NBA 2018/2019: i Bucks rimontano una partita storica, Gallinari e Harden trascinatori

James Harden - Foto Keith Allison CC BY-SA 2.0

La notte italiana di sabato 16 marzo ha visto in scena lo svolgersi di otto partite della regular season NBA 2018/2019. I Miami Heat hanno avuto sulla racchetta un punto molto importante per poter staccare il biglietto per i playoff: punto decisamente sprecato, dato che si fanno rimontare 23 punti dai Bucks e vengono letteralmente triturati all’interno dell’intero secondo tempo da Antetokounmpo&Co. Ai playoff (ormai si può dirlo) tornerà Danilo Gallinari, che sforna un’altra solidissima prestazione in casa contro i Bulls, sempre coadiuvato da Lou Williams e Montrezl Harrell. Houston senza più del dovuto con Paul ai box, ma alla fine la spunta al Toyota Center grazie ai 41 punti di Harden. Damian Lillard diventa il secondo scorer all-time dei Blazers durante la vittoria contro i Pelicans, mentre non bastano i 40 punti di Bradley Beal ai Wizards per evitare la sconfitta in casa contro gli Hornets di Kemba Walker.

Milwaukee Bucks-Miami Heat 113-98

Miami parte a razzo, infligge un 8-25 alla miglior squadra NBA e arriva anche al +23 sul 14-37 (a 1:00 dal termine del primo quarto): Justise Winslow è il trascinatore del quintetto di coach Spoelstra, con 11 punti e 3 su 3 dalla lunga distanza già solo nel primo quarto e con tutti i 20 punti con cui chiude la serata già a referto all’intervallo, che vede gli Heat andare al riposo sopra di 20 punti (42-62). I padroni di casa tirano il 51% dal campo e il 50% da tre punti, superano i Bucks a rimbalzo e approfittano delle loro 10 palle perse. Sembra una partita segnata, ma dall’altra parte c’è Giannis Antetokounmpo e una squadra che non è al primo posto nelle classifiche NBA per caso. Il parziale dei secondi 24 minuti dice tutto: Milwaukee-Miami 71-36, con gli Heat sostanzialmente doppiati, per tramutare uno svantaggio di 20 punti a metà gara in una vittoria di 15, una rimonta che con queste proporzioni (35 punti di differenza) non è mai stata prima compiuta nella storia NBA da una squadra sotto di 20 all’intervallo. A complicare ulteriormente le cose per gli uomini di coach Budenholzer anche il dolore al tallone d’Achille che toglie Malcolm Brogdon dalla partita dopo neppure 7 minuti: Bledsoe viene così chiamato a fare gli straordinari, resta in campo 34 minuti e chiude con 17 punti, Khris Middleton ne aggiunge 21 ma ovviamente in casa Bucks tutto inizia e finisce con Giannis Antetokounmpo, che in campo sfodera una prestazione da 33 punti, 16 rimbalzi, 9 assist, 3 stoppate e 2 recuperi e poi negli spogliatoi parla da vero leader: “Non importa se si è sotto di 20, 15 o 10 punti: bisogna continuare a giocare sempre duro, sempre al massimo, è un processo. Partite come queste dobbiamo vincerle, in trasferta non è mai facile e lo sarà ancora meno nei playoff. Ma se vogliamo essere una grande squadra dobbiamo giocare sempre duro”. Per Mike Budenholzer la chiave della rimonta del secondo tempo è da cercare prima ancora nella difesa che nell’attacco, con gli Heat tenuti al 27.5% dal campo e al 20% da tre punti, dominati tanto a rimbalzo (32-17) che negli assist (solo 5 quelli dei padroni di casa, sulla miseria di 11 canestri segnati, contro i 18 su 24 dei Bucks): “È stata la nostra difesa a fornire il carburante all’attacco”, dice l’allenatore di Milwaukee, che vede i suoi tirare il 54.5% dal campo nel secondo tempo e fare ancora meglio da tre punti (11 su19, sfiorando il 58%).
Per Milwaukee, sotto come detto anche di 23 punti, si tratta della maggior rimonta stagionale, di un punto in più rispetto a quella compiuta contro i Chicago Bulls. Soprattutto nella storia della franchigia si è trattato della partita numero 101 che i Bucks sono andati negli spogliatoi a metà gara con uno svantaggio di almeno 20 punti: non avevano mai vinto in trasferta (0-77 il record) e una sola volta in casa, spuntandola contro i New York Knicks di un solo punto (123-124) il 18 febbraio 1977. Dall’altra parte, in casa Heat, si tratta soltanto del quarto collasso nella storia della franchigia su un totale di 75 gare, dopo aver avuto un vantaggio di almeno 20 punti all’intervallo: una rimonta del genere sul parquet di casa Miami non l’aveva mai subita (51-0 il record prima del KO di questa notte). “Nel secondo tempo è andato tutto storto”, commenta un amareggiato Erik Spoelstra, “E loro sono stati bravi ad approfittarne”. Oltre ai 20 punti di Winslow, gli Heat contano i 14 di Hassan Whiteside dalla panchina, gli 11 di Josh Richardson e altri quattro giocatori a quota 10, tra cui Wade. Verrà ricordato solo il punteggio finale, e il dubbio privilegio di essere entrati nella storia dalla parte sbagliata.
Da segnalare, oltre ai 17 punti a referto già citati, anche 8 assist sministrati per Khris Middleton. George Hill è ritornato questa notte dopo nove partite di fila saltate a causa dello stiramento all’adduttore: per lui sette minuti, senza tuttavia punti a referto. Brook Lopez è giunto questa notte a 436 triple tentate in stagione: altre quattro e supererà Channing Frye come giocatore di sette piedi in questa speciale categoria. Prossima partita: domenica notte, in casa contro i Philadelphia 76ers.
I Miami Heat hanno avuto (e sprecato malamente) l’occasione per diventare la seconda squadra quest’anno oltre ai Phoenix Suns capace di battere due volte i Milwaukee Bucks. Prossima partita: domenica sera, in casa contro gli Charlotte Hornets.

