Editoriali

Al Portogallo “ripescato” è bastata una vittoria in 7 partite

L'esultanza del Portogallo - Foto Nazionale Calcio CC BY 2.0

Cristiano Ronaldo in lacrime. È questa l’immagine simbolo degli Europei. CR7 che piange di rabbia quando al 25esimo del primo tempo è costretto ad abbandonare il campo per infortunio. CR7 che piange di gioia al termine della partita vinta dal Portogallo con un gol di Eder nel secondo tempo supplementare.

“La squadra campione per decenni di calcio senza porte”, copyright Fabio Caressa, sale per la prima volta sul tetto d’Europa. E lo fa a modo suo. Con una sola partita vinta nei 90 minuti, una difesa all’italiana con un portiere, Rui Patricio, che ha fermato anche le mosche, e un collettivo di protagonisti.

“E’ stato l’Europeo delle squadre”, sottolinea in diretta su Sky Sport, Beppe Bergomi. L’Italia, la Germania, la Francia e il Portogallo, trascinato dal suo fuoriclasse Cristiano Ronaldo che si è rivelato un autentico uomo squadra. “Ha vinto Platini – graffia Federico Balzaretti durante “Il grande Match” su Rai1 – ha vinto una squadra ripescata. Il Portogallo era arrivato terzo nel girone”. La nuova formula del torneo continentale a 24 squadre voluta dall’ex presidente Uefa si è rivelata decisiva per il cammino della squadra di Santos.

“Gli Europei ci hanno insegnato poco tatticamente”, spiega l’ex ct dell’Under 21, Marco Tardelli. Diverse nazionali, Spagna in primis, sono arrivate “cotte”. La Liga si è decisa alla penultima giornata, Atletico e Real hanno giocato la finale di Coppa dei Campioni alla fine di maggio: tutto questo non ha aiutato la Roja ma non ha fermato Cristiano Ronaldo.

“Non è stato un Europeo bellissimo. Le nazionali si allenano appena 30 giorni in un anno – attacca Arrigo Sacchi – non possiamo aspettarci grandi novità tattiche. Ho detto sempre che il mio Parma era superiore come qualità di gioco all’Italia che arrivò in finale nel 1994”. Il rammarico dell’ex ct azzurro è per le tre squadre che avevano “uno stile” di gioco riconoscibile: la Spagna, l’Italia e la Germania. Alla compagine di Loew è mancato, oltre a un centravanti di ruolo, il tradizionale furore agonistico teutonico, prosegue Sacchi, che sottolinea il flop del Belgio: “Ha dimostrato di non essere una squadra”.

L’uomo che ha rivoluzionato il calcio italiano è anche un esperto di botanica e paragona l’Italia di Conte per la sua solidità a una “quercia”. “Siamo usciti per un rigore, la Germania ha giocato la sua peggiore partita con noi”. Ma c’è da sottolineare un miglioramento sotto il profilo della cultura sportiva. “Nel ’70 dopo la sconfitta in finale contro il Brasile di Pelè, l’Italia fu accolta dai pomodori. Stavolta la nazionale è stata apprezzata nonostante la sconfitta”.

La vittoria del Portogallo? “L’uscita dal campo di Cristiano Ronaldo ha dato ancora più forza ai suoi compagni. Ha vinto una squadra di grande esperienza e pazienza. E la pazienza è una virtù”. La virtù dei forti.

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