Ginnastica artistica

Vanessa Ferrari: “Tanti dubbi dopo Londra ma i soldi sono importanti”

Vanessa Ferrari - Glasgow 2015 - Foto Filippo Tomasi/FGI

“Dopo Londra non sapevo se continuare o meno. Poi ho deciso di andare avanti perché, anche senza grandi prestazioni, grazie al risultato olimpico mi avrebbero pagato per la sola partecipazione alle gare. E alla fine i soldi sono sempre importanti.” Decisa e sincera, Vanessa Ferrari. La beffa dell’Olimpiade di Londra, una medaglia di bronzo sfumata per questioni regolamentari nonostante lo stesso punteggio della russa Aliya Mustafina, ha rischiato di allontanare definitivamente l’azzurra dalla ginnastica artistica, una disciplina dove si diventa adulti troppo presto e si invecchia e diventa veterani poco dopo i venti anni. E invece la bresciana, classe 1990, a Rio ci sarà, nella speranza di riprendersi ciò che le è stato sottratto a Londra.

La qualificazione? È andata sicuramente bene considerato lo stato di forma del momento, esordisce Vanessa nell’intervista esclusiva concessa a Sportface.it dai tappetini del PalAlgeco, parlando della biglietto olimpico per Rio de Janeiro, arrivato al Mondiale di Glasgow dell’ottobre scorso. “Venivo da un periodo molto difficile, perché ho avuto anche la mononucleosi non molto tempo fa e avevo fatto fatica a recuperare. Poi di nuovo il problema al tendine d’Achille, motivo per cui sono stata un pochino ferma a dicembre e per cui, dopo la competizione a squadre che ci ha permesso la qualificazione certa, non sono scesa in pedana per le competizioni individuali.” L’annoso problema al tendine d’Achille si è riacutizzato proprio durante la competizione mondiale, ma il contributo di Vanessa, almeno nelle qualificazioni, è stato decisivo per la squadra, completata da Carlotta Ferlito, Erika Fasana, Elisa Meneghini, Tea Ugrin, Lara Mori ed Enus Mariani. Non ero nemmeno così pronta per altre gare e poi facevo addirittura fatica a camminare. In definitiva è sempre meglio evitare altri problemi fisici.” Così, nelle finali di Glasgow è stata sostituita da Enus Mariani.

A Rio la Farfalla di Orzinuovi segnerà quindi un record a livello italiano: prenotato un biglietto per la Cidade Maravilhosa, parteciperà alla terza Olimpiade dopo Pechino e Londra, fatto che nessun azzurro di questo sport era riuscito a conquistare. Nel paragone con Achille, è proprio quel tendine a tentare più volte di annichilire la Ferrari, già dalla sua prima partecipazione olimpica, dove arrivò fortemente acciaccata e vittima di una tendinite acuta, che ovviamente ne limitò performance e risultati. “Come dicevo, a dicembre sono stata ferma perché venivo da un intervento di PRP [Plasma Ricco di Piastrine, intervento con infiltrazioni di fattori di crescita, in questo caso per ricostruzione tendine], ho dovuto camminare anche con le stampelle per un breve periodo. Sono procedure che richiedono un po’ di tempo e quello era il momento migliore per poter fermare l’attività.” L’essere in ottima forma è fondamentale in qualsiasi sport, ma nella ginnastica assume maggiore rilevanza. “Quando riesco a sentirmi bene i miei punti di forza sono sicuramente il corpo libero e la trave. Però se non sto al meglio diventa tutto più difficile e per essere competitivi senza un esercizio di spicco bisogna cercare di essere ad un più che buon livello su tutti gli attrezzi.

