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Wimbledon 2016, “Match of the day”: Roger Federer, oltre l’immaginabile

Roger Federer - Foto Ray Giubilo

È stata una giornata entusiasmante, una delle più avvincenti degli ultimi anni a Wimbledon. I due quarti di finale giocati sul campo Centrale sono stati un susseguirsi di emozioni continue. Splendido quello tra Murray e Tsonga. Cinque set di altissimo livello. Da tempo non si vedeva giocare così bene il francese, anche se al quinto ha pagato lo sforzo profuso per portarsi da 0-2 a 2 set pari. Dal canto suo, lo scozzese sta vivendo uno dei momenti migliori della carriera in termini di gioco espresso sul campo. Non a caso sulla sua panchina siede nuovamente Ivan Lendl, in compagnia del quale ha sollevato gli unici due trofei Slam della carriera. Sogna il terzo, ed è il favorito numero 1.

Ma che dire di Roger Federer? Per anni siamo rimasti incantati dalla bellezza del suo tennis e dal bagliore emanato dal suo talento. Trovare gli aggettivi adatti per definirlo diventava impresa via via più ardua, man mano che cresceva la portata dei suoi record. Poi anche per lui sono arrivati i primi sintomi di declino fisico, lento ma inevitabilmente inarrestabile. Roger non era più quello degli anni d’oro, quello che da Wimbledon 2005 all’Australian Open 2010 raggiunse 18 finali Slam su 19. Un record di continuità spaventoso. Quello era un Federer onnipotente, che annichiliva gli avversari semplicemente perché troppo superiore. Mentre lui volava e danzava sul campo, gli altri faticavano soltanto a seguirne i movimenti e a recepirne il genio. Superati i 30 anni, lo svizzero ha reinventato un altro personaggio di sé stesso, mostrando doti rimaste sopite negli anni del dominio. Non perché non le possedesse, ma perché non aveva bisogno di mostrarle. La testarda caparbietà di lottare su ogni palla, la ferrea volontà di aggrapparsi ad ogni punto, la tenacia e il cuore di non arrendersi agli anni che passano e agli ostacoli che crescono in altezza. La partita di oggi con Cilic ne è l’esempio calzante, un quadro di genuina umiltà retto da una cornice di passione incondizionata. Perché Roger ama il tennis, prima di tutto, tanto quanto il tennis ama lui. Il match odierno contro il croato ricordava quello degli Us Open contro Monfils nel 2014.

Ma se dopo due set la situazione di punteggio era identica, diverso era il contenuto effettivo. Quello di Flushing Meadows era un Federer in salute, reduce da discreti risultati e dalla condizione fisica certamente stabile. Sorprese, ma fino a un certo punto, la sua vittoriosa rimonta, peraltro concretizzatasi dopo due match point annullati nel quarto set. Oggi il discorso era ben diverso. Nei primi due parziali, lo svizzero è stato in grande difficoltà, più di quanto dica lo stesso punteggio (6-7 (4), 4-6). Pesante nei movimenti da fondo, lento negli spostamenti laterali, insolitamente inoffensivo con il dritto, con il quale faticava tremendamente a spingere. Dall’altra parte un Cilic simile alla versione Us Open 2014. La partita sembrava segnata. A maggior ragione quando nel terzo set il croato ha conquistato tre palle break consecutive sul 3-3. Di fatto tre match point. Ecco emergere le prime tracce di infinita classe (quella sì che non invecchia mai) dell’ex numero 1 del mondo. Federer le annulla una dietro l’altra, sale 4-3 e, nel game successivo, il primo momento di tremore del croato (doppio fallo sulla palla break) gli consente di scappare sul 5-3 e chiudere il set al servizio. Boato del Centrale, tutto per il sette volte campione. Il quarto set viaggia su un perfetto equilibrio, anche nelle palle break, due a testa, entrambe sventate. Federer si trova costretto a servire per rimanere in partita sul 5-4 e poi sul 6-5. In entrambe le occasioni salva un match point sul 30-40, aggrappandosi al servizio, unico colpo che non lo ha mai tradito nel corso dell’intera partita. Il tie-break farà palpitare i cuori anche dei più insensibili. Certamente quello di Bradley Cooper, che siede in tribuna indossando un cappello bordeaux griffato RF, tanto per ribadire la sua neutralità, non abbastanza palesata dai vigorosi incitamenti rivolti all’amico svizzero. Roger va avanti 5-3, grazie a un falco che giudica “in” una risposta di rovescio chiamata “out” dal giudice di linea. Poi 6-4, set point. Mette la prima, ma sbaglia incredibilmente un dritto da metà campo, un colpo che ha sempre giocato a occhi bendati. Ace di Cilic, e 6 pari. Tutto da rifare. Sul 7-6, l’elvetico annulla il terzo match point avversario con una coraggiosa seconda di servizio. Sarà l’ultima occasione per il croato. Il punto della svolta è senza dubbio quello giocato sul 9 pari. Con Federer in battuta, Cilic prende il comando dello scambio, fino a un rovescio lungo linea sul quale lo svizzero appare impotente.

Ma attingendo a non si sa quali risorse, aggancia la palla con un disperato quanto subdolo dritto in chop, che l’avversario non riesce a controllare. Altro set point per Federer, è il quinto. Quello giusto. Un’emozione dietro l’altra, siamo al quinto set. Roger potrebbe pagare lo sforzo degli ultimi due set, e invece sembra che i piedi viaggino meglio dell’inizio della partita. Un magico rovescio di solo polso giocato sul 3-2 riaccende l’entusiasmo del pubblico, in pausa emotiva dopo gli scompensi cardiaci causati dall’ultima ora e mezza di gioco. Sul 4-3 ancora il game della svolta, come nel terzo set. Federer sale 30-40, Cilic si salva con “servizio e dritto”. Ma il 34enne elvetico pesca un altro coniglio dal cilindro, stavolta di dritto, col quale trova un angolo acuto in barba a qualsiasi legge fisica, e ottiene un’altra palla break. Il croato, frastornato, manda largo il dritto. Roger serve per il match. Suggella la sua rimonta con due ace consecutivi, l’arma che non lo ha abbandonato sotto la tempesta e che non gli ha voltato le spalle neanche quando splendeva il sole. È l’apoteosi sul Centrale, che con fierezza perde parte del suo british aplomb per omaggiare un campione senza tempo, del quale pensavamo di conoscere ogni piccola sfaccettatura. Ma se c’è una cosa che abbiamo imparato oggi da Roger Federer, è che da Roger Federer non si smette mai di imparare. Abbiamo imparato che dove non arriva più con le gambe o con il braccio, arriva con il cuore. Senza dubbio, ha fatto nuovamente breccia in quello di tutti gli appassionati.

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