NBA 2019/2020: la presentazione del roster dei Denver Nuggets

Nikola Jokic, Denver Nuggets 2018-2019 - Foto Profilo FB Denver Nuggets

La costante crescita dei Denver Nuggets è stata evidente all’interno di una stagione da almeno 50 vittorie e di un primo turno di successo contro i più esperti San Antonio Spurs. Il viaggio è poi terminato con un sapore decisamente più a amaro in seguito alla sconfitta in gara 7 contro una formazione dal seed più basso, ossia i Portland Trail Blazers. In tutto questo i Nuggets hanno ricevuto quasi tutto ciò che una contender sulla via dello sviluppo sperasse, soprattutto dalle prestazioni di Nikola Jokic.

LA PRESENTAZIONE DI TUTTE LE ALTRE SQUADRE

RECORD 2018/2019: 54-28, eliminati 4-3 alle semifinali di Conference dai Portland Trail Blazers.

ARRIVI: Jerami Grant (trade), Bol Bol (draft).

PARTENZE: Trey Lyles, Isaiah Thomas.

PROBABILE QUINTETTO 2019/2020: Murray, Harris, Craig, Millsap, Jokic.

PANCHINA 2019/2020: Morris, Beasley, Barton, Grant, Porter Jr., Vanderbilt, Bol, Hernangomez, Plumlee.

Il serbo grazie alla sua polivalenza si è affermato come il big man più talentuoso della Lega (se non il più talentuoso a prescindere dalle posizioni) grazie a prestazioni stellari che hanno addirittura fatto alzare qualche sguardo per quanto riguarda la corsa all’MVP di fine anno. Ha messo in piedi 20.1 ppg, 10.8 rpg e 7.3 apg all’interno di uno schema offensivo che trae benzina da lui: rarissimo al giorno d’oggi all’interno di una pallacanestro sempre più allargata dove i centri sono relegati in panchina, a semplici role players o ad ancora più banali pick-setters. La figura di Jokic ricorda a molti quella di Bill Walton, o forse quella di Vlade Divac, soprattutto a causa delle intrattenenti doti di passaggio dall’high post.

La sua co-star Jamal Murray ha avuto la stagione dell’esplosione, è stata un ottimo fit e, oltre ad essere migliorata come leader, ha fatto dei passi in avanti anche come shot-maker. I Nuggets sono stati dotati di una delle migliori difese della Lega per la maggior parte della stagione, senza contare la presenza di un backcourt solido e profondo grazie a Monte Morris e Malik Beasley, i quali hanno messo insieme 21.7 ppg partendo dalla panchina. I pareri sono stati invece contrastanti per Gary Harris: la starting-shooting guard non è affatto migliorata e in alcune capacità è addirittura peggiorata, soprattutto a causa di un infortunio che gli ha permesso di scendere sul parquet soltanto 57 volte. Stesso discorso per Will Barton che ha giocato anche meno partite (43) con addirittura minore efficienza (40.2% dal campo con 10.7 tentativi a partita). Ma tutti questi sono semplicemente peli nell’uovo: i Nuggets sono giunti ai playoffs dopo aver reso il Pepsi Center un fortino durante la regular season (34-7), conquistando il secondo round per la prima volta in questa decade; tutto ciò revisionando costantemente il roster grazie al Draft e alle trades al fine di rimanere fissi nell’attico delle contenders della Western Conference.

Quando un team NBA raggiunge un determinato livello di qualità all’interno del processo di sviluppo non bisogna far altro che continuare a percorrere quel tragitto. Ciò significa in primis ricordarsi chi ti ha portato a quel livello ed eventualmente ricompensarlo: ciò è accaduto con Murray e il GM Tim Connelly. Murray è passato dall’essere un rookie (riserva di Emmanuel Mudiay) a un’affidabile (talvolta clutch) guardia tiratrice in sole tre stagioni. Nonostante sia palesemente il playmaker titolare non è tuttavia da sottovalutare la sua flessibilità: sa giocare off the ball ed è prezioso nei momenti in cui Jokic decide di assumere il ruolo di “point-center”. Ha terminato la scorsa stagione con 18.2 ppg e 4.8 apg e ha mostrato un’ottima crescita nonostante alcuni passaggi a vuoto all’interno della postseason: ricordiamo che compierà 23 anni soltanto il prossimo febbraio. La franchigia ha deciso di premiarlo con un contratto di cinque anni da 170 milioni di dollari, scommettendo sul proseguimento della sulla crescita che, in realtà, pare un investimento sicuro. I due giocatori più importanti di Denver, Jokic e Murray, non lasceranno il Colorado (a meno di cataclismi) prima dei prossimi tre anni.

