NBA 2019/2020: la presentazione del roster dei Dallas Mavericks

Luka Doncic, Foto Dallas Mavericks official Facebook page Luka Doncic, Foto Dallas Mavericks official Facebook page

Se andassimo a giudicare basandoci esclusivamente sul raccolto ottenuto nella stagione 2018/2019, sarebbe inevitabile raccontare dei Dallas Mavericks in vera e propria carestia. La squadra non raggiunge i playoff dal 2016, ha concluso con un record negativo di 33-49 e subito dopo ha perso la sua guida spirituale: dopo 21 stagioni consecutive, Dirk Nowitzki non scenderà più sul parquet da giocatore professionista in NBA. Nonostante le terribili premesse, però, i Mavericks sono una delle franchigie che guardano alle prossima stagione con maggiore interesse ed ottimismo, soprattutto grazie alla presenza a roster del Rookie of the Year Luka Doncic.

LA PRESENTAZIONE DI TUTTE LE ALTRE SQUADRE

RECORD 2018/2019: 33-49, fallita la qualificazione ai playoffs.

ARRIVI: Seth Curry (free agency), Delon Wright (trade), Boban Marjanovic (free agency).

PARTENZE: Dirk Nowitzki, Trey Burke.

PROBABILE QUINTETTO 2019/2020: Wright, Doncic, Jackson, Porzingis, Powell.

PANCHINA 2019/2020: Brunson, Curry, Barea, Hardaway Jr., Lee, Broekhoff, Cleveland, Reaves, Roby, Kleber, Marjanovic.

Oltre alla possibile crescita di Doncic, Dallas guarda con occhi speranzosi anche alla stagione del ritorno di Kristaps Porzingis. Il lettone, arrivato a febbraio dai Knicks e rinnovato al massimo salariale per cinque anni in estate, è al rientro da un infortunio che lo ha tenuto lontano dai campi per oltre venti mesi e che alimenta inevitabilmente dubbi e curiosità sul suo rendimento. Dopo aver rinnovato Porzingis, Mark Cuban e Donnie Nelson si sono dati da fare in estate, aggiungendo ottimi role players come Delon Wright, Seth Curry (di ritorno dopo un anno passato ai Blazers) e Boban Marjanovic. Sono anche arrivate le estensioni necessarie a trattenere giocatori reduci da ottime annate come Dwight Powell e Maxi Kleber.

I tifosi texani si aspettavano molto da una free agency che si annunciava come la più importante da molti anni a questa parte, e dal loro istrionico proprietario. Tuttavia, i Mavericks hanno deciso di non attendere e cogliere l’occasione che gli si è presentata, puntando quindi tutto sull’asse europeo Doncic-Porzingis e formando con i nuovi acquisti un roster completo ma, soprattutto, composto da ottimi giocatori di contorno. In squadra spiccano infatti veterani come Courtney Lee e J.J. Barea (anche lui al rientro da un infortunio), oltre a giovani emergenti come Jalen Brunson, grande rivelazione dello scorso anno, e Justin Jackson. Questo senza dimenticare Dorian Finney-Smith e Tim Hardaway Jr.. Dal punto di vista del playmaking, Delon Wright sembra il giocatore perfetto per togliere pressione a Doncic in fase di creazione di gioco, aggiungendo inoltre un ottimo contributo nella sua metà campo: i suoi 196 centimetri lo rendono fisicamente ostico per qualsiasi attaccante avversario, e nella scorsa stagione ha fatto registrare il terzo miglior Defensive Box Plus/Minus della Lega tra le guardie, dietro solo a Westbrook e Simmons. Il suo tallone d’Achille resta senza dubbio il tiro da fuori, con un 33.2% in carriera da dietro l’arco che non lo rende una minaccia costante per le difese avversarie.

 

Per punti e rimbalzi, invece, citofonare a “The Unicorn” Kristaps Porzingis, in grado di dare molto anche nella difesa al ferro, e che con Dwight Powell forma un’intrigante e dinamica coppia di lunghi. Powell è un giocatore di grande energia ma non certo un intimidatore formidabile; in ogni caso resta il miglior rollante ed il miglior finisher della squadra. Il tedesco Maxi Kleber è sicuramente un difensore più intelligente e la sua dimensione perimetrale in attacco (35.3% da 3 punti nell’ultima stagione) potrebbe fargli guadagnare parecchi minuti, ma i suoi 108 kg potrebbero non essere sufficienti per reggere l’urto di centri molto fisici. Infine, il gigante buono Boban Marjanovic formerebbe, se schierato in coppia con Porzingis, una muraglia praticamente insuperabile, ma il suo minutaggio in questa Lega è sempre stato per forza di cose ridotto. La soluzione più intrigante, per molti versi, sarebbe schierare proprio Porzingis come stretch-5, inserendo nel quintetto un’ala versatile come Dorian Finney-Smith o Justin Jackson. Il lettone, prima dell’infortunio, si stava affermando come uno dei migliori rim protector NBA. Anche qui, però, i dubbi permangono: le condizioni fisiche di The Unicorn sono sufficienti per marcare ogni sera per diversi minuti centri come Joel Embiid o Steven Adams? Quanto peserebbero le energie prosciugate nella sua metà campo a livello di produzione offensiva? La sensazione è che Carlisle utilizzerà quintetti molto fluidi, nel tentativo di trovare la miglior combinazione.

