Marcell Jacobs: “Non mi pongo limiti, andrò più forte”

Marcell Jacobs - Foto Pagliaricci/GMT

“La vetta raggiunta ai Giochi è la base per arrivare alla prossima. Dopo il monte Everest, voglio conquistare il monte Jacobs“. Marcell Jacobs è carico e assicura, in un’intervista alla Gazzetta dello Sport, di non voler porsi “limiti”. Il campione olimpico lavora sulla “partenza, che pure negli scorsi mesi già mi ha permesso di compiere un gran salto di qualità. Insieme al mio allenatore Paolo Camossi sto sperimentando importanti novità: sono convinto mi porteranno lontano. Da sempre la mia gamba destra è meno forte della sinistra. Ma da sempre, per abitudine, in uscita dai blocchi, dove mi posiziono col piede sinistro avanti, dopo lo sparo appoggio per primo il destro. Ora, per sfruttare meglio le mie qualità, sto provando a invertire. I primi riscontri sono molto indicativi. L’OptoJump, sistema di rilevamento ottico che utilizziamo abitualmente, ha detto che la nuova fase di avvio, provata solo poche volte, è già sui livelli di quella tradizionale. Prendiamo i 60, prova della stagione indoor alle porte. In marzo, quando ho vinto gli Europei col record italiano e la miglior prestazione mondiale 2021, ho corso in 6″47. Nella finale dei Giochi sono transitato in 6″41. Sommiamo quel che, sulla carta, guadagnerò in partenza: i conti son presto fatti. E poi quanto fatto sui 100 mi fa capire che, per non esagerare con le frequenze, dovrò affrontare la distanza breve come quella lunga e, anche in questo senso, sono certo che qualcosa limerò“.

Jacobs parla della “rivalità” a distanza col primatista del mondo sui 60, lo statunitense Christian Coleman, che torna in pista dopo aver scontato 18 mesi di squalifica per controlli antidoping saltati. “Visto che mai è risultato positivo, si sentirà vittima di un’ingiustizia. Già era un tipo particolare: nemmeno salutava. Figuriamoci quanta rabbia avrà ora. Se saprà ben trasformarla, tornerà ai massimi livelli. Ma dopo uno stop così lungo non sarà facile”.

About the Author /

Romano, nato in una calda estate del 1995 mentre la capitale iniziava a scoprire Francesco Totti e Alessandro Nesta. Cresciuto tra la terra e i sassi dei campetti della periferia romana e appassionato di scrittura. Ma tra il pallone e la penna ho scelto un compromesso: scrivere di calcio