NBA 2019/2020: la presentazione del roster dei Boston Celtics

Jayson Tatum, Boston Celtics 2018-2019 - Foto Erik Drost CC BY-SA 2.0

Non spesso una squadra da poco meno di 50 vittorie riesce a raggiungere le semifinali di Conference: ancora meno spesso, in caso di sconfitta, la cavalcata della squadra viene considerata come deludente. C’è tuttavia l’eccezione che conferma la regola, rappresentata dai Boston Celtics 2018/2019: erano tante le aspettative nei confronti di una squadra capace di raggiungere l’anno precedente le finali di Conference senza Kyrie Irving e Gordon Hayward. La maggior parte dell’opinione pubblica aveva la sincera visione che gli uomini di Stevens potessero quest’anno almeno raggiungere le Finals: altri addirittura credevano in una possibile vittoria dell’anello.

LA PRESENTAZIONE DI TUTTE LE ALTRE SQUADRE

RECORD 2018/2019: 49-33, eliminati 4-1 alle semifinali di Conference dai Milwaukee Bucks.

ARRIVI: Kemba Walker (free agency), Enes Kanter (free agency), Carsen Edwards (Draft), Romeo Langford (Draft), Grant Williams (Draft), Tacko Fall (free agency).

PARTENZE: Kyrie Irving, Terry Rozier, Marcus Morris, Aron Baynes, Al Horford.

PROBABILE QUINTETTO 2019/2020: Walker, Brown, Tatum, Hayward, Kanter.

PANCHINA 2019/2020: Smart, Langford, Wanamaker, Edwards, Theis, R. Williams, G. Williams.

Già prima di Natale si era capito che difficilmente gli uomini di Stevens sarebbero arrivati fino in fondo: quasi ogni giocatore della rotazione ha deluso. Irving ha avuto una stagione strana, caratterizzata sì da 23.9 ppg e 6.9 assist di media ma anche da un comportamento estremamente irascibile: ha rimproverato diversi compagni di squadra (tra cui Tatum e Brown) e ha rifiutato di rifirmare (dopo averlo promesso a tutti). Il risultato: non si è mai fatto riconoscere dallo spogliatoio per le sue doti da leader, di conseguenza la chimica non si è mai manifestata.

Che sia giusto o sbagliato la colpa è ricaduta maggiormente su Irving. A dire il vero l’ex Cavs non è l’unico a cui si possa contestare qualcosa: Jayson Tatum ha vacillato nella sua seconda stagione e non ha mai recuperato la magia che ha mostrato durante la postseason da rookie; stesso discorso per Terry Rozier, tornato un passo indietro rispetto alla scorsa stagione. Gordon Hayward, ora in salute, è sembrato in netto calo e affatto somigliante all’All-Star di Utah: è arrivato addirittura a fare il quarto violino e non è stato neanche semplice per lui partire 18 volte dalla panchina. Stesso discorso per Marcus Smart: la guardia è stata inserita nel First All-Defensive Team ma, dopo aver firmato l’anno scorso un quadriennale da 52 milioni di dollari, era lecito aspettarsi di più.

Irving ha abbandonato i Celtics per Brooklyn durante la free agency, non cogliendo decisamente nessuno di sorpresa. Alcuni fans si sono proposti di accompagnarlo addirittura all’aeroporto: la relazione è deteriorata decisamente male. Danny Ainge si è subito chiesto come si potesse sostituire uno dei migliori playmaker della Lega, estraendo Kemba Walker dal cilindro. L’ex Hornets è uno scorer talentuoso quasi quanto Irving e arriva nella città del quadrifoglio senza alcuna pressione: Charlotte poteva solo offrirgli più soldi per rimanere, ma Micheal Jordan non aveva alcuna intenzione di concedergli un max. Non fraintendeteci: Irving gli è chiaramente superiore. Walker tuttavia è un giocatore solido e ancora nel suo prime: con lui non ci sarà nessun drama, perlomeno non generato da lui.

La partenza a sorpresa non è stata quella di Irving, ma quella di Horford. Alcuni rumors hanno fatto presagire che i Celtics non sarebbero stati pronti a rinnovarlo la prossima estate: il dominicano si è messo in proprio e ha notato un’apertura in Philadelphia, pronta a spendere soldi dopo l’addio di Jimmy Butler. Il lungo ha ricevuto più soldi (quadriennale a 109 milioni di dollari) di quanti i Celtics avrebbero potuto spendere per un giocatore con ormai 33 anni: il caraibico si è unito a una contender per il titolo e può soprattutto tornare nel suo ruolo naturale di ala grande dato che il ruolo di cinque sarà ovviamente occupato da Joel Embiid. I verdi avevano un vuoto da riempire e l’hanno colmato con un biennale da 10 milioni di dollari offerto a Enes Kanter. Non è Horford ed è un pessimo rim protector, ma può vantare di un buon tocco in zona offensiva: nel giusto sistema il turco può dire la sua. Tenere Rozier aveva poco senso: il classe ’94 è volato a Charlotte tramite la sign-and trade che ha portato Walker.

I Celtics hanno cercato di allungare il roster tramite il Draft, scegliendo al secondo round Carsen Edwards: lo scoring playmaker di Purdue sembra essere una copia carbone di Rozier. Sfruttando la scorta di scelte accumulate in questi anni Ainge è riuscito a pescare altri due giocatori: Romeo Langford e Grant Williams. Il primo è una guardia tiratrice, talentuosa all’high school ma che ha giocato al di sotto delle aspettative a Indiana: Boston riserva grandi speranze in lui ai fini del programma di sviluppo. Il secondo è un’ala grande undersized che ha giocato tre anni a Tennessee, migliorando ogni anno: per lui un First All-American Team l’anno scorso (insieme a RJ Barrett, Rui Hachimura, Ja Morant e Zion Williamson) e due SEC (Southeastern Conference) player of the year.

Se Ainge e la sua squadra di scouting avessero fatto ancora centro, Edwards, Langford e Williams aiuterebbero ad annullare l’impatto delle defezioni dalla rotazione. Il GM ha anche corso il rischio inerente Tacko Fall, centro undrafted molto acerbo e limitato: senegalese alto 231cm, il front office gli darà un’occhiata il traning camp, donandolo alla G League nel caso mantenesse le aspettative dell’opinione pubblica. E’ stata un’estate di cambiamento per i Celtics: hanno perso il playmaker e il centro titolare, ma potrebbero non aver perso il loro posto in cima alla Eastern Conference.