NBA 2018/2019: Atlanta vince con un altro buzzer-beater di Young, i Clippers terminano un mese da favola

Trae Young, USA U18 - Foto "fiba.basketball"

La notte italiana tra domenica 31 marzo e lunedì 1 aprile ha visto in scena lo svolgersi di sette partite della regular season NBA 2018/2019. Continua il momento di crisi degli Oklahoma City Thunder, sconfitti a domicilio dai Dallas Mavericks: decisivi Burke e Brunson, mentre ciò che manca a Westbrook e compagni è decisamente la lucidità. Terminano un meraviglioso mese di marzo i Clippers (13-2) battendo i Grizzlies con un solidissimo ed efficientissimo Danilo Gallinari da 27 punto con 11 tiri. Il buzzer-beater di Trae Young batte al Fiserv Forum all’overtime dei Milwaukee Bucks che hanno esibito ampio turnover nella rotazione: il canestro del rookie, seppur rocambolesco, dimostra una sua capacità di tocco fuori dal comune. I Warriors massacrano gli Hornets alla Oracle Arena grazie a 49 punti combinati degli Splash Brothers, mentre i Nuggets non riescono a tenere il medesimo passo in ottica primo seed a causa della sconfitta contro i Wizards.

 

LE CLASSIFICHE DELLE CONFERENCE

 

Dallas Mavericks-Oklahoma City Thunder 106-103 

Neanche quando il calendario sembra giocare a loro vantaggio gli Oklahoma City Thunder riescono a tirarsi fuori da questo periodo difficile. Impegnati in casa contro una squadra con un pessimo record in trasferta, senza il proprio miglior giocatore e con un maggiore interesse a perdere che a vincere, Russell Westbrook e soci non sono comunque riusciti a vincere, cedendo per la settima volta nelle ultime otto gare. A nulla è servita una rimonta nell’ultimo quarto cominciata dal -9 e culminata con il sorpasso a due minuti dalla fine, perché dalla serie di botta e risposta che ne è seguita è stata Dallas a uscirne vincente, più lucida nel gestire i minuti finali grazie ai 25 punti di Trey Burke e i 18 di Jalen Brunson, seguiti dai 15 di Devin Harris e gli 11 di Dwight Powell. L’ultimo Dirk Nowitzki di scena a Oklahoma City non riesce ad arrivare alla doppia cifra per punti (anche perché sbaglia otto tiri su 10) ma tira giù la bellezza di 13 rimbalzi, aiutando Dallas a vincere sorprendentemente la lotta a rimbalzo nonostante la presenza di uno come Steven Adams. Il neozelandese è il più concreto e il più in forma dei Thunder, si fa trovare sempre pronto (20 punti) e regala extra possessi ai compagni (15 rimbalzi di cui nove in attacco), ma proprio gli ultimi due vengono sprecati da Paul George (migliore dei suoi con 27 punti e 11 rimbalzi) e Dennis Schröder (8 con 3 su 11 al tiro) e condannano OKC alla sconfitta. Una sequenza finale cominciata da una quasi palla persa di Russell Westbrook, ancora una volta in tripla-doppia (25 punti, 11 rimbalzi e 11 assist) e ancora una volta impreciso nel finale, per una squadra che sembra aver perso del tutto il ritmo offensivo e l’identità difensiva. I playoff sono assicurati, ma di sicuro gli uomini di Billy Donovan non ci arrivano in buone condizioni: se la regular season finisse oggi, al primo turno si troverebbero di fronte l’ex Kevin Durant e i suoi Golden State Warriors.

