NBA 2019/2020: la presentazione del roster dei Cleveland Cavaliers

Kevin Love, Cleveland Cavaliers 2017-2018 - Foto Erik Drost CC BY-SA 2.0

La seconda “prima stagione dopo la partenza di Lebron James” è stata quasi la copia carbone della prima: il “Re” lascia il suo regno, il team cade a pezzi. Ciò era senz’altro pronosticabile da una squadra costruita attorno a James che, alla ricerca di nuovi stimoli e anche invecchiato, ha mollato tutto al suo destino. Non ha sicuramente aiutato durante la scorsa stagione l’infortunio di Kevin Love che, una volta aver firmato la scorsa estate un lussuoso contratto, è sceso sul parquet soltanto 22 volte.

LA PRESENTAZIONE DI TUTTE LE ALTRE SQUADRE

RECORD 2018/2019: 19-63, fallita la qualificazione ai playoffs.

ARRIVI: Darius Garland (Draft), Kevin Porter Jr. (Draft), Dylan Windler (Draft), John Beilein (coach).

PARTENZE: J.R. Smith, Cameron Payne, David Nwaba.

PROBABILE QUINTETTO 2019/2020: Garland, Sexton, Osman, Love, Thompson.

PANCHINA 2019/2020: Clarkson, Dellavedova, Knight, Windler, Porter Jr, Zizic, Nance Jr.

Le due premesse hanno tuttavia assicurato che i Cavs si rifugiassero in una stagione di ricostruzione e che il rookie in posizione di playmaker, Collin Sexton, ricevesse tanti minuti, il che non è necessariamente un tremendo affare: dopo l’iniziale esitazione Sexton ha concluso gli ultimi due mesi e mezzo con 20 punti di media, terminando nell’All-Rookie Second Team. Stesso discorso si può fare per Cedi Osman: anche il turco ha beneficiato degli elevati minuti in campo e ha avuto i suoi buoni momenti nella sua seconda stagione NBA. Una leggera delusione è arrivata da Larry Nance Jr. che ha fallito nel compiere il successivo step nel suo plausibile percorso di miglioramento: c’è la paura che l’ex Lakers non sia nulla di più che un semplice role player che, oltre che lavorare duro, possa solo concedere al pubblico schiacciate highlight.

Per il resto non è che la stagione dei Cavs abbia avuto altri obiettivi. Il core costruito attorno a Lebron è crollato in diversi modi, oppure è sostanzialmente sparito: J.R Smith è stato sospeso per insubordinazione, Love era rotto, Hill e Korver sono stati tradati e l’unico della vecchia guardia rimasto stabilmente sul parquet è stato Tristan Thompson. I Cavaliers sono affondati a picco all’interno della Eastern Conference e per la prima volta dopo sei anni si sono ritrovati nella lotteria del Draft alla ricerca di aiuto.

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La nuova stagione vedrà John Beilein come una rivelazione: il 66enne non si è mai seduto su una panchina NBA ed è stato rispettato all’University of Michigan per la sua strategia, la sua compostezza e il suo carattere; peculiarità che serviranno alla città di Cleveland. Dato che l’Ohio non è una destinazione desiderata dai free agents (tantomeno con LeBron in squadra), sarà compito di Beilein ricostruire la franchigia tramite le scelte collegiali. Servivano rinforzi e dal Draft 2019 ne sono arrivati tre: Darius Garland, Dylan Windler e Kevin Porter Jr., tutti tramite scelte al primo round.

Garland è stato il quinto giocatore eletto allo scorso Draft e il suo infortunio al menisco l’ha limitato a sole cinque partite a Vanderbilt College. La sua storia è simile a quella di un altro giocatore che ha giocato ben poche partite al college (11 per l’esattezza) prima di approdare in NBA: Kyrie Irving. Evidentemente quelle cinque partite sono state abbastanza per il front office dei Cavs, colpito dagli istinti del giocatore. Il problema che lo concerne è la convivenza con Sexton: entrambi potrebbero giocare lontano dalla palla sebbene entrambi si sentano più a loro agio nel ruolo di uno.

Windler ha avuto invece il beneficio di quattro anni al college, guidando Belmont al torneo NCAA e sviluppandosi in un prospetto durante il suo senior year. Porter potrebbe rivelarsi per Beilein o una mina vagante o uno sfasciaspogliatoio: potrebbe essere considerato la steal del draft alla numero 30 (dei Bucks, poi girata ai Cavs), ma la scelta così alta è giustificata dal fatto che il classe 2000 ha subito una sospensione a USC a causa di un comportamento scorretto che gli è costato buona parte della stagione. Potenzialmente abbiamo davanti uno swingman (198cm) che, oltre che a portare atletismo e fisicità, può creare dal palleggio: Cleveland non aveva nulla da perdere nello scegliere lui.

I Cavs e Beilein cercheranno di trovare la quadra della situazione molto più in là. Due sono gli obiettivi a breve termini: fare scorta di più assets possibili e dare la possibilità al nuovo core di giovani di compiere errori che, come risaputo, è meglio compiere prima che dopo. Parlando di assets, Kevin Love non è partito quest’estate: non è detto, però, che finisca la prossima stagione in Ohio; sarà complicato che parta a causa della sua età, del suo salario e della sua storia con gli infortuni, ma nel caso arrivasse una buona proposta il terzo violino dei Cavs campioni 2016 potrebbe salutare.

In conclusione, è vero che LeBron James otterrà con ogni probabilità una statua fuori dalla Quicken Loans Arena, ma è altrettanto vero che non rientrerà più attraverso la porta dell’impianto. I Cavs devono trovare una forma di rispettabilità che non siano il nome e il cognome del “Re”: c’è un’altra strada, ma potrebbe essere una davvero lunga da percorrere.