NBA 2018/2019: Thompson e Cousins tramortiscono i Rockets, crollo Detroit contro Miami

Eric Gordon - Foto Keith Allison CC BY-SA 2.0

La notte italiana giovedì 14 marzo ha visto in scena lo svolgersi di sei partite della regular season NBA 2018/2019. Dati alla mano sembrerebbe che i Warriors abbiano più risultati senza Kevin Durant (ciò non vuole affatto dire che giochino meglio, anzi): arriva un’ulteriore conferma questa notte, dove Golden State gioca di squadra e trova 81 punti dal trio Thompson-Cousins-Curry, vincendo non senza alcuna sofferenza. Torna questa notte il connubio tripla-doppia di Westbrook-vittoria, con OKC vincente in casa contro i Brooklyn Nets. I Pistons se la giocano fino all’intervallo all’American Airlines Arena di Miami, prima di decidere di non scendere in campo per il terzo quarto, terminato con un parziale di 8-33.

Golden State Warriors-Houston Rockets 106-104

Houston ha vinto tutte e tre le precedenti sfide stagionali contro Golden State e le ultime nove gare disputate. Golden State arriva in Texas dovendo fare a meno di Kevin Durant, a riposo per una caviglia malconcia. Eppure il quarto e ultimo scontro stagionale tra le due protagoniste della finale della Western Conference 2018 vede uscire vincenti i campioni NBA in carica, guidati dai 30 punti di un Klay Thompson dalla mano calda (12 su 23 al tiro per lui con 5 su 10 da tre) e dal miglior DeMarcus Cousins della stagione, che ai 27 punti con 11 su 16 al tiro aggiunge anche 8 rimbalzi e 7 assist, dominando a lungo la gara e permettendo così agli Warriors (46-21) di mantenere a distanza i Rockets dal vertice della Western Conference, che i californiani comandano una volta di più davanti a Denver (44-22) e proprio a Houston (42-26) e Oklahoma City (42-26), appaiate al terzo posto. Golden State va all’ultimo mini-riposo sopra di 7 punti (85-78) e inizia il quarto quarto con un 7-0 di parziale che porta a +14 il vantaggio sui padroni di casa (92-78). Houston però riesce a rientrare in gara e con un gioco da tre punti di Chris Paul si riporta a un solo punto di distanza a 11 secondi dalla fine (104-103). Due liberi di Steph Curry a segno (ci sono 24 punti per lui nel giorno precedente il suo trentunesimo compleanno)  e il rimbalzo di Andre Iguodala sull’errore dalla lunetta al secondo libero di James Harden suggellano il successo degli Warriors, che così tornano alla vittoria dopo il brutto scivolone contro i Phoenix Suns e dopo una serie di partita che li ha visti inaspettatamente uscire sconfitti in sei delle precedenti 10 partite. Per i Rockets il miglior marcatore a fine serata è un James Harden da 29 punti ma con 10 su 23 al tiro e soprattutto solo 2 su 12 dalla lunga distanza; accanto a lui si mettono in luce Eric Gordon con 17 e Chris Paul con 24 ma nel post-partita le parole della point guard di coach D’Antoni fotografano la gara: “Non abbiamo giocato in maniera intelligente. Lo diciamo sempre, quando si affronta una squadra forte come Golden State, giocare duro non basta, occorre giocare in maniera furba, intelligente”.
Sempre più spesso l’inserimento di DeMarcus Cousins all’interno degli Warriors campioni in carica negli ultimi tempi era stato messo in dubbio da chi era pronto a puntare l’indice sull’ex centro di Sacramento e New Orleans come il punto debole dei californiani, troppo facilmente coinvolgibile in continui pick and roll lontano da canestro e incapace di reggere i ritmi di gioco più adeguati ai vari Curry e Durant. Il successo sui Rockets sembra aver fornito una risposta ai critici: Golden State può giocare anche a un ritmo più basso (91.50 il numero di possessi della gara, 10 in meno rispetto alla media della squadra di coach Kerr) e sfruttare così al meglio le caratteristiche del loro centro, che difatti ha risposto con una super prestazione, evidenziata tanto dal suo box score (27 punti, 8 rimbalzi, 7 assist) ma anche da alcune statistiche più avanzate, che mettono in risalto il suo impatto sulla gara. Con Cousins in campo il net rating degli Warriors è stato uno stellare +13.4, migliorando tanto in attacco (+8.9) quanto in difesa (+6.2), mentre con Cousins a riposo l’efficienza su 100 possessi di Golden State è stata addirittura negativa (-1.7).
Dal punto di vista statistico, da segnalare nella vittoria dei Warriors sul campo di Houston anche la tripla stagionale numero 200 a segno di Klay Thompson (arrivato a quota 203), che diventa così solo il secondo giocatore nella storia della NBA ad aver segnato almeno 200 canestri da tre punti in una stagione per sette anni consecutivi. L’altro? Steph Curry, ovviamente, l’altro “Splash Brother”. Quest’ultimo ha bisogno solo di altri sei punti per diventare il quinto giocatore di franchigia a raggiungere la “milestone” dei 16000 punti; le sole tre triple di serata rompono una streak di 12 partite di fila con almeno quattro triple a referto. Prossima partita: domenica notta, alla Chesapeake Energy Arena di Oklahoma City.
Da segnalare la prestazione di Clint Capela, che ha terminato la partita con l’ennesima doppia-doppia (13 punti e 13 rimbalzi). Nella giornata di ieri i Rockets hanno convertito il “two-way contract” di Daniel House in un vero e proprio contratto NBA standard. Prossima partita: sabato notte, in casa contro i Phoenix Suns.