Dirk Nowitzki dà subito un saggio della sua immensa classe andando a segno dal perimetro, mentre OKC litiga con il canestro e sbaglia i primi sette tiri, alcuni addirittura da pochi centimetri, ritardando di quasi tre minuti l’accomodamento dei propri tifosi sugli spalti dopo la tradizionale “attesa” del primo canestro dei padroni di casa. Dopo un paio di giocate di Steven Adams e il primo squillo di Paul George, però, i Thunder si spengono e Dallas ne approfitta pur senza fare nulla di eccezionale: Trey Burke esce dalla panchina per i Mavs e segna 8 punti, mandando i suoi al primo riposo lungo sul 31-24 anche perché OKC tira 1 su 8 dalla lunga distanza.
Neanche all’inizio del secondo quarto OKC sembra trovare alcun tipo di ritmo in attacco, per quanto la difesa dei Mavs non sia esattamente ermetica. Diversa la questione per quanto riguarda la fase offensiva di Dallas, dove con un minimo di esecuzione riescono a trovare comunque discrete soluzioni, complice l’approccio poco convinto dei Thunder. Senza neanche accorgersene i Mavs vanno avanti di 14 lunghezze (51-37 a 5:05 dall’intervallo) e costringono coach Donovan al timeout, alla ricerca di una qualsiasi scintilla per far ripartire i suoi. Evidentemente l’allenatore di OKC riesce a trovarla in panchina, perché nel giro di pochi minuti i padroni di casa tornano a -6 grazie ai canestri di George che sale in fretta a quota 17. Anche Westbrook si mette definitivamente in partita, prima segnando un canestro incredibile rimanendo in aria una vita, poi mandando Adams a schiacciare: all’intervallo i Mavs sono avanti solo di due sul 58-56.

I Mavs si mantengono avanti a inizio secondo tempo, ma vengono raggiunti quando dalla panchina si alza il veteranissimo Raymond Felton, peraltro ex della sfida. Il suo canestro in faccia a Nowitzki costringe coach Carlisle al timeout sul 62-62, con il suo avversario in panchina che sperimenta una strutturazione a tre guardie con lui, Westbrook e Schröder insieme a George e Adams. L’esperimento funziona soprattutto perché Adams è in grande serata, ma i Mavs comunque non mollano il colpo mettendo brevemente anche la testa avanti, pur venendo immediatamente ripresi da Westbrook che si prende un fallo tecnico (il diciassettesimo della sua stagione) per una sbracciata ai danni di Devin Harris. L’uscita del numero 0 per un mini-riposo fa il paio con un parziale di Dallas, che grazie a una super tripla di Burke entra nell’ultimo quarto con cinque lunghezze di vantaggio (80-75).
La frazione finale si apre con Harris che litiga con tutti (arbitri, avversari e ferro), momento della gara a cui mette fine Nowitzki andando a segno dalla lunga distanza e giocandosela in post contro il connazionale Schröder. Oklahoma City però sembra aver perso lo spirito che aveva contrassegnato la rimonta sul finale del primo tempo e Dallas continua a macinare la sua pallacanestro, arrivando anche sul +9 con un parziale di 9-2. Un paio di giocate difensive di George accendono i padroni di casa, sfruttando i secondi possessi per riportarsi a contatto e due triple di Jerami Grant per forzare il timeout degli avversari, rientrando sul -1. I Thunder mancano per diverse volte il canestro del sorpasso, ma vanno avanti grazie a due liberi di Paul George entrando negli ultimi due minuti di gioco. Gli arbitri però fischiano un fallo dubbio su Westbrook per un tuffo su una palla vagante e Dallas, dopo il pareggio, va anche avanti con Burke. A quel punto George di classe si prende lo step back del 100-101, ma Brunson risponde a 49 secondi dalla fine con il contro-sorpasso. La difesa dei Mavs si perde completamente Grant a centro area su una banale rimessa da fondo campo, ma Brunson tira fuori dal nulla una grande accellerazione che porta Powell a schiacciare l’ennesimo sorpasso a 21 secondi dalla fine. Il possesso successivo di OKC è rocambolesco: Adams regala di fatto ai compagni due possibilità per tirare con una giocata di energia dietro l’altra, ma prima Schröder e poi George sbagliano dall’arco. Broekhoff segna i due liberi procuratisi a rimbalzo e manda i suoi sul +3 e, senza più timeout, Westbrook deve prendersi un tiro da dieci metri: la sua conclusione trova solo il secondo ferro.