Chicago Bulls-Los Angeles Clippers 121-128

Se c’è una qualità che hanno questi Clippers è l’impossibilità di farsi battere da squadre nettamente inferiori. La gara contro i Chicago Bulls ha seguito questo copione, pur avendo bisogno di una ripresa di alto livello per avere ragione degli ospiti. Dopo aver chiuso il primo tempo sotto di sei lunghezze (63-57), i padroni di casa hanno cambiato marcia confezionando il miglior quarto della stagione con 45 punti, 12 dei quali portano la firma di un eccellente Danilo Gallinari. Il numero 8 dei Clippers ha chiuso ancora una volta come miglior marcatore dei suoi con 27 punti, frutto di un’ottima serata al tiro con 10 su 14 dal campo e 4 su 4 da tre punti, a cui ha aggiunto anche 7 rimbalzi e un +15 di plus-minus nei 34 minuti passati in campo. Il suo contributo insieme alle tre triple di Landry Shamet hanno dato il via a un parziale di 4-19 per aprire il secondo tempo che ha completamente ribaltato la sfida, permettendo poi ai vari Montrezl Harrell (26 punti) e Lou Williams (21) di mantenere il vantaggio nei minuti in cui sono scese in campo le panchine. Ad aggiungere pepe al terzo quarto ci hanno pensato i due allenatori, Doc Rivers e Jim Boylen: i due hanno incominciato a litigare a centrocampo a causa di un fallo fischiato a Harrell e sono stati entrambi espulsi quando mancavano 1:10 all’ultimo riposo. Un contrattempo che non ha impedito ai losangelini di vincere la sesta partita nelle ultime sette, rimanendo in piena corsa per il sesto posto a Ovest (occupato a quota 40-29 dagli Spurs) pur occupando al momento l’ottavo (40-30, ma con sei partite di vantaggio su Sacramento a quota 33-35). Per i Bulls ci sono i 31 punti di Zach LaVine e i 22 di Robin Lopez, ma dopo un primo tempo con dieci parità e 22 avvicendamenti nella guida del punteggio, non sono riusciti a sostenere il peso dell’attacco dei Clippers, tra cui si sono fatti notare i 17 punti realizzati dal rookie Shai Gilgeous-Alexander.
I Clippers giungono alla loro sesta vittoria nelle ultime 7 partite disputate, la nona nelle ultime 12 se si estende il dato. Con le sue tre triple su sei tentativi Landry Shamet continua a condurre la classifica dei rookie per quanto riguarda triple a referto (140) e percentuale dall’arco (42.2 %). Prossima partita: lunedì notte, in casa contro i Brooklyn Nets.
Quarta sconfitta consecutiva per i Bulls. Zach LaVine ha raggiunto la sua partita numero 46 in stagione con 20 o più punti a referto: è il quinto miglior giocatore in canotta Bulls in questa statistica negli ultimi 20 anni. Prossima partita: domenica sera, al Golden 1 Center di Sacramento.

