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ESCLUSIVA – Carolina Kostner: “Riparto da Ostrava e voglio superare i miei limiti”

Carolina Kostner - Foto Deneb7000 CC BY-SA 3.0

Venerdì 9 dicembre 2016, Dom Sportova di Zagabria, 49° Golden Spin, ultima tappa delle Challenger Isu Series. Stretta nel suo costume nero e blu, Carolina Kostner scende sul ghiaccio. Ci sono applausi, qualcuno urla. Poi cala il silenzio, spezzato infine dalle note rock di Bonzo’s Montreux di John Bonham e dei suoi Led Zeppelin. Comincia così la seconda parte della vita e della storia di Carolina Kostner, ‘Pattini d’oro’, la campionessa delle campionesse.

Una storia scritta con le lame sulle piste ghiacciate di tutto il mondo, tra medaglie e titoli che fino a quel momento il pattinaggio di figura italiano aveva solo potuto sognare: 9 titoli italiani (uno junior), 5 europei, uno mondiali, un bronzo alle Olimpiadi di Sochi. Un destino quasi inevitabile per questa ragazza che, nella dolcezza del sorriso, conserva la serenità delle montagne della sua Bolzano, città nella quale è venuta al mondo da mamma pattinatrice e papà giocatore e capitano della nazionale italiana di hockey su ghiaccio.

Sono passati quasi mille giorni dall’ultima gara, mille giorni in cui i tifosi sparsi per il mondo hanno solo potuto ammirarla negli spettacoli e sperare in un grande ritorno, al termine di una vicenda personale e dolorosa che ha visto schierarsi, al fianco della fuoriclasse altoatesina, lo stesso presidente del Coni, Giovanni Malagò; una vicenda che ha visto i colpevolisti separarsi dagli innocentisti e che ha interpellato le coscienze di ognuno di noi.

Ma la giustizia sportiva deve fare il suo corso e Carolina, abituata a rialzarsi trionfalmente dopo le cadute più rovinose, è scesa sul ghiaccio di Zagabria e ha vinto. Poi è scesa su quello di Egna e ha fatto il bis, volando sui 210.97 (rispetto al 196.23 di appena pochi giorni prima). Ha vinto come se non avesse mai smesso di farlo, (del resto, da quando non c’era lei non si erano più visti nemmeno angeli degni di essere chiamati tali) riprendendosi il posto che è sempre stato suo e lasciando le briciole perfino a medagliate mondiali del calibro di Gracie Gold, Alena Leonova e Elizaveta Tuktamysheva.

Appunto, le russe. Tutte lì, in fila e agguerrite, con in testa lei: la 17enne Evgenia Medvdeva, che guarda tutti dall’alto forte della sua doppietta Europeo-Mondiale nella passata stagione (quella di esordio tra i senior) e arrivata all’Europeo di Ostrava da favorita dopo aver dominato le tappe del Grand Prix (IL PROGRAMMA DEGLI EUROPEI). Ma se preoccupata dovesse essere, Carolina proprio non lo dà a vedere: “Nessuno deve temere nessuno, sono rientrata per seguire la mia passione e non per dimostrare qualcosa. Inoltrespiega la Kostner nell’intervista esclusiva a Sportface.it ho sempre nutrito grande rispetto nei confronti delle altre pattinatrici, partendo dal presupposto che nella vita c’è qualcosa da imparare da tutti. La competizione ti dà l’adrenalina necessaria, quello si, però, alla fine, la sfida è sempre con se stessi e con i propri limiti, non tanto con altre persone. Non faccio pronostici per questo Europeo, voglio divertirmi e vivere appieno quel momento, soddisfatta del cammino e del lavoro che è stato fatto in questi mesi”.

Un lavoro che l’ha portata a lavorare, dalla scorsa estate, al fianco del ‘guru’ russo Alexei Mishin, per migliorare ulteriormente la parte tecnica. Ad Ostrava, l’atleta delle Fiamme Azzurre gareggerà mercoledì mattina e venerdì pomeriggio e appare carica più che mai. “Mi sento bene, nel pieno di un periodo intensissimo ma bene. Il bello è che cerco sempre di far tesoro anche di quello che ho imparato nel periodo fuori dal ghiaccio e di creare una bella combinazione in vista delle competizioni, e sinora sono piuttosto soddisfatta. Mi sto allenando a San Pietroburgo che, al momento, è la località dove passo la maggior parte del tempo con il mio allenatore, il professor Mishin”.

L’atteso rientro e subito l’oro di Zagabria e di Egna. Carolina is back, e cosa può dare ancora al pattinaggio italiano e mondiale?
“Come mi capita spesso di dire, un’atleta non è un robot con il tasto on/off e bisogna fare i compiti con i propri limiti. Ma il bello della vita è anche quello di cercare di superarli, con la consapevolezza che nella mia carriera ho raggiunto ogni risultato che era nei miei sogni. Il mio desiderio è di continuare a trasmettere la mia arte e le mie emozioni con una passione ancora più matura e consapevole”.