I Dallas Mavericks vincono su un campo notoriamente ostico, anche se reduci da un record di 3-17 nelle loro ultime 20 partite di regular season. Courtney Lee è partita titolare in quintetto al posto di Luka Doncic (contusione alla coscia destra). Prossima partita: martedì notte, in casa contro i Philadelphia 76ers.

OKC perde per la settima volta nelle ultime otto gare. Come già accennato, Westbrook ha pescato il tecnico numero 17 della regular season: uno in più e scatterebbe la sua seconda sospensione per una gara; per quanto riguarda le triple-doppie, il numero 0 ha fatto segnare questa notte la numero 134 in carriera, giungendo a sole quattro lunghezze da Magic Johnson. Prossima partita: mercoledì notte, in casa contro i Los Angeles Lakers.

 

Memphis Grizzlies-Los Angeles Clippers 96-113

Dopo aver saltato una partita per un riposo precauzionale dovuto al dolore al piede, Danilo Gallinari torna in campo e tranquillizza tutti sul suo stato di salute con una prestazione da autentico MVP chiusa con 27 punti nell’importante vittoria dei suoi Clippers (47-31), alla ricerca della miglior testa di serie possibile in vista dei playoff e ora vicinissimi (una vittoria in più ma anche una sconfitta in più) al quinto posto degli Utah Jazz (46-30). Non è solo Gallinari a girare a pieno regime nella squadra di coach Rivers, come dimostrano le 13 vittorie nelle ultime 15 gare disputate dai losangelini (miglior mese di sempre, eguagliando il precedente stabilito nel 2014), ma il numero 8 dei Clippers confeziona l’ennesima prestazione simbolo della sua pallacanestro: pochi tiri (solo 11, di cui 6 mandati a bersaglio), clamoroso talento nell’andare in lunetta (14 su 16 contro i Grizzlies, per un tiratore da 90.6%) e la capacità di contribuire in tanti modi oltre all’aspetto realizzativo, come testimoniato dai suoi 15 rimbalzi, massimo stagionale. Ancora una volta la panchina dei Clippers dà un contributo fondamentale alla vittoria: ci sono 20 punti per Montrezl Harrell (con 10 su 11 dalla lunetta), 17 per Lou Williams e 15 per Jeff Green (36-56 il confronto nella produzione offensiva delle due second unit). Già senza Mike Conley, i Grizzlies perdono anche Jonas Valanciunas per un infortunio alla gamba destra e metà del terzo quarto, quando i Clippers volano sul massimo vantaggio serale (55-81 a 3:50 dal termine del terzo quarto). Per gli ospiti ci sono 20 punti di Delon Wright e 17 di Chandler Parsons, che non bastano di fronte a questi Clippers, sempre più lanciati verso dei playoff da protagonisti.

Se si volesse allungare lo “stretch” di partite dei Clippers anche oltre il mese di marzo, risulterebbe che gli uomini di coach Rivers stiano marciando con un record di 17-5 dalla trade deadline (7 febbraio). Nelle partite in cui Los Angeles riesce a prendere più rimbalzi degli avversari il record è di 36-6. Prossima partita: giovedì notte, in casa contro gli Houston Rockets.

Non c’è mai stata partita per i Grizzlies, che hanno rincorso per tutta la gara, eccetto in seguito al loro primo canestro. Senza Mike Conley il record degli uomini di coach Bickerstaff scema sull’1-6; sempre parlando di record, sono 11-27 e 8-16 i record rispettivamente in trasferta e contro avversari dell’Ovest. Prossima partita: giovedì notte, al Moda Center di Portland.

