loro quattro dovranno dimostrare di poter reggere l’impatto contro lunghi più quotati all’interno della lega e questo particolare sarà uno dei punti chiave della stagione.

L’aspetto principale su cui i Miami Heat dovranno migliorare è la costanza. Lo scorso anno, nelle trenta partite tra dicembre e gennaio, la squadra di coach Spoelstra ha fatto vedere un buon basket caratterizzato dal tipico “grit and grind” di Miami che, unito a una fase offensiva sorprendentemente fluida ed efficace guidata da Winslow, ha portato a buoni risultati e ha acceso una speranza negli animi dei tifosi. Sfortunatamente, però, nelle restanti 50 partite, gli Heat hanno giocato in maniera approssimativa, confusionaria e distratta, perdendo numerose partite contro le peggiori squadre della lega e compromettendo l’accesso alla post-season. L’arrivo di Jimmy Butler, oltre a facilitare questa transizione, dovrebbe consentire agli Heat di vincere qualche partita punto a punto in più. Lo scorso anno i risultati ottenuti in queste situazioni sono stati disastrosi. Miami ha giocato ben quarantacinque incontri considerabili clutch, ovvero partite in cui il distacco è di cinque o meno punti a cinque minuti dal termine: di queste, i ragazzi di Spoelstra ne hanno vinte ventuno (46.7%). In queste occasioni Wade&Co. hanno tirato con il 66.4% ai liberi e col 21.2% da tre, piazzandosi in queste particolari statistiche al penultimo e all’ultimo posto.

Da migliorare ci sono sicuramente la percentuale nel tiro da tre (34.9%, decimo peggior dato) e soprattutto quella ai liberi (69.5%, peggior dato nella lega): da questo punto di vista, l’acquisizione di giocatori come Leonard ed il rookie Herro potrebbe aiutare. Nelle passate stagioni, gli Heat hanno schierato un numero estremamente alto di quintetti diversi. Questo a causa dei molti infortuni e per la mancanza di una gerarchia definita dei ruoli, dovuta sostanzialmente a un roster povero di talento e assemblato male, con una sovrabbondanza di determinati tipi di giocatore (guardie ball-dominant) a discapito di altri (spot-up shooters affidabili e playmakers). A tal proposito, le partenze di Wade e Hassan Whiteside (arrivato al capolinea dopo un lento declino prestazionale, passando da essere utile a risultare dannoso in pochissimo tempo), dovrebbero portare riscontri estremamente positivi in termini di pace, spaziature e minutaggio, con Spoelstra che potrà finalmente conferire ai suoi quintetti maggiore dinamismo e velocità di esecuzione, valorizzando un lungo atipico come Bam in grado di cambiare sui piccoli e correre in transizione.

Nel best-case scenario gli Heat se la giocano per il terzo posto della Eastern Conference. Arriva per Butler la quinta convocazione all’All-Star Game con la chance di entrare in quintetto NBA. Successivamente, il progetto Winslow da playmaker decolla dando così una solida alternativa a Dragic. L’ex Duke ha mostrato un miglioramento nel tiro da dietro l’arco, raddoppiando le triple segnate ad incontro (da 0.7 a 1.5) e ha consolidato le sue abilità da passatore. Inoltre, comporrebbe un trio con Adebayo e Butler molto interessante in difesa. Adebayo, invece, sarebbe uno dei candidati al MIP.
Il worst-case scenario vedrebbe Miami fuori dai playoff per la terza volta nelle ultime quattro stagioni. Vengono abbattuti dagli infortuni e continuano a subire a rimbalzo a causa dei pochi kg sotto le plance: sebbene Whiteside abbia dimostrato più volte di essere immaturo, incostante e svogliato, rimane uno dei rim protector più incisivi nella lega più spettacolare del mondo. Meyers Leonard, invece, sarebbe utile alla causa ma non possiede le caratteristiche fisiche del centro ora in forza ai Portland Trail Blazers. Dunque, a meno di un exploit di Adebayo, Miami soffrirebbe tantissimo i frontcourt avversari sotto canestro. Dunque, in questo scenario, gli Heat pieni di infortuni scivolerebbero anche dietro Toronto, Detroit e Orlando e ciò significherebbe un amarissimo nono posto.