Brooklyn Nets-Oklahoma City Thunder 96-108

Quando si parla di Russell Westbrook, ormai, non fa più notizia quando fa tripla-doppia, bensì quando non ci riesce. Nelle ultime sei partite consecutive non era riuscito nella sua specialità, quasi due settimane piene di “astinenza”. Decisamente troppe per uno che questa notte con 31 punti, 12 rimbalzi e 11 assist ha firmato la sua tripla doppia numero 26 stagionale, nonché la numero 130 della sua carriera. A fare la differenza per i Thunder, però, è stata soprattutto la terza voce statistica, quella dei passaggi vincenti: dopo un primo tempo in cui i padroni di casa erano finiti sotto anche di 17 lunghezze (42-25 a 5:07 dall’intervallo), il numero 0 ha cominciato a distribuire cioccolatini per i compagni e le percentuali di squadra nella ripresa sono decollate, passando dal 35.6% a sfiorare il 50% dal campo. “Nel primo tempo ho fatto un pessimo lavoro nel trovare i miei compagni” ha ammesso Russ dopo la partita, evitando di rispondere alle domande sul tifoso dei Jazz che lo aveva insultato e che è stato bandito a vita dall’arena di Salt Lake City. “Nel secondo ho fatto degli aggiustamenti”. Ne hanno beneficiato soprattutto Paul George con 25 punti (13 nel solo terzo quarto) e Jerami Grant con 15, permettendo ai Thunder di segnare 20 punti nei primi 3:41 del secondo tempo per cancellare i 10 punti di scarto con cui erano andati al riposo (52-42), veleggiando poi verso una vittoria che ridà loro il terzo posto a Ovest. Per i Nets ci sono i soliti 25 punti dalla panchina di Spencer Dinwiddie e i 14 con 7 assist di D’Angelo Russell, ma non sono bastati per propiziare la quinta vittoria consecutiva. “Contro una squadra del genere bisogna essere vicini alla perfezione per vincere in trasferta: stasera non siamo stati a quel livello” l’ammissione di coach Kenny Atkinson, che rimane comunque agganciato al sesto posto nella Eastern Conference.
Terza vittoria nelle ultime quattro uscite per i Thunder. Da segnalare i 13 punti di Steven Adams e l’assenza di Markieff Morris, ancora out a causa di un dolore al collo. Prossima partita: venerdì notte alla Bankers Life Fieldhouse di Indianapolis.
I Nets sono partiti forte questa notte (9-0 di parziale) per poi finire col serbatoio quasi vuoto (6 su 21 il loro prodotto nel quarto quarto). Ancora assente Shabazz Napier a causa di un affaticamento al tendine del ginocchio destro. Sconfitta che fa poco male ai Nets (36-34), dato che i Magic (31-38) al nono seed non riescono ad approfittare degli eventi, perdendo questa notte a Washington. Prossima partita: domenica notte, alla Vivint Smart Home Arena di Salt Lake City.