 

Milwaukee Bucks-Atlanta Hawks 135-136 OT

Oramai Trae Young ci ha preso gusto: dopo il canestro della vittoria contro Philadelphia, il rookie degli Atlanta Hawks ha realizzato un altro tiro decisivo, mandando a segno un incredibile buzzer beater al termine di un supplementare per battere i Milwaukee Bucks. La dinamica del canestro, peraltro, è stata a dir poco rocambolesca: sotto di uno a 1.1 secondi dalla fine, l’altro rookie Kevin Huerter ha tentato un lob a centro area verso John Collins sul quale però Brook Lopez (unico titolare in campo per coach Budenholzer, che ha concesso una gara di riposo a Giannis Antetokounmpo, Khris Middleton ed Eric Bledsoe) ha fatto buona guardia. Sulla sua deviazione però il più lesto è stato Trae Young, che in una frazione di secondo ha trovato la coordinazione per mandare a segno un canestro pazzesco, trovando il rimbalzo fortunato sul ferro prima di far esplodere di gioia il suo pubblico. E dire che Young aveva disputato tutt’altro che una grande partita, chiudendo solamente con 12 punti frutto di un pessimo 4 su 18 al tiro fino a quel momento, pur distribuendo 16 assist per i compagni. Decisamente meglio erano andati invece i suoi tre compagni Justin Anderson (miglior marcatore con 24 punti e 12 rimbalzi), John Collins (23+12) e Alex Len (23 punti), con quest’ultimo autore della tripla del pareggio a meno di 20 secondi dalla fine dei regolamentari che ha mandato tutti all’overtime. Gli Hawks sono riusciti a recuperare una partita che sembrava completamente irrecuperabile nel primo quarto, quando gli ospiti sono volati anche sul +23 grazie alle loro riserve (43-20 a 1:46 dal termine del primo quarto). Poco a poco però Atlanta è riuscita a rimontare, mettendo anche la testa avanti nel terzo quarto e all’inizio dell’ultimo, prima di tornare sotto di dieci lunghezze e pareggiare poi con Len. Nel supplementare, però, il miglior realizzatore degli ospiti Sterling Brown (27 punti, leader di un quintetto tutto in doppia cifra) era riuscito a realizzare il canestro del sorpasso a 1.1 secondi dalla fine, ma anche lui si è dovuto arrendere davanti alla prodezza di Young, che solo pochi secondi prima aveva realizzato un floater difficilissimo che sembrava aver dato la vittoria ai suoi: anche in un matinée domenicale di fine marzo, la NBA sa sempre offrire momenti memorabili.

Con la partita di questa notte, Vince Carter supera Karl Malone al quinto posto per più gare disputate in NBA (1488). Con i 42 punti all’interno del secondo quarto Atlanta mette in essere un record di franchigia: sono bene 14 in questa regular season i quarti da 40 o più punti, superando i 13 della stagione 1968/1969. Prossima partita: mercoledì notte, all’AT&T Center di San Antonio.

Tim Frazier ha terminato la partita con 20 punti e 15 assist: è il primo giocatore dei Bucks dal 2013, dopo Monta Ellis, a mettere a referto 20 punti con almeno 15 assist. Questa notte le ali D.J. Wilson e Bonzie Colson sono partiti per la prima volta titolari nella loro carriera. Prossima partita: martedì notte, al Barclays Center di New York.

 