Phoenix Suns-Houston Rockets 102-108

Senza Chris Paul tenuto a riposo in quella che si pensava potesse essere una partita tutto sommato agevole, gli Houston Rockets hanno bisogno del miglior James Harden per avere la meglio solo nel finale contro i Phoenix Suns. Il top scorer NBA chiude la sua gara con 41 punti, 9 rimbalzi, 11 assist, 6 recuperi e 3 stoppate: una prestazione a 360° che spinge i suoi Rockets al decimo successo nelle ultime 11 gare e allunga a 10 la striscia di vittorie consecutive di Houston su Phoenix. Mike D’Antoni però non è contento: “Nelle ultime cinque gare il nostro livello di attenzione e concentrazione non è dove dovrebbe essere”, dice. “Quando iniziano i playoff, non possiamo pensare di poter accendere l’interruttore e iniziare a giocare bene”. A non funzionare, in casa Rockets, è l’arma offensiva principale, ovvero il tiro da tre punti: Houston chiude con solo 11 su 40 dall’arco, ma gli undici centri sono sufficienti ad allungare a 42 partite consecutive la striscia di gare con almeno dieci triple a segno, la seconda di sempre dopo quella stabilita sempre dalla squadra di D’Antoni lo scorso anno (a quota 55). A dare una mano ad Harden ci hanno pensato Eric Gordon con 19 punti e l’ottimo Danuel House, alla prima partita con i Rockets dopo due mesi di G-League e già capace di mettere a referto 18 punti. Il migliore dei Suns è Devin Booker con 29 punti, 22 sono quelli di Kelly Oubre Jr, mentre DeAndre Ayton chiude in doppia-doppia con 17 punti e 14 rimbalzi.
I Rockets al terzo seed (43-26) mantengono mezza gara di vantaggio sui Blazers quarti (42-26) e, soprattutto, una gara piena di vantaggio su OKC (42-27): arrivare al terzo o al quarto seed significherebbe non incontrare Golden State prima delle papabili Western Conference Finals. Prossima partita: lunedì notte, in casa contro i Minnesota T’Wolves.
Seconda sconfitta consecutiva per i Suns, privi di Tyler Johnson a causa di un dolore al ginocchio destro. Richaun Holmes è stato costretto a uscire a nove minuti e mezzo dalla fine a causa di una collisione con James Harden, in seguito alla quale si è provocato un infortunio alla caviglia. Prossima partita: domenica notte, allo Smoothie King Center di New Orleans.

Portland Trail Blazers-New Orleans Pelicans 122-110

Anche la matematica dice che 47 punti sono più di 45 e allora poco conta che per farne 47 in casa Portland occorre sommare le prestazioni del magico duo Lillard-McCollum mentre tra gli avversari i 45 sono tutti farina del sacco di Julius Randle, che chiude con il suo massimo in carriera (compreso anche il massimo per un singolo quarto, il primo, in cui ne segna già 21) cui aggiunge 11 rimbalzi e 6 assist. New Orleans ha bisogno dei suoi punti e di quelli di un Elfrid Payton giunto alla terza tripla-doppia consecutiva con 14 punti, 12 rimbalzi e ben 16 assist (suo massimo di sempre) vistele assenze di Anthony Davis (tenuto ancora a riposo) e della coppia Jrue Holiday-E’Twaun Moore,che coach Gentry realisticamente non si aspetta di vedere più in campo da qui a fine stagione. In campo c’era ed è entrato nella storia dei Blazers, invece, Damian Lillard, che con i suoi 24 punti è salito al secondo posto nella lista dei marcatori all-time della franchigia dell’Oregon (12584 punti), superando LaMarcus Aldridge e mettendosi quindi alla caccia di Clyde Drexler (primo a 18.040). “Un grandissimo onore, pensando a quanti campioni hanno indossato questa maglia: ora me ne manca solo uno da superare”, le parole bellicose del numero 0 dei Blazers.
Da segnalare le prestazioni di Enes Kanter e Rodney Hood, entrambi con 17 punti a referto, a contribuire al miglioramento del record di Portland, che in seguito all’All-Star break è di 8-3. Dopo essere stati “sweepati” al primo turno dei playoff dell’anno scorso dagli stessi Pelicans, gli uomini di Stotts concludono la season-series vincendola per 3-0. Prossima partita: domenica notte, allìAT&T Center di San Antonio.
Quinta sconfitta consecutiva per i Pelicans, che hanno fatto una fatica tremenda dalla linea della carità, tirando soltanto 12 su 25. Da segnalare questa notte i 16 punti di Frank Jackson e i 10 punti a referto di Jahlil Okafor. Prossima partita: domenica notte, allo Smoothie King Center di New Orleans.