È proprio il corpo libero una delle specialità che storicamente ha portato grandi soddisfazioni all’azzurra, una specialità dove ha inserito, dall’Olimpiade del 2012, anche un‘eponymous skill’, un esercizio riconosciuto dai regolamenti con il nome di chi lo ha inventato; purtroppo però, il corpo libero rimanda anche a ricordi molto amari, a quella medaglia persa per un fastidioso cavillo regolamentare. Il quarto posto dei Giochi Olimpici di Londra (dopo il settimo posto storico, a livello di squadra, nella finale) è dolce-amaro: il punteggio è un 14.900 che porta con sé ottime speranze ed un terzo posto a pari merito con Aliya Mustafina. Ma ecco la beffa: Vanessa è quarta, non sono ammesse parità e deve prevalere l’atleta che compie un’esecuzione migliore, rispetto a chi porta un coefficiente di difficoltà maggiore. “Io sinceramente della scorsa Olimpiade non ho rimpianti, perché ho fatto tutto quello che potevo e dovevo ed ho un bel ricordo dell’evento.” Poi con un sorriso amaro ma tono combattivo e fiero, completa il racconto: “Purtroppo quell’ultimo dettaglio mi ha privato di una medaglia che mi ero guadagnata sulla pedana. Non mi devo riscattare di nulla.

Checché ne dica a mente fredda e anni dopo, quel momento fu davvero molto difficile per Vanessa, che per la prima volta pensò seriamente al ritiro. “Inizialmente e onestamente non sapevo in quel momento se sarei tornata a gareggiare. Poi sono rientrata nel giro delle gare di Coppa del Mondo perché mi ero qualificata nelle prime otto dell’all-around di Londra e anche solo partecipando senza ottenere grandi risultati mi pagavano. Alla fine i soldi sono sempre importanti. Quindi mi sono rimessa in forma e ho gareggiato, ma una volta ricominciato non ho smesso ed eccomi qui, conclude con un sorriso.

Non aver ancora conquistato una medaglia a cinque cerchi non getta certamente ombre sul scintillante palmarès della bresciana, che ha al suo attivo ben cinque medaglie mondiali e dieci podi europee. Il momento più alto della carriera della piccolissima Vanessa arrivò da 15enne, al Mondiale di Aarhus del 2006. Ci fu un oro nel concorso generale individuale e due bronzi, al corpo libero e alle parallele asimmetriche. In testa dopo due rotazioni, la Ferrari incappò in un errore sulla amata trave, che le fece perdere la leadership della gara; Vanessa reagì di forza e con un 15.500 al corpo libero si riprese la testa della gara e quindi la medaglia d’oro. “Il Mondiale del 2006 sicuramente è stato il top di tutto. Un pensiero condiviso da Enrico Casella, direttore tecnico nazionale della ginnastica artistica femminile: “Quel campionato del Mondo resta qualcosa di unico, non solo per il risultato in sé, ma anche per come è arrivato, per tutto quello che c’è stato in quella giornata, in termini di lavoro, fatica, emozioni, sofferenza. Una durissima lotta.” Vanessa però vuole ricordare il risultato che forse più di altri ed anche più della medaglia d’oro appena raccontata le è caro, l’argento di Anversa, il Mondiale del 2013, al corpo libero: “È stato un importantissimo successo. Perché ero più grande, più consapevole, è stata una conferma e il tutto è stato gestito diversamente.”

Il risultato del 2006 assume ancora maggiori proporzioni se si pensa alle strutture di livello non adeguato con cui Vanessa Ferrari ha dovuto convivere, non solo nella sua giovinezza ma anche nella preparazione al Mondiale stesso. “Quando ho vinto i Mondiali nel 2006 io mi allenavo in una palestra che era onestamente un buco, dovevo andare spesso a Trieste o a Milano a fare dei collegiali per potermi allenare al volteggio ed al corpo libero che noi non avevamo. Ho chiesto ed ottenuto questa palestra, che abbiamo poi avuto in tempo per i mondiali del 2007 a Stoccarda.” La palestra era troppo piccola, non permetteva nemmeno di avere a disposizione una pedana per il corpo libero delle dimensioni regolamentari. Fu un suo diretto appello al presidente del Consiglio del tempo, Romano Prodi, che permise a Brescia, al Brixia (la società per la quale gareggia, fondata dall’allenatore Casella) e alla ginnastica italiana tutta di avere a disposizione un nuovissimo impianto: il PalAlgeco, una delle strutture di maggiore avanguardia in Italia. La campionessa del mondo (prima italiana di sempre a raggiungere tale traguardo), nonché Collare d’Oro del Coni e Cavaliere all’Ordine al Merito della Repubblica Italiana, diede quindi il via ad un vero e proprio sviluppo e a una nuova notorietà per la ginnastica artistica italiana. E anche grazie a lei nuove campionesse come Carlotta Ferlito ed Erika Fasana potranno già nella prossima Olimpiade tentare di conquistarsi una medaglia.