Come hai vissuto il lungo periodo lontano dalle gare? Com’era Carolina quando è entrata in quell’immeritato vortice e quando ne è uscita?
“Durante l’anno di stop forzato dal punto di vista agonistico non mi sono mai fermata, e ho proseguito per allargare i miei orizzonti. Mi sono ritagliata i miei spazi, ho continuato a prepararmi fisicamente, ho vissuto un periodo nella splendida Roma e ho avuto modo di studiare danza classica, uno strumento fantastico per arricchire le prestazioni sul ghiaccio di quella morbidezza e armonia che solo il ballo può dare”.

In Italia sei il simbolo del pattinaggio di figura, risorta dalle tue stesse ceneri, e ogni bambina che si appresta ad indossare un paio di pattini pensa a te.
“Essere un esempio è molto bello e gratificante, ma comporta anche una grande responsabilità̀. Soprattutto oggigiorno, dove c’è tanto bisogno di motivazione e ispirazione tra i giovani. Mi piace pensare che, attraverso il mio impegno e il mio sport, io riesca a trasmettere alle nuove generazioni il messaggio che lo sport è qualcosa di bellissimo, se vissuto nel modo giusto. Pazienza, umiltà, passione e divertimento, perché le scorciatoie sono sempre dei vicoli ciechi. Se poi penso alle nuove leve italiane, il mio sogno più grande è che non debbano più̀ spostarsi all’estero sin da giovanissime per seguire la propria passione, ma possano trovare nella nostra magnifica Italia tutto ciò̀ che serve”.

Parliamo dei programmi, da Vivaldi ai Led Zeppelin (ma, del resto, ci hai abituato a simili cambi di registro…). Rispetto a quelli del passato, cosa pensi che dicano di te?
“La scelta della musica è un momento chiave di qualsiasi programma ed è un aspetto a cui mi dedico con particolare attenzione. Ascolto sempre molta musica e poi capita un estratto, una nota, un momento e la scelta si compie. Ogni musica che mi conquista dice qualcosa di me, dal momento che vivo, e mi piace sempre mescolare, modernità, grinta, arte e delicatezza”.

Mi racconti il momento in cui, finalmente, sei scesa sul ghiaccio di Zagabria e hai capito che l’incubo era davvero finito e che eri amata come e più di prima?
“E’ stata una grande emozione e devo dire che mi sono anche divertita. Questo è il bello dei momenti vissuti con la maturità dell’esperienza!”

Sei pronta ad affrontare questo intenso viaggio verso Pyeongchang 2018? Ci sarà sempre la leggenda Mishin a tenerti la mano?
“Le Olimpiadi rappresentano un momento unico per un atleta e, sicuramente, sono una motivazione in più. Le mie le ho vissute appieno e hanno lasciato un ricordo indelebile; per quanto riguarda la prossima chissà…un momento alla volta! Il professor Mishin è un allenatore che non ha bisogno di presentazioni, ha una storia alle spalle e una esperienza ai massimi livelli. Ma, soprattutto, ho avuto modo di conoscere una persona molto umana, impegnata, precisa e anche simpatica e spero naturalmente di proseguire con il suo supporto”.

Sui pattini dalla tenera età di 4 anni. Carolina senza il ghiaccio come sarebbe stata?
“Sinceramente non riesco a immaginare la mia vita senza il ghiaccio. Credo che fossi destinata a questo splendido sport, è nel mio Dna e la cosa bella è che, non avendo rimpianto alcuno del mio percorso, non ho mai pensato a una vita alternativa”.

Che ricordi hai della Carolina bambina che si affacciava al mondo delle prime gare?
“Come tutti i bambini, piena di sogni e soprattutto che si divertiva. Da bambini è tutto bellissimo, perché vivi solamente l’aspetto ludico e positivo anche di una gara, e si è meno preda di ansie e paure. Questo mi ha permesso di godermi ogni attimo, ed è tutto ben impresso nella memoria”.

Dal passato al futuro, senza specificare quando: pattini appesi al chiodo, e poi?
“L’arte non finisce mai, si evolve. A livello professionale voglio rimanere nell’ambito che ha caratterizzato la mia vita e trasmettere la mia esperienza ai giovani, alle prossime generazioni. Il mio desiderio è che l’Italia possa continuare a competere con le miglior nazioni in questa disciplina. Abbiamo un grande potenziale, ma bisogna tramandare le esperienze e le conoscenze acquisite in questo campo, che per l’Italia è relativamente nuovo”.

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