Charlotte Hornets-Washington Wizards 116-110

Questo è esattamente il tipo di partite che Charlotte deve vincere se vuole andare ai playoff: in trasferta, contro una squadra diretta concorrente e in maniera convincente, grazie a un primo quarto da 40 punti. Di sicuro hanno influito i tre giorni di riposo avuti dagli Hornets prima di questo match, nel quale Kemba Walker ha chiuso con 28 punti (pur con 11 su 30), Jeremy Lamb lo ha accompagnato con 18 e 8 rimbalzi e i francesi Nicolas Batum e Tony Parker ne hanno messi 16 a testa. Per gli Wizards tutto si può dire tranne che Bradley Beal non ci abbia provato: la guardia orfana di John Wall è rimasta in campo per quasi 45 minuti, chiudendo con 40 punti (15 su 29 al tiro, 7 su 13 da tre), 5 rimbalzi, 5 assist e 5 palle perse, seguito dai 20 di Jeff Green e dai 17 con 11 rimbalzi di Jabari Parker, pur all’interno di una panchina battuta 57-33 da quella degli avversari. “Abbiamo avuto la possibilità di salvare la situazione, ma non è stata la nostra notte” ha commentato coach Brooks. “Abbiamo combattuto e reso le cose interessanti, ma ci sono mancati un paio di possessi difensivi”. Coach Borrego, invece, è semplicemente felice di non dover incontrare più un incubo come Beal: “Sono stanco di vedere Washington e soprattutto lui: buona fortuna al resto della NBA nel cercare di fermarlo”.
Gli Charlotte Hornets hanno approfittato delle 17 palle perse dai Wizards, che hanno condotto a ben 27 punti. Non della partita Micheal Kidd-Gilchrist (seconda partita di fila saltata a causa di uno stiramento al ginocchio sinistro) e Cody Zeller (anche per lui seconda partita consecutiva, a causa di un dolore al ginocchio sinistro). Prossima partita: domenica sera, all’American Airlines Arena di Miami.
Quarto quarantello di stagione per Bradley Beal, in una partita dove i Wizards cadono sul 2-11 per quanto riguarda le seconde partite di un back-to-back. Tomas Satoransky è stato costretto a uscire poco dopo l’intervallo a causa di una commozione cerebrale. Prossima partita: domenica notte, in casa contro i Memphis Grizzlies.

Altre dai campi:

I San Antonio Spurs (settimo successo consecutivo), superano agevolmente in casa i New York Knicks per 83-109, in un match che li ha visti essere avanti già di 15 punti all’intervallo. Marco Belinelli offre un buon contributo dalla panchina, chiudendo con 12 punti, 3 assist e 2 rimbalzi in 21 minuti di gioco.
Restando sempre nella Eastern Conference vittoria importante in ottica terzo posto per i Philadelphia 76ers (44-25), che sorpassano nuovamente gli Indiana Pacers (44-25) grazie al successo per 114-123 contro i Sacramento Kings. Decisivo Joel Embiid, che mette a referto una doppia-doppia da 21 punti e 17 rimbalzi, ma ottima partita anche da parte di Jimmy Butler, che è il miglior marcatore con 22 punti.
Senza LeBron James, tenuto a riposo nel back to back, cadono i Los Angeles Lakers, che vengono sconfitti 97-111 dai Detroit Pistons (23 punti di Langston Galloway).

Tutti i risultati di sabato 16 marzo

Milwaukee Bucks-Miami Heat 113-98
Chicago Bulls-Los Angeles Clippers 121-128
Phoenix Suns-Houston Rockets 102-108
Portland Trail Blazers-New Orleans Pelicans 122-110
Charlotte Hornets-Washington Wizards 116-110
New York Knicks-San Antonio Spurs 83-109
Sacramento Kings-Philadelphia 76ers 114-123
Los Angeles Lakers-Detroit Pistons 97-111