Connelly ha sostituito Masai Ujiri nel 2013 e ha ripagato i Nuggets della fiducia non sbagliando una singola operazione. Ha draftato Jokic alla numero 41 e ha assunto Mike Malone come coach. La squadra è passata dalle 33 vittorie della prima stagione alle 54 dell’ultima: ancora meglio, il roster è diventato sempre più corposo e, infine, non ci sono mai stati pesi morti da sganciare. Quest’estate i Wizards hanno cercato di seguire Connelly dopo aver licenziato Ernie Grunfeld: l’attuale GM dei Nuggets ha frequentato il college nella capitale, ha lavorato come insider dei Wizards e ha legami famigliari in questa zona; in Colorado hanno seriamente pensato alla minaccia di un suo abbandono. A salvare capra e cavoli ci ha pensato il boss dei Nuggets, Josh Kroenke, che è riuscito a persuadere Connelly con successo. Probabilmente il tutto si è risolto con una promessa di aumento, ma, molto probabilmente, Connelly si sarà ricordato che non può lasciare un lavoro non ancora completato: Denver ha un solido mix di giovani e veterani reduce da un secondo seed conquistato nella tonnara dell’Ovest.

La società ha deciso di spendere la team option da 30 milioni di dollari di Paul Millsap, il quale sarà legato ai Nuggets per un’altra stagione prima di esplorare la free-agency 2020: tanti sono i dubbi su questa manovra, inerente un’ala 35enne che, statistiche alla mano, è reduce dalla sua peggiore stagione in carriera dal lontano 2009/2010 e dall’annata in cui ha giocato meno minuti dal 2008. Millsap porta comunque una solida mentalità difensiva ed esperienza e, nonostante tutto, Denver aveva già in mente di mantenere il “flow” della scorsa stagione: in più con questa manovra sarà in grado di rimanere al di sotto della luxury tax. I minuti del veterano potrebbero essere ridotti a causa dell’arrivo di un’opzione decisamente più atletica, ossia Jerami Grant: con i Thunder il classe ’94 ha migliorato il suo tiro dall’arco ed è diventato in generale più completo; potrebbe fiorire tra le mani di Malone, dato che la squadra ha un tremendo bisogno di fisicità.

Ovviamente c’è un’altra wild card: Michael Porter Jr. La scelta al primo giro di due estati fa è rimasta seduta tutta la stagione a causa dei problemi alla schiena, in seguito ha saltato la summer League a luglio a causa di un problema minore al ginocchio (mossa probabilmente precauzionale). Nel miglior scenario un Porter in salute darà ben tre opzioni ai Nuggets nella posizione di quattro. Connelly non ha avuto a disposizione quest’estate una scelta al primo round ma è riuscito ad agguantare all’interno del secondo giro Bol Bol alla numero 44: il figlio del defunto Manute Bol ha sofferto un infortunio al piede durante la scorsa stagione ad Oregon e molte franchigie hanno visto con scetticismo un suo possibile recupero. Connelly e i Nuggets tratteranno Bol come hanno fatto con Porter: lo faranno sedere in panchina in vista della stagione 2020/2021.

L’estate dei Nuggets non è stata quindi caratterizzata da cambiamenti rivoluzionari: sono invece tre anni che in Colorado stanno battendo lo stesso ferro, ricompensando peraltro i principali attori di questa lenta ma costante ascesa. La pazienza ha permesso ai Nuggets di andare così lontano e, al momento, non esiste alcun panico che possa mettere fretta a questo processo.