Sembra non manchi nulla, specialmente considerando la bravura nella costruzione del gioco (in particolar modo offensivo) di coach Carlisle. Nonostante questo, c’è una discreta possibilità che si cerchi una stella. Ad esempio quella splendente di Bradley Beal, free agent di spicco della free agency 2021 e da un anno a questa parte continuamente inserito in rumors di vario genere. Al di là del possibile assalto a Beal, nella prossima stagione i Mavericks dovranno puntare a ritrovare efficacia nel loro gioco. Coach Carlisle, come già detto, è maestro nella gestione e nella creazione di un “flusso offensivo”, basato su continuo movimento di uomini e pallone in grado di liberare l’area per le penetrazioni degli esterni. In generale, infatti, il successo della franchigia texana si è sempre basato sulle spaziature in attacco. Uno dei problemi principali potrebbe essere legato alla presenza a roster di pochi tiratori: se escludiamo Seth Curry e Justin Jackson, non resta molto altro. Per questo motivo, sarà fondamentale sfruttare il più possibile i quintetti con Porzingis da 5. Già l’anno scorso i Mavericks hanno tirato con il 34% dal campo (28esimi nella Lega). Per migliorare da questo punto di vista, i Mavericks questa estate hanno anche aggiunto una linea da 4 punti al campo di allenamento. Queste le parole di Justin Jackson: “Ci siamo allenati tutta l’estate. Se dimostriamo di saper tirare da quella distanza, allora il coach ci lascerà provare quando saremo liberi. In ogni caso è un ottimo esercizio offensivo che serve a migliorare lo spacing”.

Gli elementi per poter ambire ad un salto di qualità a livello di gioco sembrano esserci tutti. In primo luogo, Doncic ha avuto un notevole calo quando è venuto a mancare il contributo di J.J. Barea. Per questo motivo, la presenza di un altro trattatore di palla primario come Delon Wright non potrà far altro che giovare allo sloveno, lasciandogli più spazio per muoversi senza palla e sgravandolo da un eccessivo carico offensivo. Quello che forse è più da recriminare al numero 77 nella scorsa stagione, dovuto probabilmente anche alla mancanza di alternative offensive credibili, è la shot selection. Messo a posto questo aspetto del suo gioco, Doncic potrà iniziare veramente a diventare il giocatore devastante che tutti si aspettano.

Dall’incognita data dai possibili miglioramenti di un ragazzo del ’99, si passa a quella dovuta al rientro di un giocatore dopo 20 mesi. Non riconoscere il talento di Porzingis è impossibile e affidare l’unicorno nelle sapienti mani di Rick Carisle potrebbe voler dire creare un’ arma impossibile da contrastare per chiunque. Il lettone sa praticamente fare qualsiasi cosa sul parquet e la sua sola presenze è sicura fonte di spaziature e pericolosità nella metà campo offensiva. I successi di Dallas, come noto, sono stati dovuti principalmente alla versatilità di Nowtizki, in grado di segnare sia in isolamento sia dopo aver portato il blocco. Porzingis a questo aggiunge anche la difesa, in pratica è l’inserimento perfetto per continuare sul sentiero tracciato dal tedesco. Carlisle sfrutterà la pericolosità dal perimento del lettone, un tiratore dal quasi 40% nella sua ultima stagione giocata, combinata con la capacità di Doncic di chiudere al ferro e di trovare i compagni dal palleggio. Il P&R fra le due stelle dei Mavs sarà infatti un rompicapo estremamente complesso da risolvere per tutte le difese NBA in questa stagione, visto che le caratteristiche dei due si combinano perfettamente.

Molte delle fortune dei Mavs dipenderanno da Tim Hardaway Jr.: l’ex giocatore di Knicks e Hawks è chiamato alla stagione del riscatto dopo che, rientrato a New York con la possibilità di essere la seconda punta della squadra, ha reso ben al di sotto delle aspettative. Ha dimostrato di poter essere un giocatore molto duttile: dotato di un ottimo atletismo (di famiglia), un discreto tiro perimetrale e buona capacità di costruirsi il tiro dal palleggio, può rivelarsi un comprimario importante. Sicuramente un contesto con meno pressione mediatica (conosciamo bene l’ostilità del pubblico della Grande Mela) potrà far bene al figlio d’arte; allo stesso tempo però, un po’ come fu per Harrison Barnes, il contratto firmato pesa e molto (18 milioni con player option da 18.75 a fine anno). I Mavs sperano in un’ esplosione del nativo di Miami: dalla sua Hardaway Jr. dovrà innanzitutto dimostrare di saper giocare nelle pieghe del sistema offensivo e non da suo modellatore, visto che sarà la terza punta e non avrà molta palla in mano.

Il Best-Case Scenario per i Mavericks sarebbe, più che un posto ai playoffs, la maturazione definitiva di Doncic facilitata dal rientro in piena forma di Porzingis. Dallas dovrebbe ambire ad una crescita che la porti ad essere una solida realtà da Playoff già nel 2021.
Al contrario, il Worst-Case Scenario per coach Carlisle e i suoi sarebbe uno schianto contro il “sophomore wall” di Luka, un rientro stentato di Porzingis e, più in generale, la dimostrazione di inadeguatezza del roster che costringerebbe il front office a rimescolare ulteriormente le carte. Insomma, in Texas si chiude l’era del più grande giocatore europeo di tutti i tempi e si apre quella di due che ambiscono a seguirne la strada, per riportare i Mavericks sul tetto del mondo. Certamente l’avventura parte in salita, ma fu così anche per quel biondino da Wurzburg arrivato via Milwaukee, sperando che dalla stessa semina maturi lo stesso raccolto.