La notorietà che meriterebbe la ginnastica è ben lontana da quella che esiste ora, anche considerati alcuni programmi televisivi diventati abbastanza noti tra i giovani,” dice la Ferrari parlando del movimento italiano attuale. “Il format ‘Vite Parallele’, se da un lato è stato qualcosa di positivo perché ha dato visibilità ad uno sport diciamo minore, finisce per far ricordare di più il programma televisivo stesso che una vittoria al Mondiale e questa non mi sembra una cosa molto corretta. Però è andata così e pace,” conclude con una risata decisamente amara. Parlandoci ancora del programma televisivo di MTV, con Carlotta Ferlito indiscussa protagonista, Vanessa spiega: “A ‘Vite Parallele’ ho partecipato solo in modo secondario, ma per ora sono felice di aver fatto questa scelta; se poi verranno anche qui a Brescia vedremo se partecipare e come partecipare, perché comunque ci sono ancora gare molto importanti da fare ed ho bisogno di gestirmi e gestire la preparazione nel modo più giusto per me.

Al di là del discorso televisivo, sono state comunque numerose le conseguenze positive a livello di notorietà per quel bellissimo Mondiale. Si parla di un’attività da stilista, dell’esibizione davanti a Papa Francesco per i 70 anni del CSI, con un esercizio alla trave, o della sua biografia “Effetto Farfalla”, che le fa illuminare gli occhi. “Sicuramente il libro è qualcosa di cui sono molto orgogliosa, perché parla di me, di tutto quello che ho vissuto, e se anche ad alcune persone può non piacere quello che c’è scritto, è tutta la verità.” La velata frecciata è probabilmente diretta ad alcune polemiche nate da alcune parti del libro, in cui Vanessa racconta le enormi difficoltà che una piccola ragazzina si trova ad affrontare da ginnasta ed di quelli che per lei furono grossi problemi di alimentazione; citando un breve passaggio del libro, ‘io ero piccola, non mangiavo un granché già di mio, però ricordo di aver sofferto la fame’, si arriva fino alle perquisizioni in camera da letto per controllare la presenza di cibo non ammesso. “Nel libro c’è tutto quello che ho vissuto – spiega la Ferrari a Sportface.it – e quindi sono molto felice di averlo scritto. Le altre cose, come le esibizioni, il video musicale con Valerio Scanu e così via sono state belle, ma le facevo più perché mi veniva chiesto. Essere una ginnasta vuol dire essere consapevole, cosa che non sei a quell’età, di tutto quel che c’è da fare, dei tantissimi sacrifici che non sempre poi vengono ripagati con un bel risultato. Mentre all’inizio, quando sei una bambina pensi solo a divertirti, crescendo ti accorgi che diventa un lavoro e le cose si complicano.”

L’innegabile caratura internazionale non fa però dimenticare alla Ferrari i successi nazionali e le società che la sostengono ormai dall’inizio della carriera o da tanti anni. “Io innanzitutto sono dell’Esercito, ed un enorme grazie va a loro, che mi permettono di allenarmi qua a Brescia, dove ha sede la mia società, il Brixia,” ci tiene subito a sottolineare la Caporal Maggiore dell’Esercito. “Questo per me è importantissimo, sono a casa mia, mi posso allenare tranquillamente e ricevere un normale stipendio; inoltre sono qui col mio allenatore ed è decisivo potermi allenare con lui. Sono molto contenta.” Proprio con il Brixia e con Enrico Casella, la Ferrari ha vinto ben 21 titoli nazionali ai Campionati Assoluti ed addirittura 13 scudetti per la Serie A1, rendendo il Brixia la società italiana in assoluto più titolata. Ma in futuro cosa farà Vanessa? “Mi piacerebbe restare nell’ambiente della ginnastica, anche perché volente o nolente è difficile tirarsene fuori dopo averci passato tutta la vita. Non so di preciso cosa farò, ma resterò nella ginnastica. Ora però voglio concentrarmi solo sull’Olimpiade e non pensare al poi. Dopo di ciò vedremo quali altre gare fare, cosa decidere del mio futuro e cosa il mio fisico mi permetterà.”

SportFace