Detroit Pistons-Miami Heat 74-108

In favore dei Nets gioca soprattutto il crollo dei Detroit Pistons, che come loro sono scomparsi nella seconda metà di partita sul campo dei Miami Heat. Dopo essere andati all’intervallo sotto solamente di cinque lunghezze (49-54), la squadra di coach Dwane Casey è stata sommersa da un parziale di 0-21 degli avversari per aprire il secondo tempo (complici 11 errori consecutivi al tiro di Detroit, di cui otto dalla lunga distanza). Le cifre finali in attacco sono drammatiche: 36% dal campo, 8 su 37 dalla lunga distanza (di cui 1 su 17 nella ripresa), 36-51 a rimbalzo e seconda peggiore sconfitta stagionale dopo il -37 ad Indiana. E dire che anche nella partita precedente a Brooklyn erano stati tenuti a soli 75 punti segnati: “Per due gare in fila non siamo scesi in campo in modalità playoff” ha ammesso coach Casey. “Non c’entrano gli schemi, è il nostro approccio. Dobbiamo capire che a questo punto dell’anno non possiamo fare altro che lottare e giocare duro”. Devono averlo capito invece gli Heat, che hanno mandato sette giocatori in doppia cifra guidati dai 16 di un Justise Winslow diventato ormai leader del quintetto base: “I titolari sono partiti molto bene, stiamo andando nella giusta direzione. Non siamo mai stati ispirati come stasera” ha commentato coach Erik Spoelstra.
I Miami Heat (32-25) sono ancora all’ottavo seed ad Est, con due partite di vantaggio sui Magic (31-38) e due di ritardo dalla stessa Detroit (34-33). Lo 0-8 con cui gli uomini di Spoelstra hanno iniziato la gara è il miglior parziale d’inizio partita di tutta la stagione. Prossima partita: sabato notte, in casa contro i Milwaukee Bucks.
Andre Drummond è uscito per falli a 6:30 dalla fine, terminando con 5 punti e 9 rimbalzi: giunge al termine la sua streak di 19 partite di fila in doppia-doppia, con l’impossibilità di raggiungere Kevin Love (53), Dwight Howard (33) e Blake Griffin (27) in testa. I Pistons non perdevano un singolo quarto con 25 punti di scarto dal lontano 30 ottobre 2010. Prossima partita: sabato notte, in casa contro i Los Angeles Lakers.

Altre dai campi:

Prosegue il momento difficile degli Orlando Magic, sconfitti sul campo dei Washington Wizards per 90-100 nonostante la doppia-doppia di Nikola Vucevic (20 punti e 14 rimbalzi). Dopo una sfida giocata sul filo dell’equilibrio, gli ospiti capitolano nei minuti finali, mentre Bradley Beal (23 punti), Thomas Bryant (21 punti e 10 rimbalzi) e Jabari Parker (19 punti) chiudono la partita in favore degli uomini di Scott Brooks.
I Phoenix Suns cadono in casa contro gli Utah Jazz per 114-97. Prestazione convincente degli uomini di Quin Snyder che si risollevano dopo due sconfitte consecutive e restano in lotta per un posto nei playoff. La sfida si decide nell’ultimo quarto, quando gli ospiti prendono il largo grazie a Donovan Mitchell (26 punti), Rudy Gobert (18 punti e 20 rimbalzi) e Derrick Favors (18 punti), mentre ai padroni di casa non basta il solito Devin Booker (27 punti).
Netto successo infine per gli Atlanta Hawks in una partita a senso unico contro i Memphis Grizzlies chiusa sul punteggio di 111-132. Protagonisti della serata John Collins (27 punti e 12 rimbalzi) e Trae Young (22 punti), che replicano senza difficoltà ad uno scatenato CJ Miles (33 punti)

Tutti i risultati di giovedì 14 marzo

Golden State Warriors-Houston Rockets 106-104
Brooklyn Nets-Oklahoma City Thunder 96-108
Detroit Pistons-Miami Heat 74-108
Orlando Magic-Washington Wizards 90-100
Utah Jazz-Phoenix Suns 114-97
Memphis Grizzlies-Atlanta Hawks 111-132