Charlotte Hornets-Golden State Warriors 90-137

Una vittoria che ci voleva, per scacciare il nervosismo post-Minneapolis e per consolidare il primo posto a Ovest, provando una volta per tutte a scrollarsi di dosso i Denver Nuggets. La numero 317 degli ultimi cinque anni da favola con Steve Kerr: record NBA come rendimento su un intero lustro. Alla sirena finale per Steph Curry sono 25 punti, cinque triple e un convincente +37 di plus/minus in 27 minuti, davanti a papà Dell arrivato in città assieme ai suoi Hornets. Charlotte non entra mai in partita, perde tutti e quattro i parziali dei quarti e finisce sotto di 47 lunghezze in una gara da vincere a tutti i costi. Una scoppola che scrive la parola fine alle ambizioni di arrivare in post-season di un gruppo che in estate potrebbe essere costretto a ripartire da zero. Golden State invece fa ruotare gli uomini, ne manda sei in doppia cifra e recrimina soltanto per il nervosismo di DeMarcus Cousins, che rovina una serata praticamente perfetta. L’ex giocatore di Kings e Pelicans chiude con 8 punti e tre stoppate in 11 minuti, prima di essere mandato negli spogliatoi a metà secondo quarto dopo aver commesso un fallo giudicato “Flagrant-2” dagli arbitri su Willy Hernangomez: un colpo che non cambia l’inerzia della gara. Draymond Green è corso subito nella pancia dell’arena a fine partita a festeggiare la sua Michigan State, che nella notte ha battuto Duke e conquistato le Final Four del torneo NCAA: “Non sono sorpreso, sapevo che i miei ragazzi potevano colmare il divario tecnico con la loro esperienza”.
Serata solida anche per Klay Thompson, che ha terminato con sei triple all’interno di 24 punti. Non deve invece sporcarsi troppo le mani Kevin Durant, al quale bastano 11 punti e 9 assist. Steph Curry è giunto a otto partite consecutive con almeno cinque triple a referto, impattando un nuovo record personale in carriera: è a 335 triple segnate in stagione (la seconda migliore della sua carriera, dopo quell’irreale 2015/2016 dove mise dentro 402 triple). Quinn Cook ha aggiunto 21 punti dalla panchina mettendo a referto cinque triple. Prossima partita: mercoledì notte, in casa contro i Denver Nuggets.
Peggiore sconfitta nella storia degli Charlotte Hornets: superate due prestazione in cui avevano terminato con un -38. Il leading scorer degli Hornets, Kemba Walker, è stato tenuto a nove punti (terza partita in stagione in cui il playmaker non raggiunge la doppia cifra di punti). Il migliore tra gli uomini di Borrego e Willy Hernangomez, che ha messo a referto 22 punti (14 dalla lunetta). Prossima partita: martedì notte, alla Vivint Smart Home Arena di Salt Lake City.

 

Altre dai campi:

Cadono i San Antonio Spurs di Marco Belinelli (14 punti) contro i Sacramento Kings. Il punteggio finale di 113-106 premia Buddy Hield (26 punti) e compagni, ma la formazione di Dave Joerger è ormai già matematicamente esclusa dai playoff. Il vero rammarico per gli uomini di Gregg Popovich, tra le cui fila si distingue il solito LaMarcus Aldridge (27 punti e 18 rimbalzi), è di non approfittare della sconfitta a sorpresa degli Oklahoma City Thunder contro i Dallas Mavericks.

Successo netto ma ormai inutile dei Los Angeles Lakers in casa dei New Orleans Pelicans con il punteggio di 130-102. Sono Rajon Rondo (24 punti e 12 assist), JaVale McGee (23 punti e 16 rimbalzi) e Alex Caruso (23 punti) a trascinare alla vittoria gli uomini di Luke Walton in assenza di LeBron James, mentre Julius Randle (17 punti) è l’unico a salvarsi dei padroni di casa.

Sconfitta in volata infine per i Denver Nuggets che cadono contro i Washington Wizards per 95-90 dopo aver condotto la partita per quasi tre quarti. Troy Brown (24 punti) e la coppia formata da Jabari Parker (20 punti) e Thomas Bryant (20 punti e 14 rimbalzi) regalano un’inaspettata gioia agli ospiti. La formazione di Nikola Jokic (23 punti e 14 rimbalzi), già sicura di prendere parte ai playoff, mette invece in campo una prestazione decisamente inferiore alle proprie possibilità. (HIGHLIGHTS)

 

Tutti i risultati della notte tra domenica 31 e lunedì 1

Dallas Mavericks-Oklahoma City Thunder 106-103

Memphis Grizzlies-Los Angeles Clippers 96-113

Milwaukee Bucks-Atlanta Hawks 135-136 OT

Charlotte Hornets-Golden State Warriors 90-137

Sacramento Kings- San Antonio Spurs 113-106

Los Angeles Lakers-New Orleans Pelicans 130-102

Washington Wizards-Denver Nuggets 95-90