Roberto Pruzzo e Bruno Conti
Amarcord

Tanti auguri Roberto Pruzzo: i 65 anni del Bomber di Crocefieschi

Per la Roma è stato il “Bomber” per eccellenza. Nell’immaginario e lessico collettivo il suo nome è accompagnato da un’espressione sacra: “Lode a te”. Basterebbe questo per spiegare cosa ha rappresentato Roberto Pruzzo per i tifosi della Roma. L’attaccante di Crocefieschi, che oggi compie 65 anni, ha scandito a suon di gol il periodo di una squadra che passò dai bassifondi della classifica ad una finale di Coppa dei Campioni. C’è un gol di Roberto Pruzzo per ogni circostanza della Roma di quegli anni: il gol salvezza, il gol Scudetto, il gol del momentaneo pareggio contro il Liverpool in quella finale. Persino il gol eliminazione dei giallorossi dallo spareggio di Coppa Uefa. Nel suo destino c’è Genova, dove segnò il gol che valse il titolo nazionale della stagione 1982/83, ma che rappresenta soprattutto la culla calcistica dell’attaccante che vincerà tre volte il titolo capocannoniere. Come lui solo Giuseppe Meazza, Aldo Boffi, Gunnar Nordahl (che ne ha vinti addirittura cinque), Gigi Riva, Paolo Pulici, Giuseppe Signori e Michel Platini che di lui disse: “Un grande attaccante, potente e acrobatico, capace di gol bellissimi. Roba da scriverci un libro”. Un libro che inizierebbe dal settore giovanile del Genoa dove un 15enne Roberto Pruzzo venne tesserato. Nel 1973, a 18 anni, trova Luis Suarez come allenatore delle giovanili.

Segna la sua prima rete in carriera contro la Roma. E proprio la Roma subirà la sua ultima, quella dell’addio il 30 giugno 1989. Ma coincidenze a parte, Roberto Pruzzo è stato più di tutti l’uomo dei gol pesanti. Il primo il 13 marzo 1977 quando decide di testa il derby tra Genoa e Sampdoria. Col Genoa colleziona ben 143 presenze e 57 gol conquistando anche il titolo di capocannoniere della Serie B 1975-76. A maggio del 1978 è Enzo Tortora a chiedergli: “Da tempo ormai si racconta di un Pruzzo che a fine anno emigrerà per altre terre”. Sarà così: si parla di Juventus, Milan ma alla fine è la Roma di Anzalone a spuntarla e per il presidente giallorosso è l’ultimo regalo all’era Viola. Con la Roma scrive la sua di storia e quella del club: tre titoli come capocannoniere nel 1981 (18 gol), 1982 (15 gol) e 1986 (19 gol), quattro Coppe Italia (1980, 1981, 1984 e 1986), uno scudetto (1982-1983) e il record di miglior marcatore del club (106) superato solo da Francesco Totti. Per la Roma decide la salvezza con un gol allo scadere del match contro l’Atalanta il 6 maggio del 1979, lo Scudetto con il colpo di testa dell’1-1 nella sua Genova contro il Genoa. L’altro colpo di testa, quello ancora più bello, è datato 30 maggio ’84. Davanti c’era il Liverpool e la sua rete non basta per sollevare il trofeo più importante che un club possa vincere. La finale dell’Olimpico è l’unico grande rimpianto oltre alla maglia della Nazionale, vestita solamente 6 volte, nonostante le statistiche impressionanti in termini di gol fatti. Lascia la Roma alla fine della stagione 1987-88 per trasferirsi alla Fiorentina. La sua ultima (e unica in maglia viola) rete della carriera è datata 30 giugno 1989. Contesto: Spareggio Coppa Uefa. Avversaria: la sua Roma. Un ultimo scherzo del destino per una carriera unica.

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